Governo incontra sindacati di polizia e forze armate, ma non convince. Restano timori su pensioni, organici e contratti
Governo-sindacati delle divise, scontro sulla sicurezza: «Occasione persa», «misure parziali», «il Re è nudo»
Palazzo Chigi convoca le divise: il governo rivendica «attenzione e impegno»
La riunione a Palazzo Chigi tra governo, organizzazioni sindacali e rappresentanze del personale delle Forze armate e del Comparto sicurezza e soccorso pubblico è stata presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Al tavolo, per l’esecutivo, erano presenti – secondo quanto si apprende – il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, i sottosegretari alla Difesa Matteo Perego di Cremnago e alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove, il consigliere per i Rapporti con le parti sociali del presidente del Consiglio Stefano Caldoro e rappresentanti del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.
Presenti le organizzazioni sindacali rappresentative del personale delle Forze armate, dei Corpi di polizia e dei Vigili del fuoco.
Fonti governative riferiscono che l’esecutivo ha ribadito l’attenzione e l’impegno ad accogliere le principali richieste del personale in divisa. In particolare, «sono stati affrontati i temi della valorizzazione delle carriere, dell’età pensionabile e delle misure di previdenza dedicata, dei tempi di liquidazione del trattamento di fine servizio, del turn over e degli interventi volti a rafforzare ulteriormente la tutela e la sicurezza del personale».
Sul fronte delle risorse, il governo ha sottolineato che la legge di bilancio 2026 «conferma le risorse aggiuntive per difesa e sicurezza stanziate negli anni scorsi» e che «nuovi spazi potranno liberarsi se – come si auspica – si chiuderà positivamente la procedura europea sugli squilibri di bilancio».
Quanto al rinnovo contrattuale 2025-2027, l’esecutivo «ha ribadito l’impegno a una convocazione immediata delle rappresentanze sindacali delle forze di polizia non appena le stesse avranno completato le procedure interne necessarie a definire le quote di rappresentanza».
Cgil e Silp: «Occasione persa, nessuna soluzione concreta né risorse aggiuntive»
Sul versante sindacale, la lettura è diametralmente opposta. Cgil e Silp Cgil parlano apertamente di appuntamento mancato:
«Oggi la riunione a Palazzo Chigi con i sindacati e i rappresentanti delle forze di polizia e delle forze armate si è rivelata un’occasione persa. Non sono state presentate soluzioni concrete né risorse aggiuntive per le lavoratrici e i lavoratori in divisa».
Per i due sindacati, l’incontro «conferma l’assenza di un’adeguata attenzione del governo nei confronti del mondo del lavoro, specialmente nei settori della sicurezza, della scuola e della sanità, dove i tagli sono ormai una triste realtà. Per non parlare delle pensioni».
La segretaria confederale Cgil Lara Ghiglione denuncia lo scarto tra parole e fatti:
«Le parole spese oggi dai rappresentanti del governo, purtroppo, non si sono tradotte in fatti. Non possiamo accettare che ministri e sottosegretari si limitino a una semplice analisi della situazione, che conosciamo fin troppo bene. Le promesse fatte da Piantedosi, Giorgetti e Zangrillo devono tradursi in azioni concrete, ma oggi ci troviamo ancora una volta di fronte a un nulla di fatto».
Straordinari non pagati e pensioni al palo: l’affondo del Silp Cgil
Durissimo anche il segretario generale del Silp Cgil, Pietro Colapietro, che mette al centro contratto, pensioni e straordinari:
«È inaccettabile che il nostro contratto, scaduto da un anno, non riceva alcun rinnovo e che si continui a non affrontare il tema delle pensioni».
Sul nodo dell’età pensionabile, Colapietro denuncia l’assenza di impegni chiari:
«Anche sull’aumento dell’età pensionabile, ci saremmo aspettati un impegno chiaro per impedirlo, ma nulla è stato fatto».
