Esteri

Gas russo, l’Europa chiude il rubinetto: stop definitivo dal 2027 tra sanzioni record e fratture politiche

Via libera storico del Consiglio UE: addio all’energia di Mosca

Il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera definitivo al regolamento che sancisce la fine delle importazioni di gas russo nell’UE a partire dal 2027, segnando un taglio netto con quello che fino all’invasione dell’Ucraina nel 2022 era il principale fornitore energetico del continente.
I 27 Stati membri hanno adottato ufficialmente norme che prevedono la graduale cessazione delle importazioni di gas naturale russo, sia via gasdotto sia sotto forma di Gas naturale liquefatto (GNL), accompagnate da misure di monitoraggio e diversificazione degli approvvigionamenti.
Per Bruxelles si tratta di una “pietra miliare” del piano REPowerEU, pensato per spezzare la dipendenza energetica da Mosca.

“Mercato più forte e resiliente”: la linea della presidenza UE

Da oggi, il mercato energetico dell’UE sarà più forte, più resiliente e più diversificato”, ha dichiarato il ministro cipriota dell’Energia, del Commercio e dell’Industria Michael Damianos, il cui Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio UE.
Stiamo abbandonando la dannosa dipendenza dal gas russo e compiendo un passo decisivo verso un’Unione Energetica autonoma, nello spirito di solidarietà e cooperazione”, ha aggiunto.

Regolamento vincolante: divieto graduale ma obbligatorio

A differenza di una direttiva, il nuovo regolamento UE è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri.
Il testo prevede il divieto di importazione di gas russo — sia via tubo sia come GNL — con una tempistica progressiva:

  • il divieto scatta sei settimane dopo l’entrata in vigore;
  • i contratti in essere beneficiano di un periodo transitorio;
  • stop totale al GNL russo dall’inizio del 2027;
  • stop alle importazioni via gasdotto dall’autunno 2027.

Prima di autorizzare l’ingresso di gas nei propri mercati, gli Stati UE dovranno verificare l’origine della produzione, rafforzando i controlli sull’intera filiera.

Multe pesantissime per chi viola le regole

Il regolamento introduce sanzioni particolarmente severe. In caso di violazione:

  • fino ad almeno 2,5 milioni di euro per le persone fisiche;
  • almeno 40 milioni di euro per le aziende, oppure il 3,5% del fatturato annuo mondiale, o ancora il 300% del valore stimato delle transazioni.

Un impianto sanzionatorio pensato per rendere il divieto effettivo e dissuasivo.

Piani nazionali e obblighi di notifica: la scadenza è il 2026

Entro il 1° marzo 2026, tutti i Paesi UE dovranno presentare piani nazionali di diversificazione delle forniture di gas, individuando le criticità nella sostituzione del gas russo.
Le aziende saranno obbligate a notificare alle autorità nazionali e alla Commissione europea eventuali contratti residui di fornitura di gas russo.
Anche gli Stati che importano ancora petrolio russo dovranno predisporre specifici piani di uscita.

Clausola d’emergenza: possibile sospensione temporanea

Il regolamento prevede una valvola di sicurezza: qualora venga dichiarata un’emergenza e la sicurezza dell’approvvigionamento risulti seriamente minacciata, la Commissione europea potrà sospendere il divieto di importazione per un periodo massimo di quattro settimane.

Entrata in vigore e prossimo obiettivo: il petrolio

Il testo sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed entrerà in vigore il giorno successivo, applicandosi direttamente in tutti gli Stati membri.
La Commissione europea ha inoltre annunciato l’intenzione di proporre una legislazione per la graduale cessazione delle importazioni di petrolio russo entro la fine del 2027.

Voti contrari e tensioni legali: il fronte dell’Est si ribella

Ungheria e Slovacchia hanno votato contro il regolamento, mentre la Bulgaria si è astenuta. Come riportato da Reuters, Budapest e Bratislava hanno già minacciato ricorsi alla Corte di giustizia europea.
Il provvedimento è stato infatti costruito per passare con maggioranza rafforzata, aggirando l’opposizione dei due Paesi, ancora fortemente dipendenti dall’energia russa e intenzionati a mantenere stretti legami con Mosca.

Dipendenza in calo, ma il paradosso resta

La quota di gas russo nelle importazioni UE è crollata da oltre il 40% nel 2021 a circa il 10–13% nel 2025, grazie al drastico calo delle forniture via gasdotto e all’aumento del GNL da fornitori alternativi.
Tuttavia, per alcuni Stati membri la dipendenza è tutt’altro che risolta. Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), i cinque maggiori importatori UE di combustibili fossili russi hanno versato a Mosca circa 1,4 miliardi di euro solo nel dicembre 2025. Il gas, ancora non sanzionato fino ad oggi, rappresenta la quota più rilevante.

Ungheria, Francia e Belgio: il nodo politico del gas

Il gas russo — via pipeline e GNL — continua ad alimentare in particolare il mercato ungherese, ma anche quelli di Francia e Belgio, alimentando un paradosso politico sempre più evidente:
mentre l’UE lavora all’azzeramento delle importazioni entro il 2027, ampie porzioni dell’economia energetica europea continuano a finanziare l’economia di guerra russa con pagamenti miliardari per idrocarburi.

Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.

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