Gli USA rilanciano la corsa ai droni: impatti su acquisizioni e strategia militare italiana
La strategia americana sui droni
Il Pentagono ha annunciato un massiccio investimento nei droni: l’esercito statunitense punta a produrre 1 milione di droni entro pochi anni. Questi non sono più “gioielli tecnologici” costosi e rari, ma munizioni intelligenti usa-e-getta da moltiplicare: «Ogni drone perso in volo è un dato raccolto, un esperimento sul campo». Nel budget FY2025 il Dipartimento della Difesa USA ha stanziato oltre 10,1 miliardi di dollari per acquisizione e sviluppo di sistemi UAV. Programmi chiave come Replicator prevedono sciami autonomi ed economici capaci di saturare aree contestate (ad es. lo Stretto di Taiwan), garantendo superiorità ISR e capacità d’attacco.
Impatto sulle acquisizioni italiane
Le Forze Armate italiane stanno già integrando droni USA avanzati nella propria flotta. L’Aeronautica Militare possiede MQ-9 Predator B (blocco 5), e il DSCA ha autorizzato nell’agosto 2024 la possibile vendita di 6 nuovi MQ-9 Block 5. Questo pacchetto, da 738 milioni di dollari, comprende 6 droni MQ-9A, stazioni di controllo terra e sensori avanzati, raddoppiando la flotta italiana da 7 a 13 velivoli. Nel Documento Programmatico 2024-2026 l’Italia ha previsto anche l’acquisto di altri 2 Predator MQ-9A. È noto che l’Italia aveva già richiesto armamento per i suoi MQ-9: ad esempio, nel 2015 fu autorizzata la fornitura di missili AGM-114 Hellfire e bombe guidate. Complessivamente, secondo l’Osservatorio Mil€x tra il 2019 e il 2022 il Parlamento ha approvato 5 programmi droni per oltre 2,5 miliardi di euro (più altri ~0,25 miliardi nel 2024).
Strategia italiana di deterrenza
Il DPP 2024-2026 ribadisce che l’Italia non può limitarsi alla sola “gestione delle crisi” ma deve potenzialmente affrontare anche un conflitto ad alta intensità. La Difesa italiana punta a tre funzioni principali: difesa dello Stato (inclusa la dissuasione) e tutela degli interessi strategici nazionali ovunque minacciati. L’innovazione tecnologica è al centro dei piani: sono stati stanziati centri di ricerca congiunti per IA e tecnologie emergenti. Sul fronte difensivo si prevede uno scudo aereo nazionale con sensori avanzati e, in prospettiva, uno stormo di droni armati per intercettare gli intrusi. Si studiano inoltre sistemi laser anti-drone e una rete integrata con gli alleati europei.
Considerazioni geopolitiche
L’Italia deve contemperare il legame strategico con la NATO/USA e la ricerca di autonomia europea. Rafforza l’interoperabilità con gli alleati integrando sistemi statunitensi (MQ-9 Predator) e partecipando a programmi multinazionali come Eurodrone e GCAP, ma allo stesso tempo costruisce partnership industriali: per esempio la joint venture italo-turca LBA Systems (Leonardo–Baykar) per sviluppare droni avanzati. In sede NATO l’Italia ha confermato l’impegno al 5% del PIL alla Difesa entro il 2035, riconoscendo che la nuova realtà strategica USA e la rivoluzione tecnologica impongono risposte condivise.
Di Col. (ris.) della Guardia di Finanza
Dott. Sergio De Santis
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