Il segretario punta poi il dito sulla distribuzione delle risorse:
«Le uniche risorse stanziate riguardano le Olimpiadi invernali, mentre non viene stanziato neppure un euro per il ritardo di due anni nel pagamento dello straordinario emergente dei poliziotti. È evidente che, senza un piano concreto e senza risorse, raggiungere qualsiasi obiettivo è impossibile».
Per Ghiglione, il problema è più ampio e strutturale:
«Il governo dimostra ancora una volta di essere disattento alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori. Questa indifferenza verso i bisogni reali delle persone rappresenta una chiara mancanza di rispetto. Gli attuali tagli non colpiscono solo il comparto della sicurezza, ma compromettono il futuro della scuola e della sanità, mettono a rischio la stabilità di interi settori fondamentali per il nostro Paese».
Da qui l’annuncio di mobilitazione:
«In questo contesto – conclude Colapietro – non possiamo rimanere in silenzio. Per queste ragioni, come Silp Cgil e come poliziotti parteciperemo allo sciopero del 12 dicembre, liberi dal servizio. È un chiaro segnale di protesta e unità, che deve richiamare l’attenzione sulla necessità urgente di investire nel personale in divisa e nel suo valore».
Carceri, Uilpa: più posti detentivi, ma senza agenti e con turni da 26 ore
Per la Polizia penitenziaria, il segretario della Uilpa, Gennarino De Fazio, mette in guardia su un doppio fronte: metodo e numeri.
Da un lato ricorda che «la legge richiede la convocazione del Comparto Sicurezza e Difesa prima della deliberazione del ddl Bilancio», rimarcando quindi le criticità procedurali.
Dall’altro, De Fazio richiama Mantovano al suo stesso piano di edilizia penitenziaria, che prevede di aggiungere alle carceri 10.962 nuovi posti entro il 2027, «ma nulla pianifica sui 6.094 agenti in più che quel piano richiederebbe».
A fronte di questa esigenza, le 2.000 nuove assunzioni annunciate vengono giudicate largamente insufficienti e con ricadute pesanti sulle condizioni di lavoro:
gli agenti, denuncia Uilpa, vengono «costretti a rimanere in servizio per 26 ore continuative, senza garantire loro il pagamento degli straordinari».
Siap e Anfp: «Dialogo apprezzato, ma misure parziali e rinviate»
Una posizione articolata arriva da SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia) e ANFP (Associazione Nazionale Funzionari di Polizia).
In una nota congiunta, il segretario generale del Siap Giuseppe Tiani e il segretario dell’Anfp Enzo Letizia riconoscono il valore del confronto, ma bocciando nel merito la manovra.
«Le scriventi organizzazioni hanno apprezzato la convocazione odierna a Palazzo Chigi, per l’opportunità di confronto con il Governo in vista della fase finale della discussione sulla legge di bilancio. Il dialogo rimane un elemento essenziale nelle relazioni tra istituzioni, sindacati di polizia e rappresentanze del personale, soprattutto in un momento di criticità e attenzione dei cittadini e della politica sul tema della sicurezza pubblica».
Ma subito dopo arriva la stoccata:
«Tuttavia, non possiamo dirci soddisfatti sul piano delle misure e delle tempistiche annunciate con la manovra. Le misure prospettate appaiono parziali e rinviano nel tempo, senza affrontare in modo compiuto le questioni che riguardano le contingenze del personale della Polizia di Stato e del Comparto Sicurezza».
Specificità, organici e previdenza dedicata: «Temi attesi da anni ancora rinviati»
Tiani e Letizia mettono in fila i dossier che, a loro giudizio, restano irrisolti:
«Si rinvia nuovamente la definizione di interventi congrui sulla specificità, così come un adeguamento straordinario dell’organico e l’avvio della previdenza dedicata, temi attesi da anni da donne e uomini impegnati quotidianamente nella sicurezza del Paese».
Nel mirino anche la dirigenza di polizia:
«Non c’è nessun ulteriore finanziamento per l’area negoziale della dirigenza di polizia nonostante gli impegni presi da parte del governo lo scorso agosto».
