Difesa

Crosetto ringrazia gli Addetti Militari esteri in Italia. Ma gli Addetti italiani all’estero restano il “convitato di pietra” della manovra 2026

Gli auguri di fine anno e il richiamo alla Costituzione

«Questo è il momento per ringraziare tutte e tutti per il lavoro importante svolto nel corso di un anno complesso, in un contesto internazionale difficile e segnato da profonde incertezze». Nel tradizionale scambio di auguri di fine anno con le Alte cariche della Difesa, le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, d’Arma e di Categoria e con gli Addetti Militari Esteri accreditati presso la Repubblica Italiana, il Ministro della Difesa Guido Crosetto rivendica la cornice costituzionale del dicastero. Una responsabilità che, ricorda, nasce da una Costituzione che definisce la Difesa «dovere sacro di ogni cittadino».

La Difesa come “patrimonio collettivo” e l’appello ad abbattere muri

Nel suo intervento, il Ministro insiste su una visione che va oltre la sicurezza in senso stretto. La Difesa viene descritta come «patrimonio collettivo del Paese», chiamata non solo a garantire protezione, ma anche a «lavorare per abbattere muri e barriere», diffondendo «una cultura della Difesa capace di limitare i contrasti e favorire il dialogo». Un messaggio politico e simbolico, calato in un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni crescenti.

Palazzo Barberini, lo scenario istituzionale

L’incontro si è svolto a Palazzo Barberini e ha riunito Autorità politiche, militari e civili della Difesa, i vertici delle principali rappresentanze associative del mondo combattentistico e d’arma, il Decano del Corpo degli Addetti Militari Esteri accreditati presso la Repubblica Italiana e i rappresentanti degli Uffici di diretta collaborazione. Presenti, tra gli altri, i Sottosegretari di Stato alla Difesa, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Segretario Generale della Difesa, il Direttore Nazionale degli Armamenti e i Vertici delle Forze Armate.

Il passaggio sugli Addetti Militari Esteri: assenze che pesano

Nel discorso di Crosetto trova spazio un pensiero rivolto agli Addetti Militari Esteri oggi assenti a causa della situazione internazionale. L’auspicio è che «il prossimo anno si possa tornare a ritrovarci… tutti insieme». Un augurio che il Ministro definisce «speranza concreta», da rinnovare con impegno, come faro nel presente e nei giorni a venire.

Addetti esteri citati, Addettanze italiane invisibili

Il riferimento agli Addetti Militari Esteri accreditati in Italia diventa un passaggio simbolico. Ma proprio qui si apre la crepa più pungente: mentre si richiama la dimensione internazionale della Difesa, la diplomazia militare italiana all’estero — le Addettanze Militari — continua a essere trattata, nel dibattito politico, come un capitolo marginale. Non una leva strategica, ma una nota a margine, nonostante il ruolo quotidiano svolto nei rapporti bilaterali e multilaterali.

La manovra 2026 e l’emendamento Paroli: il nodo dei mandati

Con la manovra 2026 il tema delle Addettanze Militari smette di essere astratto e diventa finalmente normativo. La proposta di modifica n. 101.0.21 al DDL n. 1689, a firma Paroli (senatore di Forza Italia), introduce un nuovo articolo 101-bis che interviene su un punto sensibile e mai davvero risolto: la durata dei mandati del personale militare all’estero.

La ratio dell’intervento è innanzitutto economica. Allungare i mandati a quattro anni significa ridurre in modo strutturale i costi legati alle rotazioni frequenti: traslochi, indennità di trasferimento, indennità di rientro, corsi di formazione. Il risparmio non viene presentato come eventuale o aleatorio, ma come strutturale, tanto da poter essere reinvestito per rafforzare la presenza militare italiana presso sedi estere e organismi internazionali, senza gravare ulteriormente sulla finanza pubblica.

C’è poi un tema di coerenza istituzionale. Gli Addetti Militari Esteri accreditati in Italia — salutati e richiamati nel discorso di fine anno del Ministro Crosettooperano già su mandati quadriennali. L’emendamento colma una dissimmetria evidente: allineare la durata degli incarichi delle Addettanze italiane all’estero a quella dei loro omologhi stranieri significa rendere il sistema più leggibile, credibile e comparabile sul piano internazionale. Una scelta che rafforza il principio di reciprocità e restituisce continuità alle relazioni bilaterali, evitando che il cambio troppo frequente degli interlocutori indebolisca il lavoro diplomatico-militare.

