Polizia

“Fermo, polizia”. Poi lo sparo: l’agente indagato racconta l’istante che ha cambiato tutto

La versione dell’agente: “Mi ha puntato la pistola, ho avuto molta paura”

“Ho detto ‘Fermo, polizia’ e poi lui ha estratto la pistola”. È questa la frase chiave messa a verbale dall’agente di polizia del commissariato Mecenate, indagato per omicidio volontario dopo aver sparato a Adberrahim Mansouri, 28 anni, nel tardo pomeriggio di lunedì 26 gennaio a Rogoredo.
Il poliziotto, 41 anni e quasi 20 di servizio, assistito dall’avvocato Pietro Porciani, è stato interrogato dal pm Giovanni Tarzia.

L’agente ha spiegato di aver avuto “molta paura”, nonostante l’esperienza: “Quando siamo arrivati a circa 20 metri, la persona si è fermata. Ci siamo qualificati dicendo ‘fermo polizia’ e lui ha tirato fuori dalla tasca destra un’arma puntandomela contro”. A quel punto, mentre stava per iniziare l’inseguimento, “ho estratto la pistola dalla fascia addominale ed ho esploso un colpo”.

La dinamica dello sparo e l’arma a terra

Dopo lo sparo, l’agente si è avvicinato al corpo: “Era a faccia in su, sdraiato a terra, con la pistola a quindici centimetri dalla mano”, ha riferito, precisando che si trattava di una riproduzione di Beretta.
“Ho sentito l’esigenza di allontanare l’arma perché la persona rantolava e la pistola era nella sua disponibilità, ma non ricordo con esattezza”.

I sanitari del 118 sono arrivati dopo circa dieci minuti. Per il 28enne non c’è stato nulla da fare.

Droga, “cavallini” e il contesto dello spaccio a Rogoredo

Non è chiaro perché Mansouri abbia estratto la pistola. Gli investigatori non escludono che il giovane possa aver scambiato i due agenti per rapinatori, convinto che volessero impossessarsi della droga destinata ai “cavallini”, i pusher di strada attivi nella zona di via Impastato.
Nello stesso momento, infatti, altri quattro agenti – due in borghese e due in divisa – stavano effettuando un arresto sotto una tenda utilizzata come punto di spaccio.

Addosso a Mansouri sono stati trovati 70 grammi di hashish e altri 29 grammi tra eroina e cocaina, sostanze che, secondo gli investigatori, erano destinate alla rete di spaccio. Nel cosiddetto “discount dell’eroina” di Rogoredo, i rifornimenti ai pusher avvengono più volte al giorno per ridurre il rischio di rapine. La stessa logica potrebbe aver spinto il 28enne a portare con sé una pistola giocattolo priva del tappo rosso.

Piantedosi e il pacchetto sicurezza: “Legittimo pensare alla difesa”

Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha richiamato il nuovo pacchetto sicurezza. “Con la nuova norma l’agente avrebbe potuto fruire del beneficio dell’inversione dell’onere della prova, perché in questo caso c’era una causa di giustificazione molto evidente: una pistola puntata verso gli operatori di polizia che sembrava a tutti gli effetti una Beretta calibro 9”.

Piantedosi ha però precisato che l’iscrizione nel registro degli indagati resta sempre rimessa “alla valutazione del giudice”, sottolineando la delicatezza di un’indagine che intreccia sicurezza urbana, uso legittimo delle armi e responsabilità penale degli operatori.

Giovanni Rinaldi – Politologo e analista istituzionale
Politologo e analista politico-istituzionale

Giovanni Rinaldi

Giovanni Rinaldi è un politologo con una lunga esperienza nello studio dei sistemi politici, delle istituzioni e delle dinamiche di potere nazionali e internazionali. Ha seguito per decenni l’evoluzione della politica italiana ed europea, con particolare attenzione ai rapporti tra politica, sicurezza e relazioni internazionali. Su InfoDifesa.it firma analisi di contesto, commenti istituzionali e approfondimenti di carattere politico-strategico.

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