Guardia Costiera, il paradosso giuridico: quando l’atto resta dovuto
Il Decreto Legge sugli “atti giudiziari dovuti”
È all’esame del Parlamento lo schema di Decreto Legge destinato a tutelare gli appartenenti alle Forze di Polizia rispetto agli “atti giudiziari dovuti” derivanti da eventi verificatisi durante il servizio. Il provvedimento si colloca nel perimetro delle attività operative svolte in condizioni di rischio, affrontando il tema delle conseguenze giuridiche connesse agli interventi istituzionali.
La questione della Guardia Costiera
Nel dibattito che accompagna il percorso legislativo emerge la posizione della Guardia Costiera, che non dispone della qualifica di Pubblica Sicurezza. La tematica riguarda l’inquadramento normativo del personale e il possibile impatto delle nuove disposizioni sul sistema complessivo delle garanzie previste per gli operatori dello Stato.
Polizia Giudiziaria e Pubblica Sicurezza
Gli appartenenti al Corpo rivestono la qualifica di Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria, ma non quella di Pubblica Sicurezza. Una distinzione che assume rilievo nel contesto di interventi normativi orientati alla tutela del personale impegnato in attività di controllo, sicurezza e soccorso.

Le osservazioni di Antonello Ciavarelli
Sulla questione interviene Antonello Ciavarelli, 1° Luogotenente della Guardia Costiera e Coordinatore SIULM Marina, che collega direttamente il Decreto Legge al tema dell’equilibrio tra Corpi dello Stato:
“La Guardia Costiera non solo non vede ancora riconosciuta la qualifica di Pubblica sicurezza che permetterebbe di tutelare il proprio personale e operare meglio a favore dei cittadini, ma, con questo Decreto Legge, rischia anche di creare disparità tra le forze di polizia italiane, con ‘figli e figliastri’.”
Il passaggio evidenzia la preoccupazione per un possibile effetto differenziato delle tutele previste dal provvedimento, alla luce delle diverse qualifiche giuridiche attribuite agli operatori.
Il tema delle tutele e delle funzioni
Nel merito delle richieste, Ciavarelli sottolinea la necessità di un intervento istituzionale mirato:
“Oggi non solo gli operatori della Guardia Costiera sono Ufficiali ed Agenti di polizia Giudiziaria, ma non di Pubblica sicurezza, e con questo Decreto Legge al danno si unirebbe la beffa.”
Un’affermazione che richiama il rapporto tra funzioni esercitate, responsabilità operative e garanzie normative.
Il confronto con la Commissione Difesa
La problematica, secondo quanto dichiarato, sarebbe già stata oggetto di interlocuzione parlamentare:
“Avevo già rappresentato tale questione ai Parlamentari della Commissione Difesa della Camera del gruppo di Fratelli d’Italia.”
Il riferimento segnala un percorso di confronto istituzionale avviato sul tema delle qualifiche e delle tutele del personale.
Il richiamo alle istituzioni
Nel quadro del dibattito legislativo, Ciavarelli formula un appello diretto:
“Pertanto si richiama alla responsabilità il Governo, il Parlamento e le Amministrazioni, al solo fine di riconoscere tali funzioni alla Guardia Costiera.”
E precisa le possibili ricadute del riconoscimento richiesto:
“Ciò consentirebbe un passaggio fondamentale affinché fisiologicamente si possano trovare soluzioni nei Decreti Sicurezza e finalmente vedere tutelati i Guardia coste sotto l’aspetto giuridico e fisico, nonché ottenere un aumento della sicurezza a favore della comunità!”
Sicurezza e attività operative
Le dichiarazioni collegano il profilo normativo alle attività svolte quotidianamente dal personale:
“Tali situazioni conseguenti alle attività di sicurezza e soccorso non sono più tollerabili!”
Un passaggio che pone l’accento sulle condizioni operative e sui rischi associati ai compiti istituzionali.
L’auspicio di una mobilitazione parlamentare
In conclusione, Ciavarelli richiama l’attenzione del legislatore:
“Per questo si auspica una mobilitazione di tutti quei parlamentari che, con sensibilità indistinta, abbiano a cuore le donne e gli uomini che in divisa rappresentano la Nazione.”
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