Politica

Cosa hanno detto Tajani e Crosetto in audizione: italiani da assistere tra Iran e Golfo e la guerra che “dove non arrivano i missili” arriva con l’economia

L’audizione davanti alle Commissioni Esteri riunite di Camera e Senato si apre in un clima dichiaratamente d’emergenza. La Presidenza (Sen. Stefania Craxi) scandisce subito forma e sostanza dei lavori: pubblicità assicurata con “l’attivazione della web TV” e con il “resoconto stenografico”; interventi contingentati perché “ci sono tre commissioni riunite”, dunque “un primo giro di interventi, uno per gruppo” con tempi fissati in “3 minuti ciascuno”. Ma è soprattutto il tono a segnare la giornata: “sono ore, giorni molto difficili, non per un Paese, non per un governo, ma per l’umanità”. E l’avvertimento, rivolto trasversalmente ai gruppi, è perentorio: il confronto deve restare “circoscritto al tema” e non deve “mai” scivolare “in una polemica di tipo personale, perché onestamente questo non fa onore alla Repubblica”.

Tajani: l’attacco “combinato” e la catena di reazioni nel Golfo

Nella sua informativa, Antonio Tajani incornicia subito la crisi come una frattura potenzialmente sistemica: “sono ore difficili cariche di tensioni per il Medio Oriente e per l’intera comunità internazionale”. Quindi ricostruisce la sequenza che, nella versione riferita al Parlamento, ha portato alla nuova escalation. “Nelle prime ore di sabato Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco combinato nei confronti dell’Iran che prosegue anche in questi momenti”, afferma il ministro. Operazioni che – prosegue – “mirano a cancellare la minaccia nucleare balistica iraniana” e che, sempre secondo il suo resoconto, avrebbero avuto effetti dirompenti ai vertici di Teheran: “risultano essere deceduti la guida suprema Camanei e numerosi esponenti dei vertici militari e civili del regime degli Aliatollà”.

La risposta iraniana viene descritta in termini durissimi e senza attenuanti: “Il regime ha immediatamente intrapreso una serie di ingiustificate inaccettabili rappresaglie nei confronti di tutti i paesi del Golfo”. Tajani sostiene che Teheran abbia colpito “indiscriminatamente infrastrutture civili come aeroporti e alberghi, luoghi di ritrovo e snodi turistici”, e inserisce nella catena anche episodi che avrebbero coinvolto direttamente assetti occidentali: “ieri perfino contro una base britannica a Cipro”. L’effetto immediato, dice, è stato un blocco dei collegamenti: “Gli attacchi iraniani stanno provocando la paralisi del traffico aereo in tutta la regione”.

Il passaggio più sensibile sul piano energetico e geopolitico arriva subito dopo, con un annuncio che, se confermato nei fatti, equivarrebbe a un terremoto per le forniture mondiali: “Il regime ha anche annunciato aver chiuso lo stretto di Ormut, punto di passaggio vitale per gli approvvigionamenti energetici globali”. Tajani allarga quindi l’orizzonte al rischio di un conflitto per procura e multi-teatro: “La crisi dunque rischia di allargarsi a tutta la regione attraverso l’azione di gruppi che rispondono direttamente a Teheran, in Iraq, in Yemen, in Libano”. Ed evoca un nuovo fronte con parole nette: “da dove Hezbollah ha lanciato questa notte numerosi missili verso il territorio israeliano, incontrando la risposta di Tel Aviv”.

Tajani: “informati a operazione iniziata”, l’Italia non pre-allertata

Sul piano politico-diplomatico, Tajani insiste su un punto che pesa nei rapporti tra alleati: la decisione dell’azione militare sarebbe stata presa senza coinvolgimento preventivo dei partner europei. “Voglio dirlo con chiarezza, Stati Uniti e Israele hanno deciso in autonomia e nella riservatezza quando intervenire”, afferma. E aggiunge: “Francesi e inglesi hanno riferito pubblicamente di non aver ricevuto alcun avvertimento preventivo”. L’Italia, insieme ad altri Paesi Ue, sarebbe stata aggiornata a cose fatte: “Noi come i tedeschi e polacchi siamo stati informati ad operazione iniziata”. Infine rivendica di aver informato immediatamente Palazzo Chigi e di aver ricevuto contatti israeliani: “Io, come ho subito riferito al Presidente del Consiglio, sono stato contattato dal ministro degli Esteri israeliano Sarendo”.

Tajani: sicurezza nazionale, connazionali e un appello “all’unità”

Il ministro lega la crisi direttamente agli interessi italiani, mettendo insieme sicurezza, cittadini e economia reale. “La crisi in atto incide direttamente sulla nostra sicurezza nazionale”, dice, e poi elenca l’altra faccia della stessa urgenza: “su quella delle decine di migliaia di connazionali presenti nell’area”, e ancora “sulla stabilità delle rotte commerciali e degli approvvigionamenti energetici globali cruciali per il nostro tessuto produttivo”. È in questa cornice che giustifica la presenza immediata in Parlamento insieme al titolare della Difesa: “Per questo, insieme al ministro Crosetto, abbiamo ritenuto importante venire immediatamente in Parlamento”.

