CARABINIERI VIVI PER MIRACOLO: INFERNO DI PIOMBO SULLA LECCE-BRINDISI
Puglia, terra di nessuno e di fuoco. Questa mattina, la superstrada Lecce-Brindisi è diventata il teatro di un assalto che definire cinematografico sarebbe un insulto alla realtà: un commando paramilitare di almeno sei professionisti, armati di kalashnikov e avvolti in tute bianche e nere, ha tentato di sventrare un portavalori all’altezza di Tuturano. Una pioggia di proiettili ha investito una gazzella dei carabinieri, crivellata dai colpi: se oggi non piangiamo dei servitori dello Stato è solo per un caso fortuito.
L’assalto: Lampeggianti fake e Kalashnikov
I banditi non hanno lasciato nulla al caso. Hanno bloccato la carreggiata con auto di traverso, usando lampeggianti blu per mascherarsi da forze dell’ordine e ingannare le vittime, prima di far esplodere il furgone portavalori. Nonostante la ferocia dell’azione e le immagini shock catturate dagli automobilisti terrorizzati, il colpo è fallito: il bottino è rimasto al sicuro, ma la banda è riuscita a dileguarsi rapinando i passanti delle loro auto per coprirsi la fuga. Due sospettati, originari della provincia di Foggia, sono stati intercettati e fermati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce sulla statale 7Ter, vicino a Campo Panareo, e portati in caserma a Campi Salentina per accertamenti.
L’affondo di USMIA: “Carabinieri mandati allo sbaraglio”
Mentre la cronaca conta i fori sulle portiere, il sindacato solleva il velo sulle criticità strutturali. Giuseppe La Fortuna, Segretario Nazionale di USMIA Carabinieri, solleva una criticità importante:
“I nostri colleghi sono vivi per miracolo. È inaccettabile che le stazioni dei carabinieri, cui spesso è affidato il primo intervento, non abbiano in dotazione autovetture protette e blindate“.
La Fortuna pone un interrogativo tagliente che scuote i vertici: come si può pretendere che una normale gazzella regga l’urto di armi da guerra? Mandare uomini contro i kalashnikov senza mezzo adeguati non è gestione dell’ordine pubblico, è azzardo sulla pelle dei militari.
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