Il capo della polizia sull’arresto per l’omicidio di Rogoredo: «Ormai Cinturrino ex poliziotto: nessun agente opera fuori dalle regole»
Il fermo che scuote la divisa: omicidio e accuse di inquinamento delle prove
Il caso del boschetto di Rogoredo non resta confinato alle aule giudiziarie: diventa una ferita istituzionale. Dopo il fermo di Carmelo Cinturrino, assistente capo accusato di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri, 28 anni, e di inquinamento delle prove, la reazione dei vertici è netta. A parlare è il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, che rivendica l’arresto come prova di “sanità” dell’istituzione: la Polizia, dice in sostanza, non copre chi tradisce la divisa.
Pisani: «Ormai ex poliziotto. Anzi: un delinquente»
La frase che resta addosso, per peso e scelta lessicale, è quella con cui Pisani prende le distanze senza ambiguità: Cinturrino è «un ex appartenente alla Polizia di Stato», e il Capo della Polizia aggiunge: «anzi lo definirei un delinquente». È una scomunica pubblica che punta a separare il singolo dall’istituzione: la “buona immagine” evocata da Pisani è quella dei colleghi investigatori della Questura di Milano, indicati come il volto credibile dell’amministrazione.
Fiducia pubblica come posta in gioco: «Dobbiamo essere un punto di riferimento»
Nelle parole del Capo della Polizia la questione non è solo interna: riguarda la fiducia quotidiana dei cittadini. Pisani insiste sul fatto che la Polizia debba essere «punto di riferimento per la nostra collettività» e che il cittadino debba poter confidare nel suo operato. Il messaggio è semplice e politicamente sensibile: la credibilità si difende non con le parole, ma mostrando che l’istituzione sa colpire i propri uomini quando sbagliano.
«Nessun agente opera fuori dalle regole»: la linea di demarcazione tra divisa e abuso
Pisani mette a verbale un principio di rigore assoluto: «a nessun poliziotto è consentito operare al di fuori delle regole, giuridiche e deontologiche». Nel racconto giudiziario richiamato nell’articolo, il caso Rogoredo è quello in cui, secondo i pm, Cinturrino avrebbe sparato a un uomo in fuga e poi avrebbe “piazzato” una pistola sul cadavere. È qui che la dichiarazione del vertice diventa una cornice: l’istituzione prova a circoscrivere l’episodio come tradimento individuale, non come prassi tollerata.
Stato di diritto “concreto”: dignità e integrità fisica come dovere operativo
Pisani lega l’identità professionale a un’idea non negoziabile: lo Stato di diritto non è teoria, ma metodo di lavoro. E lo traduce in una formula che alza l’asticella anche nelle “piazze” più difficili: «Il rispetto della persona umana, dell’integrità fisica e della sua dignità è un dovere assoluto». Un dovere, sottolinea, che vale anche verso chi commette reati: «va esercitato nei confronti di chiunque e garantito a colui che commette un reato».
Non solo Cinturrino: altri agenti sotto accusa e provvedimenti disciplinari annunciati
Le indagini, per come riportato, non si fermano al presunto autore dell’omicidio. Altri agenti risultano coinvolti e finiscono “sotto i riflettori” per ipotesi di favoreggiamento e omissione di soccorso. Pisani annuncia che «all’esito di queste indagini saranno presi i dovuti provvedimenti disciplinari» nei confronti degli altri soggetti coinvolti e che hanno reso interrogatorio.
Ispezioni interne e tempi: la scelta di non sovrapporsi alle indagini
Sul fronte interno, Pisani chiarisce anche la tempistica: l’attività ispettiva non sarebbe partita subito per evitare sovrapposizioni investigative e il rischio di danneggiare le indagini. Ora però, con il quadro in evoluzione, la risposta promessa è ferma e orientata a un obiettivo dichiarato: fare chiarezza «senza attenuanti e con estremo rigore professionale», rivendicando la trasparenza della Questura di Milano come «esempio per tutti».
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