Difesa

Crosetto e il dietrofront tattico su Strade Sicure: l’Esercito resta in trincea urbana finché non arriveranno i Carabinieri

L’illusione del presidio: tra deterrenza e carenza di poteri

L’operazione “Strade Sicure”, pilastro dell’ordine pubblico dal 2008, è oggi al centro di una faglia politica che divide profondamente la coalizione di governo. Sebbene il dispositivo garantisca il presidio di oltre 1.000 siti sensibili in 58 province, la sua natura di “misura temporanea” è ormai un ricordo, trasformandosi in un ammortizzatore strutturale per le croniche carenze delle Forze di Polizia.

Crosetto: nessuna ritirata senza sostituti

Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, prova a silenziare quelle che definisce “inutili polemiche inventate” con una proposta che somiglia a un arroccamento tattico: l’operazione “Strade Sicure” non subirà tagli lineari, anzi, l’obiettivo è aumentare il presidio fisico nei luoghi più a rischio.

La condizione posta dal Ministro è però vincolante: i militari di Esercito, Marina ed Aeronautica rimarranno al loro posto, senza toglierne “anche solo uno”, finché non saranno disponibili nuovi Carabinieri formati proprio per questo impiego, pronti a sostituirli.

Pur ribadendo che la decisione finale spetta al Parlamento, Crosetto ha confermato di aver già chiesto il rifinanziamento della missione nella configurazione attuale, tentando di ricucire lo strappo con l’ala più oltranzista della maggioranza.

La ricalibratura della posizione del ministro Crosetto su Strade Sicure pone leciti dubbi sulle dinamiche politiche interne alla maggioranza: dopo aver indicato la necessità di superare l’impiego dei militari a favore di personale specializzato, la richiesta di rifinanziamento dell’operazione lascia intravedere il possibile peso del pressing leghista, da sempre favorevole al mantenimento e al rafforzamento del dispositivo.

Il richiamo di Minardo e il “muro” tecnico-giuridico

Nonostante il cambio di passo del Ministro, resta sul tavolo il monito di Nino Minardo, presidente della Commissione Difesa della Camera, che invita al realismo: lo strumento non è in discussione, ma le criticità strutturali sì. Il nodo centrale rimane la carenza di organici che costringe i militari a un eterno surrogato delle Forze di Polizia. Le contraddizioni sono evidenti: la Lega preme per un aumento di almeno 1.000 unità, mentre Forza Italia frena, ricordando che i soldati hanno “un altro tipo di formazione” e non sono addestrati per l’ordine pubblico interno. A pesare è soprattutto un limite tecnico invalicabile: i militari, pur essendo Agenti di Pubblica Sicurezza, non possiedono poteri di Polizia Giudiziaria. Questo significa che possono fermare un sospetto, ma devono attendere l’arrivo della Polizia per formalizzare l’arresto, un corto circuito che mina l’efficacia del dispositivo in contesti di criminalità dinamica.

Organici risicati di chi la sicurezza la fa per mestiere per continuare a usare i militari come “aspirina” di sistema a basso costo, gravando su un personale già usurato da eccedenze orarie record e carenze logistiche.

Il rischio dello “scacco matto” allo strumento militare

Il pericolo, denunciato anche dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, è quello di uno scacco matto allo strumento militare nazionale. Se “Strade Sicure” diventerà l’unico paravento per coprire i buchi d’organico della Polizia, l’Esercito Italiano rischia una de-professionalizzazione definitiva. Intrappolati tra il pattugliamento dei binari ferroviari e la difesa dei confini, i soldati perdono la capacità di addestrarsi per le minacce geopolitiche globali. Tra la propaganda securitaria della Lega e l’austerità reale del MEF, la Difesa rischia di pagare il prezzo di un modello che consuma uomini e mezzi senza risolvere le fragilità della sicurezza urbana, trasformando una misura emergenziale in un vicolo cieco strategico.

Giovanni Rinaldi – Politologo e analista istituzionale
Politologo e analista politico-istituzionale

Giovanni Rinaldi

Giovanni Rinaldi è un politologo con una lunga esperienza nello studio dei sistemi politici, delle istituzioni e delle dinamiche di potere nazionali e internazionali. Ha seguito per decenni l’evoluzione della politica italiana ed europea, con particolare attenzione ai rapporti tra politica, sicurezza e relazioni internazionali. Su InfoDifesa.it firma analisi di contesto, commenti istituzionali e approfondimenti di carattere politico-strategico.

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