Guerriglia urbana a Torino, Crosetto: “Sono come le Brigate Rosse”
Il post su X dopo la visita al Comando dei Carabinieri
“Sono stato per una breve visita al Comando Provinciale dei Carabinieri a Torino”. Inizia così il post pubblicato su X dal ministro della Difesa Guido Crosetto, dopo l’incontro con alcuni militari rimasti coinvolti negli scontri scoppiati in città durante la guerriglia urbana attribuita a militanti vicini ad Askatasuna.
“Oltre mille persone organizzate militarmente”
Nel suo intervento Crosetto parla senza mezzi termini di oltre 1000 persone, descritte come organizzate militarmente e divise in due grandi blocchi, con una strategia da guerriglia urbana. Un quadro che, secondo il ministro, esclude qualsiasi assimilazione a una protesta o manifestazione tradizionale.
Bombe carta, molotov e jammer: l’elenco degli strumenti
Il post entra nel dettaglio degli strumenti utilizzati: bombe carta piene di chiodi, molotov, jammer per impedire le comunicazioni tra le forze dell’ordine, spranghe di ferro, scudi, maschere, occhiali di protezione, maschere antigas, caschi e perfino catapulte per lanciare pietre enormi. Un equipaggiamento che Crosetto definisce incompatibile con qualsiasi forma di dissenso civile.
“Non sono manifestanti, sono guerriglieri”
La definizione è netta: “Non sono manifestanti, sono guerriglieri”. Nel post, il ministro parla di bande armate con un obiettivo preciso: colpire lo Stato e chi lo serve, sottolineando come il bersaglio non sia un governo in carica ma le istituzioni della Repubblica.
Nessuna giustificazione possibile
Crosetto prende posizione anche sul piano politico e culturale: “Supportarli, accettarli, giustificarli, cercare di sminuire è, a mio avviso, inaccettabile”. Un passaggio che punta direttamente contro ogni tentativo di relativizzare o normalizzare quanto accaduto.
Il richiamo agli anni del terrorismo
Il riferimento storico è esplicito e pesante: secondo il ministro, questi gruppi devono essere combattuti come furono combattute le Brigate Rosse, e non considerati come “compagni che sbagliano”. Un parallelo che richiama gli anni più drammatici del terrorismo interno.
“In gioco non c’è una parte politica, ma la Repubblica”
Il post si chiude con un appello all’unità: “Il giudizio di fronte a questi fatti deve vederci tutti uniti come lo furono le forze politiche negli anni del terrorismo”. Per Crosetto, la posta in gioco è chiara: non una battaglia di parte, ma la difesa della Repubblica Italiana.
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