«Preminente la componente militare»: l’allarme su ruolo e assetti della sicurezza interna
Particolarmente critica la lettura del metodo scelto per la convocazione. Per SIAP e ANFP, l’incontro di Palazzo Chigi lancia un “segnale politico e ordinamentale” preoccupante:
«Non possiamo non esprimere preoccupazione per il segnale politico e ordinamentale che emerge dalla forma irrituale della convocazione, nella quale è risultata preminente la componente militare».
Secondo i sindacati, «questa impostazione rischia di attribuire un ruolo prevalente alle Forze armate nelle dinamiche della sicurezza interna, ridimensionando la funzione di garanzia dei diritti e delle libertà, esercitate dalla Polizia di Stato e dalla Polizia Penitenziaria quali amministrazioni civili titolari della gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica sul territorio e dell’esecuzione della pena nel rispetto dei principi costituzionali e dall’ordinamento».
La sicurezza interna, insistono Tiani e Letizia, «è presidio democratico, civile e di prossimità, va riconosciuta e sostenuta con investimenti, risorse e scelte coerenti».
Da qui l’impegno a proseguire la pressione sul Parlamento:
«SIAP e ANFP continueranno a rappresentare con determinazione le istanze del personale affinché nel prosieguo dell’iter legislativo si possa arrivare a soluzioni concrete e rispettose del ruolo che il personale della Polizia svolge ogni giorno al servizio del Paese».
Unarma: «Incontro deludente, il Re è nudo. Solo uno spot del governo»
Durissimo il giudizio di Unarma, che bolla la riunione come «un incontro deludente» che «non risponde alle reali esigenze del comparto difesa e sicurezza».
Secondo l’organizzazione, il confronto di Palazzo Chigi «non risponde in alcun modo ai problemi della crescita professionale, della previdenza e della liquidazione pensionistica oggi prevista dopo anni di attesa, nonché alla endemica carenza di personale».
La fotografia è tranchant:
«Oggi il Re è nudo! Aspettavamo di vedere le carte – afferma Nicolosi – e adesso che le abbiamo viste non è uscito nulla di buono, tutto rimandato nel tempo».
Pensionamenti, organici e formazione: «Contrazione dei servizi e nessuna previdenza complementare»
Unarma attacca anche sul fronte delle risorse e della programmazione:
«Le esigue risorse (già stanziate e non sufficienti) per il contratto e risposte non convincenti su altre tematiche. La propaganda sulle cospicue risorse per il comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico si scontrano con la concretezza».
In prospettiva, il quadro delineato è allarmante:
«C’è poi il nodo degli organici – prosegue Nicolosi – perché nel prossimo triennio sono previsti migliaia di pensionamenti e le assunzioni non coprono questi numeri, dunque avremo una contrazione del personale e dei servizi di sicurezza e del soccorso offerti ai cittadini».
Sotto accusa anche la formazione e la previdenza:
«Infine, ma non meno importante, sono state previste poche risorse per investimenti nella formazione e nessuna risorsa per la previdenza – dedicata/complementare – ovvero per assicurare il giusto tenore di vita al termine dell’attività lavorativa».
Nicolosi denuncia inoltre un vuoto sul terreno dei diritti sindacali:
«Men che meno si è parlato di diritti e nuovi diritti con aggiustamento delle norme sulla rappresentanza sindacale».
Per Unarma, l’esito dell’incontro conferma i timori della vigilia:
«Una riunione che, come temevamo, si è trasformata solo in un gigantesco spot del governo che sulla sicurezza e sul soccorso continua a fare solo proclami».
Da qui l’annuncio di una possibile mobilitazione:
«Pertanto, Unarma, se non sarà modificata l’attuale previsione di spesa sul contratto di lavoro e avviata la previdenza complementare, inizierà una mobilitazione al fine di far comprendere a tutto l’arco parlamentare e a tutti i cittadini che la sicurezza ha bisogno di risorse vere e non di proclami».
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