Crosetto celebra gli Ambasciatori come “primi sensori”, ma l’emendamento per chi fa il lavoro sul campo resta nel cassetto
La prevenzione secondo il Ministro
«La vera difesa oggi consiste nella capacità di prevenire: intercettare le tendenze, “leggere” i movimenti che maturano nel mondo». Con queste parole, pronunciate il 16 dicembre 2025 alla XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia, il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito gli Ambasciatori «primi sensori della Repubblica», sottolineando come il rapporto tra Difesa ed Esteri sia «essenziale» per comprendere ciò che accade oltre i confini nazionali.
I sensori veri stanno negli uffici militari
Il riconoscimento agli Ambasciatori è legittimo, ma racconta solo metà della storia. Quando si parla di intercettare tendenze, leggere movimenti, comprendere minacce in ambito difesa e sicurezza, il lavoro concreto non si svolge nelle sale di rappresentanza, ma negli uffici delle Addettanze Militari. Sono gli Addetti Militari a raccogliere informazioni sul terreno, a costruire relazioni con gli Stati Maggiori stranieri, a monitorare acquisizioni di armamenti, esercitazioni, posture strategiche. Senza questa rete, l’Ambasciatore non avrebbe alcun “sensore” in ambito difesa da attivare.
Una capacità che esiste dove esiste l’Addettanza
Il punto è semplice: la funzione di prevenzione e lettura che Crosetto attribuisce alla rete diplomatica, in materia di sicurezza e difesa, dipende interamente dalle Addettanze Militari. Dove l’ufficio militare è presente, l’Ambasciata dispone di occhi e orecchie specializzati. Dove non c’è, quella capacità semplicemente non esiste. Gli Addetti Militari non sono un accessorio della rappresentanza diplomatica: sono l’unica componente in grado di tradurre segnali deboli in conoscenza operativa per il decisore politico.
Il nodo irrisolto: valorizzare chi fa il lavoro
Se la «vera difesa è prevenzione», allora chi la rende possibile merita più di un ringraziamento indiretto. Le Addettanze Militari restano però ai margini del dibattito, trattate come voce amministrativa anziché come infrastruttura strategica. Celebrare i sensori senza riconoscere chi li alimenta è una contraddizione che pesa.
Eppure, mentre si celebra la funzione di prevenzione e si ringrazia chi la esercita, la proposta concreta per rafforzare le Addettanze Militari resta parcheggiata in un binario morto. L’emendamento Paroli (clicca qui per approfondire) alla manovra 2026, che porterebbe i mandati del personale militare all’estero a quattro anni — allineandoli a quelli degli Addetti stranieri accreditati in Italia — non risulta tra i “segnalati” destinati a passare. Una misura a costo zero, capace di garantire continuità operativa, risparmio strutturale e migliori condizioni di servizio, rischia di essere sacrificata sull’altare dell’ingorgo parlamentare. Il paradosso è servito: si invocano sensori efficienti, ma si lascia arrugginire l’unico strumento normativo che potrebbe renderli tali.
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