Sindacati di Polizia

Favori, regali di lusso e concorsi “aggiustati”: la concorsopoli della Polizia

Il segretario del Siulp, il più rappresentativo sindacato di polizia con 26 mila iscritti su circa 98 mila agenti in servizio, è indagato per corruzione. Secondo l’accusa avrebbe favorito un candidato 22enne al concorso 2020 per allievo vice ispettore, figlio di un amico personale. In cambio, il padre del candidato avrebbe regalato due buoni da 2 mila euro ciascuno da spendere da Bulgari, immediatamente riscattati dal sindacalista e dalla sua compagna. I soldi sono stati successivamente restituiti, ma per il Gip la restituzione non costituisce elemento scriminante.


Intercettazioni e idoneità “aggiustate”

L’indagine, anticipata da ‘Il Fatto Quotidiano’ con un articolo a firma di Vincenzo Bisbiglia e Vincenzo Iurillo, trae origine da una comunicazione della Guardia di Finanza che, tramite attività di intercettazione in un altro procedimento, è venuta a conoscenza di come alcuni concorsi fossero “manipolati” per garantire la vittoria di determinati candidati.

Le intercettazioni documentano un dialogo tra il sindacalista e un primo dirigente medico della Polizia di Stato. In un messaggio su WhatsApp riportato dal Fatto si legge: «Dorso curvo è il minore dei problemi: non si piega la schiena (…) una cosa catastrofica». Secondo quanto riportato da Il Fatto, per consentire il superamento dell’idoneità fisica sarebbe stato prodotto un certificato medico che parlava di “dorso curvo senza limitazione funzionale”. Un’altra indagata scrive al segretario: «Ma noi siamo così… il Siulp è una grande famiglia».

I reati contestati nella concorsopoli della polizia sono corruzione e falso. L’indagine è a Roma, dopo uno stralcio proveniente da Napoli. Nel fascicolo compaiono aspiranti poliziotti in sovrappeso, candidati con insufficiente forza agli arti superiori e acquisti di camere iperbariche riconducibili ad ambienti amici.


Il test della forza e le pressioni

Tra i casi citati c’è quello di un candidato, fratello di un primo dirigente, che non aveva superato l’handgrip test, la prova che misura la forza dei muscoli dell’avambraccio, requisito per il concorso 2020 da vice ispettore. In una conversazione intercettata il sindacalista avrebbe detto a un dirigente generale medico della Polizia: «Fai conto è mio figlio». Poco dopo, parlando con la compagna, aggiunge: «Abbiamo parlato con il capo… l’hanno richiamato… l’hanno fatto ripassare la prova… idoneo».


Il “capo” chiamato in causa

Chi è il “capo” citato nelle conversazioni? All’epoca dei fatti il vertice della Polizia era l’attuale prefetto di Roma, estraneo all’inchiesta. Alla ricostruzione ha replicato: «Non sono mai intervenuto in quel concorso o in altri. Inoltre il candidato non ha superato la selezione finale».


Altezze corrette e benefit contestati

Le carte riportano anche il caso di un 51enne che aspirava al concorso 2021 per allievo vice ispettore. Il certificato medico sarebbe stato modificato, aumentando l’altezza da 173 a 175,5 centimetri, così da far rientrare la massa grassa al 22% rispetto agli 83,7 kg reali. Figura inoltre l’acquisto di una camera iperbarica da una società amica, con l’ipotesi di un weekend sulla Costa Brava come contropartita: accusa poi caduta.


Misure cautelari e sospensioni

I pm avevano chiesto gli arresti domiciliari. Il sindacalista ha respinto le accuse; il dirigente medico si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il Gip ha disposto la sospensione dalla Polizia per la dirigente e per altre due dirigenti del Siulp. Per il sindacalista, in pensione, è stato imposto il divieto di dimora nel Municipio 1 di Roma, dove ha sede il sindacato.

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