Geopolitica

Il commissario alla Difesa Kubilius rilancia su un esercito europeo per sostituire gli USA

Il commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, ha rilanciato in questi giorni il dibattito su un esercito per sostituire i 100.000 militari americani dispiegati in Europa. Parlando domenica alla conferenza Folk och Försvar in Svezia, Kulius, ha affermato che l’UE dovrebbe prendere in considerazione l’istituzione di una forza militare permanente di almeno 100.000 soldati e rivedere i processi politici che regolano la difesa.

Le dichiarazioni di Kubilius giungono mentre aumentano i segnali di disimpegno e anche di aperta ostilità da parte dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump come dimostrato non solo dalla Strategia di sicurezza nazionale pubblicata a novembre, ma anche dalle minacce dello stesso tycoon di non escludere l’impiego della forza per acquisire la Groenlandia.

“Gli Stati Uniti sarebbero militarmente più forti se avessero 50 eserciti a livello statale invece di un unico esercito federale?”, ha affermato domenica durante una conferenza sulla sicurezza svedese . “Cinquanta politiche di difesa e bilanci per la difesa statali a livello statale, invece di un’unica politica e bilancio di difesa federale?”

“Se la nostra risposta è ‘no’, gli USA non saranno più forti, allora cosa stiamo aspettando?”, ha affermato.

Secondo il commissario europeo ed ex premier lituano, la prontezza della difesa europea dipende da tre pilastri: maggiori investimenti nella capacità produttiva; istituzioni preparate e organizzate; e la volontà politica di dissuadere e, se necessario, combattere.

Secondo lui, il semplice aumento dei finanziamenti per l’attuale sistema di difesa europeo non basterà a soddisfare tali requisiti, in parte a causa della mancanza di unità.

“Dobbiamo iniziare a investire i nostri soldi in modo tale da poter combattere come Europa, non solo come un insieme di 27 ‘eserciti bonsai’ nazionali”, ha affermato, prendendo in prestito una frase dell’ex Alto rappresentante dell’UE Josep Borrell.

L’Europa potrebbe invece creare – “come Jean-Claude Juncker, Emmanuel Macron e Angela Merkel avevano già proposto 10 anni fa” – una potente e permanente “forza militare europea” di 100.000 soldati, ha affermato.

Il Commissario UE ha precisato che per risolvere la questione della volontà politica sarebbe necessario istituire un vero e proprio Consiglio di sicurezza europeo. “Il Consiglio di sicurezza europeo potrebbe essere composto da membri permanenti chiave, insieme a diversi membri a rotazione, tra cui lo Stato membro che presiede il Consiglio”, ha aggiunto il commissario UE, precisando che al Consiglio si potranno aggiungere i vertici dell’UE, ovvero i presidenti della Commissione e del Consiglio.

Nel suo intervento, il commissario UE non ha aperto le porte di un futuro Consiglio di sicurezza anche al Regno Unito che sempre di più sta collaborando con i partner europei in un rilancio dei rapporti dopo la Brexit.

Per Kubilius il Consiglio sarebbe composto da circa 10-12 membri, con il compito di discutere le questioni più importanti in materia di difesa, ma anche preparare rapidamente decisioni importanti.

Gli ordinativi industriali nella Germania, da tempo in difficoltà, hanno registrato a sorpresa un forte aumento a novembre, trainati dalla maggiore domanda di equipaggiamenti per la difesa mentre l’Europa si affretta a riarmarsi, secondo i dati ufficiali diffusi giovedì (8 …

Nessuna violazione dei Trattati o sostituzione NATO

Kubilius ha affrontato il tema della Difesa UE in termini più istituzionali in una recente intervista all’ECA Journal, nella quale ha chiarito che l’obiettivo dell’Unione non è quello di sostituirsi alla NATO né di centralizzare la difesa europea in violazione dei Trattati.

“Stavamo cercando di costruire una visione e un approccio che non competessero con la NATO, ma che portassero un valore aggiunto alla NATO e agli Stati membri dell’UE”, ha spiegato, sottolineando come l’Alleanza resti il quadro di riferimento per la pianificazione militare e la definizione degli obiettivi di capacità.

La differenza, secondo il Commissario, sta negli strumenti: “La NATO definisce tutti gli obiettivi di capacità e i piani di difesa, ma non può raccogliere fondi per realizzarli. L’Unione europea, invece, può mettere in campo strumenti di politica industriale”. In questa logica, la difesa europea non passa da un comando militare unico, ma da una maggiore integrazione industriale e finanziaria, attraverso “coalizioni di capacità” e meccanismi di cooperazione tra Stati membri disposti a sviluppare insieme capacità come carri armati, munizioni, droni o nuovi sistemi d’arma.

Kubilius ha riconosciuto che, a differenza di settori come lo spazio, “nella difesa non abbiamo ancora veri progetti paneuropei”, richiamando anche il fallimento storico della Comunità europea di difesa negli anni Cinquanta. Un’eredità che pesa ancora oggi, perché “gli Stati membri sono responsabili della propria difesa: è un loro diritto sovrano, sancito dai Trattati”, ha detto, assicurando che “la Commissione non sta cercando di cambiare questo principio”.

Allo stesso tempo, però, il Commissario ha indicato una direzione di marcia di lungo periodo, osservando che l’Unione, crisi dopo crisi, “si è evoluta in modo organico verso una maggiore integrazione” e che non vi sono ragioni per escludere “una maggiore integrazione anche nel settore della difesa”.

Una traiettoria resa più urgente dal contesto transatlantico: “Dobbiamo anticipare che gli Stati Uniti ridurranno la loro presenza militare in Europa. Dobbiamo essere pronti a sostituirli”, ha affermato, ribadendo che il rafforzamento del pilastro europeo della NATO è ormai una responsabilità politica inevitabile per gli Stati membri.

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