L’appello che rivolge alle forze politiche è calibrato sulla gravità del momento e sulla necessità di evitare uno scontro interno mentre fuori, sostiene, il quadro precipita: “voglio ribadire ancora una volta il mio appello all’unità di tutte le forze politiche”. La formula conclusiva è un invito a ridurre al minimo le frizioni: “in queste ore difficili servono unità, responsabilità ed equilibrio”.

Tajani: studenti e rientri, “un volo speciale Abu Dhabi–Milano domani”

Tra i dettagli operativi, Tajani cita anche un rientro organizzato per un gruppo di minori: circa 200 studenti minorenni presenti a Dubai, per i quali – riferisce – è stato predisposto “un volo speciale Abu Dhabi–Milano domani”. Se “domani” è riferito a oggi, lunedì 2 marzo 2026, la data corrisponde a martedì 3 marzo 2026.

Crosetto: operazioni militari, minacce diffuse e l’allarme economico

Nell’intervento del ministro della Difesa Guido Crosetto, il quadro viene descritto come ad “elevata intensità” e in “evoluzione estremamente rapida”. Crosetto richiama – come riportato nel resoconto dell’audizione – operazioni indicate con i nomi di “Epic Fury” e “Rorin Lion”, e ne descrive le finalità in termini di neutralizzazione di capacità: colpi contro “nodi di comando”, difese aeree e infrastrutture connesse a missili e droni, in un contesto in cui la minaccia non è più confinata a un solo fronte.

Il ministro segnala un’estensione della risposta iraniana verso basi e interessi statunitensi nella regione e un impatto politico nel Golfo, con un effetto di compattamento contro Teheran. Ma l’asse portante del suo ragionamento è il legame tra conflitto e sistema economico globale: la guerra, dice, non si misura soltanto in attacchi diretti. La frase che sintetizza questa lettura è quella che diventa il titolo implicito della sua relazione: “Dove non arrivano i missili arrivano certamente gli effetti economici… della guerra.” È un avvertimento che include costi assicurativi, rischio sulle rotte, rallentamenti logistici e, soprattutto, vulnerabilità energetica.

Crosetto: Ormuz come “collo di bottiglia” e gli effetti su petrolio e gas

Crosetto insiste sul peso strategico dello Stretto di Ormuz e sugli effetti immediati di una sua chiusura o anche solo della minaccia credibile di blocco. Nel suo intervento richiama dati di transito che attribuiscono a quel passaggio una quota rilevante del mercato globale di petrolio e GNL, e collega l’instabilità a tensioni sui prezzi, ai costi di trasporto e alle assicurazioni. L’idea è che anche senza un allargamento militare formale, l’incertezza può agire come moltiplicatore di rischio e di prezzo, ricadendo a cascata su industrie e famiglie.

Crosetto: militari italiani nell’area, misure di protezione e danni “limitati” in Kuwait

Sul piano operativo, Crosetto richiama la presenza italiana nei vari teatri regionali e rivendica che le misure di mitigazione – alleggerimento del personale non indispensabile, revisione dei protocolli e piani di evacuazione – erano state predisposte “già da settimane”, proprio per l’innalzamento graduale della tensione. Nel quadro fornito in audizione, il ministro segnala anche episodi di impatto indiretto su infrastrutture in Kuwait, parlando di danni materiali definiti “limitati” e sottolineando l’assenza di conseguenze per il personale italiano. Il messaggio che tenta di far passare è duplice: consapevolezza del rischio e, al tempo stesso, controllo della postura di protezione.

Crosetto: richieste di supporto dal Golfo, anti-drone e difesa aerea (non truppe)

Un passaggio delicato riguarda le richieste che, secondo Crosetto, arriverebbero da Paesi del Golfo: non invio di truppe, ma rafforzamento di capacità difensive, in particolare sistemi antiaerei e anti-drone. Il ministro mette in relazione queste richieste con la necessità di proteggere anche i contingenti italiani presenti nella regione e con un vincolo politico-militare evidente: molte capacità di difesa aerea sono già “sollecitate” dal quadro europeo e dagli impegni di supporto all’Ucraina. L’implicazione è che ogni eventuale scelta deve fare i conti con disponibilità reali e priorità strategiche concorrenti.

Il confronto in Commissione: richiesta di chiarimenti, tensioni e seduta sospesa

Dopo le informative, il dibattito politico si incardina su alcune domande ricorrenti: la richiesta di una linea più esplicita rispetto all’attacco, la necessità di chiarire obiettivi e strategia, l’eventuale coinvolgimento logistico dell’Italia e il tema delle basi. Nel corso delle repliche, il clima si surriscalda fino a degenerare in uno scontro verbale che porta alla sospensione dei lavori: un epilogo coerente con l’avvertimento iniziale della Presidenza, che aveva chiesto di non trasformare l’emergenza internazionale in una guerra di posizionamento interna.


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