Coltellata bloccata dal calcio della pistola: carabiniere salvo per pochi centimetri
Il controllo al Parco Miralfiore
Una lama di oltre 20 centimetri si è fermata sul calcio della pistola del carabiniere. Se avesse colpito appena più in là, avrebbe perforato l’addome del militare. È successo martedì pomeriggio al Parco Miralfiore durante una serie di controlli condotti dai carabinieri della Stazione di Pesaro insieme alla C.I.O. del 6° Battaglione Toscana, inviati dal Comando Generale per rafforzare il dispositivo di prevenzione.
Gli spacciatori cambiano posizione
Le retate di ottobre hanno svuotato il boschetto di via Cimarosa, ma lo spaccio non è sparito: si è spostato più all’interno del parco.
Seguendo il flusso dei tossicodipendenti, i militari hanno raggiunto il boschetto che si affaccia sulla ferrovia, dove hanno individuato un pusher intento a cedere sostanze.
Quando i carabinieri sono intervenuti, l’uomo – un 30enne con precedenti – ha reagito estraendo un coltello lungo oltre 20 centimetri:
«Non vi avvicinate o vi buco, maledetti sbirri», ha urlato minacciando i militari.
L’attacco e il fendente che poteva essere fatale
Braccato dai carabinieri, il 30enne ha tentato la fuga e poi ha sferrato un violento fendente contro uno di loro. La lama ha trapassato giubbino e maglia, fermandosi solo sul calcio della pistola d’ordinanza.
Una circostanza che ha evitato conseguenze gravissime.
Ne è nata una colluttazione durante la quale l’uomo ha continuato a colpire con calci, pugni e gomitate. È stato infine immobilizzato e arrestato per lesioni, resistenza e detenzione di stupefacenti.
Addosso aveva 6 dosi di eroina pronte allo spaccio e materiale per il confezionamento, comprese mezze dosi destinate a chi ha pochi soldi ma necessita ugualmente di procurarsi la sostanza.
Il profilo dell’aggressore
Il 30enne, nigeriano senza fissa dimora, non era nuovo alle forze dell’ordine: a febbraio 2024 era già stato arrestato e da poco gli era scaduto il Daspo Urbano che gli vietava l’accesso alle zone sensibili dello spaccio a Pesaro.
È così tornato nel parco, questa volta armato di un vero e proprio machete, pronto – secondo gli investigatori – a far valere la propria presenza nel territorio e a difendersi da eventuali rivali.
Il processo per direttissima
Ieri mattina l’uomo è comparso davanti al giudice per il rito direttissimo. Ha negato di aver reagito e di aver sferrato la coltellata, ma il giudice non gli ha creduto.
L’arresto è stato convalidato e per lui è stata disposta la custodia cautelare in carcere.
La difesa ha chiesto un termine per valutare un rito alternativo: l’udienza riprenderà a dicembre.
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