Di Maio in corsa all’Onu come coordinatore del Piano Trump per il Medio Oriente: «C’è una procedura in atto»
Il ritorno di un ex big della politica italiana
Della serie: guarda chi si rivede. Luigi Di Maio torna al centro delle cronache. L’ex esponente di punta del Movimento 5 Stelle — più volte ministro (Sviluppo economico, Lavoro, Esteri), vicepresidente del Consiglio e a lungo pupillo di Beppe Grillo prima della rottura del 2022 — è in corsa per un incarico di primo piano alle Nazioni Unite.
Di Maio sarebbe infatti il principale candidato al ruolo di Coordinatore speciale dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente (Unsco), con il compito di supportare l’implementazione del Piano Trump per il superamento del conflitto israelo-palestinese. L’incarico prevede anche la nomina a vicesegretario generale delle Nazioni Unite e ha come base Gerusalemme.
La conferma prudente: «Esito ancora non definito»
Contattato sulla vicenda, Di Maio conferma ma evita commenti di merito: «C’è una complessa procedura in corso, con un esito ancora non definito».
Secondo quanto riportato dal Foglio, il ruolo in palio è quello di coordinare le diverse entità delle Nazioni Unite che si occupano del futuro di Israele e dei territori palestinesi, fornendo supporto operativo all’attuazione del piano statunitense.
Il via libera delle istituzioni
Di Maio sarebbe stato contattato dalle Nazioni Unite poche settimane fa. Le parti coinvolte avrebbero già espresso un parere positivo, compreso il governo italiano e l’Unione europea.
Attualmente l’ex ministro ricopre il ruolo di Rappresentante speciale dell’Ue per i Paesi del Golfo Persico, incarico ottenuto il 15 maggio 2023 su nomina dell’allora Alto rappresentante Josep Borrell. A febbraio di quest’anno, il mandato è stato prorogato per altri due anni dai 27 Stati membri, con un riconoscimento formale del lavoro svolto.
Il beneplacito del governo Meloni
Il possibile approdo all’Onu avverrebbe anche grazie al via libera del governo Meloni. Venerdì scorso Di Maio ha partecipato ad Atreju, intervenendo in un dibattito dal titolo «Dalla Via della seta alla Via del cotone: un’opportunità storica per l’Italia».
In un’intervista al Corriere della Sera, ha elogiato l’azione dell’esecutivo: «La stabilità politica e di governo degli ultimi anni ha permesso all’Italia di essere percepita come un attore affidabile».
Gaza, equilibrio e missioni internazionali
Sul conflitto in Medio Oriente, Di Maio ha rivendicato la linea italiana: «Si è riusciti a mantenere un equilibrio credibile tra il diritto di Israele alla sicurezza e l’aiuto al popolo palestinese», sottolineando come questo approccio sia «riconosciuto e apprezzato da entrambe le parti».
Ha inoltre citato la partecipazione dell’Italia alla missione “Aspides” nel Mar Rosso, definendola la prova della disponibilità del Paese ad assumersi responsabilità concrete per la sicurezza delle rotte commerciali globali.
Cos’è l’Unsco e perché conta
L’Unsco ha sede a Gerusalemme ed è l’agenzia Onu dedicata specificamente al processo di pace in Medio Oriente. Il ruolo di coordinatore nasce con gli Accordi di Oslo, quando l’obiettivo dei due Stati appariva ancora realistico.
Non a caso, l’ultima coordinatrice, l’ex ministra olandese Sigrid Kaag, ha lasciato l’incarico in estate con parole durissime:
«Questa funzione è nata quando c’era ancora il sogno di un percorso verso i due Stati. Ora non è più scontato. A un certo punto bisogna chiedersi: questa istituzione ha ancora senso?».
Da Impegno Civico all’Onu
Dopo aver lasciato la politica attiva in seguito al flop elettorale di Impegno Civico, Di Maio ha costruito una carriera diplomatica europea, anche grazie — secondo alcune ricostruzioni — a un endorsement di Mario Draghi.
Ora, per l’ex grillino, si profila un salto di carriera che lo porterebbe ai vertici delle Nazioni Unite, in uno degli scenari geopolitici più complessi e incendiari del pianeta.
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