Infine, c’è una dimensione spesso trascurata ma centrale: il benessere del personale. La rotazione accelerata incide non solo sull’efficacia operativa, ma anche sulla vita delle famiglie, sull’integrazione nei contesti locali, sulla possibilità di costruire relazioni stabili e utili al Paese. Un mandato più lungo riduce stress, discontinuità e precarietà, valorizzando competenze che hanno bisogno di tempo per produrre risultati concreti. In questo senso, la razionalizzazione dei mandati non è solo una misura amministrativa, ma una scelta che riconosce la dimensione umana del servizio all’estero.

Il paradosso politico è evidente: una norma che promette risparmio di spesa, maggiore efficacia e migliori condizioni di lavoro rischia di restare ai margini del dibattito. Proprio mentre il Ministro invoca una Difesa capace di abbattere muri e barriere, il sistema continua a inciampare su una barriera tutta interna, fatta di inerzia e priorità mancate.

Il caso politico: risparmi dichiarati, decisioni rinviate

La domanda, a questo punto, è inevitabile e scomoda: se l’obiettivo dichiarato è continuità operativa, maggiore efficacia e risparmio di spesa, perché una misura presentata come a costo zero — e persino capace di liberare risorse — rischia di rimanere schiacciata nel consueto ingorgo della manovra?

La ricostruzione che circola nei palazzi racconta di un emendamento rimasto fuori dal perimetro di quelli “segnalati”, finendo di fatto su un binario morto. Una sorte tutt’altro che rara, ma che in questo caso pesa di più, perché riguarda uno strumento che promette razionalizzazione e non spesa aggiuntiva.

Siamo di fronte all’ennesimo riflesso condizionato della manovra, dove tutto deve passare da un imbuto parlamentare anche quando non ce n’è reale bisogno.

Perché il punto, qui, è politico prima ancora che procedurale. La misura in discussione non richiede nuove coperture, non apre fronti di spesa, non altera equilibri di finanza pubblica. Basterebbe un intervento diretto del Ministro della Difesa per razionalizzare i mandati delle Addettanze Militari, mettendo ordine dove da anni regna una gestione disomogenea e inefficiente. Nessun passaggio parlamentare obbligato, nessuna attesa del maxi‑emendamento, nessun alibi tecnico.

Il dubbio, allora, è ancora più netto: questa consapevolezza è davvero arrivata sul tavolo del Ministro? Oppure il tema è destinato a restare intrappolato nel circuito autoreferenziale degli emendamenti, discusso tra addetti ai lavori, commentato nei corridoi e infine archiviato, mentre la macchina amministrativa continua a girare a vuoto.

Il paradosso è evidente. Basterebbe che qualcuno lo facesse notare a Guido Crosetto. Non che la questione venga semplicemente letta su queste pagine di Infodifesa, ma che venga raccolta e trasformata in un atto concreto. Perché se l’obiettivo dichiarato è davvero “abbattere muri e barriere”, il primo muro da superare è quello interno: l’inerzia decisionale su dossier che potrebbero essere chiusi domani mattina, con una firma.

📲 Unisciti al canale WhatsApp di Infodifesa!

Vuoi ricevere aggiornamenti, notizie esclusive e approfondimenti direttamente sul tuo smartphone? Iscriviti ora al nostro canale ufficiale WhatsApp!

✅ Iscriviti su WhatsApp

Senza spam. Solo ciò che ti interessa davvero.

🎥 Segui InfoDifesa anche su YouTube!

Approfondimenti, notizie, interviste esclusive e analisi sul mondo della difesa, delle forze armate e della sicurezza: iscriviti al canale ufficiale di InfoDifesa per non perdere nessun aggiornamento.

🔔 ISCRIVITI ORA

Unisciti alla community di InfoDifesa: oltre 30.000 utenti già ci seguono!

Redazione web

Redazione Web Infodifesa Portale indipendente di informazione su Difesa e Sicurezza La Redazione Web di INFODIFESA è composta da giornalisti, analisti e specialisti del comparto difesa e sicurezza. Dal 2013 Infodifesa.it offre notizie, approfondimenti e analisi geopolitiche aggiornate e indipendenti. Il portale non è una testata giornalistica registrata e non ha carattere periodico – come specificato nella sezione Chi siamo di Infodifesa – ma pubblica contenuti informativi e di analisi in base alla disponibilità e all’attualità dei temi trattati. 📍 Trasparenza Tutti gli articoli vengono realizzati con attenzione alla verifica delle fonti e al rispetto della verità dei fatti. Le opinioni e i commenti riflettono l’esperienza e la competenza dei nostri collaboratori.