Difesa

GCAP, rivoluzione della Difesa e “Dome nazionale”: Crosetto ridisegna il futuro militare dell’Italia

 

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha indicato che Germania e Australia potrebbero unirsi al Global Combat Air Programme (GCAP), il progetto di caccia di sesta generazione sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone. In un’audizione alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame del documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2025-2027, il ministro ha spiegato che “in futuro la Germania potrebbe unirsi a questo progetto”, precisando che anche l’Australia avrebbe manifestato interesse. La possibile apertura arriva in un momento in cui l’altro grande programma europeo, il Future Combat Air System (FCAS) franco-tedesco-spagnolo, è sull’orlo del fallimento a causa della disputa industriale tra Dassault e Airbus, con Berlino e Parigi chiamate a decidere il destino del progetto l’11 dicembre, alla vigilia del vertice UE del 18 dicembre.

In audizione, Crosetto ha insistito sulla logica di scala del GCAP, sottolineando che “quanto più Paesi partecipano, tanto maggiore sarà la massa critica in cui investire, tanto più menti brillanti potranno essere riunite, tanto maggiore sarà il ritorno economico e tanto minori saranno i costi per noi”. I tre membri fondatori stanno già lavorando a definire le condizioni per l’eventuale adesione di nuovi partner, pur sapendo che un ingresso tardivo ridurrebbe la capacità di influenzare lo sviluppo e i ritorni industriali.

Una riorganizzazione totale della Difesa

Accanto al dossier GCAP, la relazione del ministro si è trasformata in una sorta di anteprima della riforma complessiva della Difesa che il governo intende portare in Parlamento tra gennaio e febbraio. Crosetto ha parlato di una “riorganizzazione totale”, che abbraccia uomini, norme, tecnologie e industria con l’obiettivo di adattare il sistema militare italiano a minacce che evolvono “con una velocità che non ci era richiesta fino a qualche anno fa”.

Secondo il ministro, le forze armate, non sarebbero oggi pienamente attrezzate per garantire un livello adeguato di protezione e deterrenza, e per questo serve un nuovo quadro legislativo capace di abilitare ciò che “non potevi fare perché non era normale che lo facessi”.

“C’è un intero sistema di regole – ha proseguito – che oggi incide sull’attività dei militari e che, semplicemente, non è più compatibile con ciò che i militari devono fare”.

Per il ministro, vi è, quindi, la necessità di “Forze Armate pienamente professionali, di uomini e donne che possano svolgere il compito per cui sono stati formati”. Crosetto ha precisato che “le missioni all’estero hanno una funzione chiara: servono a creare condizioni di sicurezza che permettano sviluppo e pace”, ricordando che “i nostri contingenti non sono un simbolo: sono uno strumento concreto di stabilità” e che “i militari devono poter fare i militari”. E per questo, ha aggiunto, “dobbiamo sostenerli, rafforzarli, renderli parte di un sistema più efficace. È uno dei temi che porterò in Parlamento”. In questo contesto, secondo il ministro “il Parlamento deve confrontarsi, comprenderlo, ascoltare non solo il Ministro o i Sottosegretari, ma soprattutto chi vive ogni giorno il terreno operativo” e saranno gli stessi militari, “a spiegare perché certe regole non funzionano”.

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La costruzione di un “Dome nazionale”

Al centro della trasformazione vi è è la costruzione di un “Dome nazionale”, definito non come un singolo apparato ma come “un’architettura protettiva” che integri difesa missilistica, superiorità aerospaziale e, più avanti nel tempo, capacità antidrone. L’investimento previsto supera i 4,4 miliardi di euro e comprende sistemi spaziali per l’allarme precoce, radar avanzati, la nuova batteria SAMP/T NG, componenti antidrone e piattaforme aeree come lo stesso GCAP, che rappresenta la punta di diamante della futura difesa aerea italiana. La necessità di questo scudo, ha osservato il ministro, deriva direttamente “da ciò che vediamo in Israele e ogni giorno in Ucraina”.

La cornice strategica si basa sul nuovo Documento programmatico pluriennale, che individua tre priorità: la valorizzazione del dato come risorsa operativa, la connettività avanzata e una sicurezza cibernetica pienamente integrata, con un investimento strutturale da 500 milioni l’anno, in parte già attivato. La dimensione cyber ritorna anche nel capitolo dedicato al personale, che per Crosetto richiede una revisione di ampia portata.

La Difesa, ha spiegato, deve poter attingere a competenze specialistiche che oggi si trovano nel settore privato, motivo per cui il ministero punta a introdurre una leva militare volontaria e un sistema di riserva selezionata capace di arruolare almeno 10.000 profili altamente qualificati, soprattutto nei settori digitali.

Un nuovo rapporto tra Forze armate, industria e università

La ridefinizione dell’architettura della difesa passa infine attraverso un nuovo rapporto tra forze armate, filiera industriale e sistema accademico. Crosetto ha annunciato che il testo in preparazione con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, proporrà la costruzione di “un Paese nel quale industria, università e difesa sono un tutt’uno”. Un modello integrato che ambisce a superare i tempi lunghi della produzione militare e ad allineare il sistema industriale agli obiettivi di sicurezza nazionale: “Non possiamo aspettare i tempi dell’industria per avere un carro armato”, ha insistito. In quest’ottica ha invitato il settore a “pensare meno ai bilanci e più alla sicurezza del Paese”, indicando una direzione politica che punta a mobilitare risorse e capacità attorno a un’unica priorità: la resilienza strategica dell’Italia.

Il ministro ha poi sottolineato che “investire nella Difesa non significa solo investimento militare: la sicurezza è, direttamente o indirettamente, un motore fondamentale per la crescita economica nazionale”. Per Crosetto l’Italia è leader in settori trainanti come quello aerospaziale, navale e underwater e “le industrie della Difesa possono essere messe al servizio della comunità non solo nelle emergenze ma anche nella quotidianità, secondo il principio dell’uso duale”.

 

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