I Carabinieri ora rischiano il crac. Bomba da 66 milioni sull’Arma

(di Francesca Mariani) – «In questo momento non me la sento di commentare». Sono le parole di Giuseppe Gulotta, ex muratore di Certaldo (Firenze), vittima di uno degli errori giudiziari più gravi della storia della Repubblica, che raggiunto da Il Tempo non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla richiesta di risarcimento da 66 milioni di euro.

I legali dell’uomo, che ha trascorso 22 anni di carcere ingiusto perché accusato della strage di Alcamo, hanno preparato una nuova richiesta di risarcimento pari a 66.247.839,20 euro, in cui vengono conteggiati tutti i danni non patrimoniali (morale ed esistenziale). Nell’atto, che verrà depositato al tribunale di Firenze dagli avvocati Baldassare Lauria e Pardo Cellini che hanno assistito Gulotta sin dal processo di revisione, viene citata l’Arma dei carabinieri per responsabilità penale, oltre alla presidenza del Consiglio. Gulotta, insieme ad altri 3 giovani alcamesi, nel 1976 fu accusato della strage che costò la vita a due carabinieri uccisi all’interno della caserma di Alcamo Marina in provincia di Trapani. I quattro furono condannati.

In particolare, l’allora diciottenne Gulotta fu condannato all’ergastolo. Ma anni dopo, grazie alle dichiarazioni di un ex brigadiere dei carabinieri, il caso fu riaperto. Nel frattempo erano trascorsi 22 anni. Nelle dichiarazioni rese ai giudici del tribunale di Trapani, il militare spiegò che i 4 ragazzi condannati non c’entravano nulla con la morte dei carabinieri.

Inoltre, spiegò che le loro confessioni furono estone con torture e violenze indicibili. A marzo 2012 Gulotta fu assolto dalla corte d’Appello di Reggio Calabria che stabilì come la confessione venne estorta con sevizie e torture da parte dei militari dell’Arma dei carabinieri. Gulotta, quindi, ottenne
un primo risarcimento di 6,5 milioni di euro per ingiusta detenzione, la cifra più alta che lo Stato italiano abbia mai sborsato per riparare a un errore giudiziario. Nella nuova richiesta, però, i legali dell’uomo sì rivolgono direttamente all’arma perchè «è stata la stessa Cassazione a dire di rivolgerci all’Arma per il risarcimento del danno subito per le torture, perché il giudice è stato indotto nell’errore dalla falsa confessione estorta»,
ha spiegato a La Nazione l’avvocato Baldassare Lauria. «Si tratta della prima volta in duecento anni di storia che l’Arma dei carabinieri viene citata per responsabilità penale», ha aggiunto il legale sottolineando che nell’atto che verrà depositato «ci sono due aspetti: il primo riguarda la responsabilità dello Stato come
tale per non aver codificato negli anni il reato di tortura. Il secondo profilo è quello che attiene agli atti di tortura posti in essere in una sede istituzionale da personale appartenente all’Arma che ha generato un gravissimo errore giudiziario».


«L’Italia – ha spiegato l’avvocato Baldassarri parlando con Adnkronos – nel 1984 firmò la convenzione di NewYork per la prevenzione della tortura in cui si impegnava a codificare il reato e, quindi, a predisporre una serie di strumenti per prevenirla. Ma è stato codificato soltanto nel 2016, cioè, a una distanza siderale rispetto a11’84. Nelle more è intervenuta anche la Corte europea dei diritti dell’uomo in merito ai fatti di Genova, condannando l’Italia per non aver previsto strumenti di prevenzione e il reato di tortura». L’azione ha, quindi, due destinatari. Da un lato, ha concluso il legale, «l’Arma e dall’altro la Presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto rappresentante dello Stato che ha omesso di adempiere agli ordini internazionali».

Il Tempo