Carabinieri, riposo “garantito” sulla carta, turni impossibili sul territorio: la circolare che rischia di scaricare il problema sulle Stazioni
La “svolta” del Comando Generale: il benessere del personale al centro
Sulla carta, la nuova circolare del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri dedicata all’“Alternanza periodi di servizio e riposo” si presenta come una conquista di civiltà lavorativa senza precedenti. Il documento, recentemente divulgato sul Portale Leonardo, nasce con il nobile intento di richiamare le disposizioni sulla corretta programmazione dei servizi, puntando tutto sull’equilibrata alternanza tra tempi di lavoro e recupero psico-fisico del personale. Un obiettivo ambizioso che mette nero su bianco il dovere di ogni Comandante di regolare i turni per consentire il reale godimento della licenza ordinaria e straordinaria, con modalità analoghe a quelle previste per il riposo settimanale.
Cosa prevede la circolare: vincoli stringenti su notturni, turnazioni, riposi e licenze
Nel dettaglio, la circolare richiama una serie di regole operative che incidono direttamente sulla costruzione dei turni e sull’impiego quotidiano:
- Dopo un servizio notturno, il militare non può essere impiegato la notte successiva, né può riprendere servizio prima che gli sia garantito un periodo di riposo “aggiuntivo” rispetto all’orario di inizio delle attività mattutine, pari alla durata del servizio svolto dopo la mezzanotte.
- Nei servizi articolati in turni, deve essere assicurato un riposo minimo di 12 ore tra un turno e il successivo.
- Tale intervallo diventa 36 ore nel caso di turno “smontante” (servizio che termina alle 07:00 e ricomincia alle 19:00 del giorno successivo).
- E arriva a 60 ore nel caso di fruizione del riposo settimanale nel giorno successivo a quello in cui si è svolto servizio notturno.
- Il militare ammesso al riposo settimanale non deve essere di norma impiegato nelle 6 ore precedenti l’inizio del beneficio (salvo prolungamenti per particolari esigenze) né nelle 6 ore successive al termine. Se l’impiego ricade nella fascia 22–24 antecedente l’inizio del riposo, la scelta di fruire o meno del riposo programmato è rimessa al militare.
- In materia di licenza ordinaria/speciale già autorizzata:
- è dovere del superiore regolare i turni in modo da consentire il reale godimento del beneficio, con modalità analoghe a quelle previste per il riposo settimanale;
- il personale è considerato legittimamente assente nella domenica immediatamente precedente (se non ha già fruito del riposo settimanale) e in quella successiva al periodo di licenza programmata.
La circolare sottolinea inoltre una priorità operativa: il Comandante, compatibilmente con le necessità emergenti, dovrebbe adottare ogni iniziativa utile per garantire almeno 8 ore di riposo tra un turno e il successivo, anche nell’ottica di migliorare l’efficienza complessiva del Reparto.
Infine, lo stesso documento riconosce un punto decisivo: le attività istituzionali, in particolare quelle di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza, sono “intrinsecamente” caratterizzate da una spiccata flessibilità, perché esistono situazioni non preventivabili che impongono il ricorso allo straordinario o la necessità di comprimere gli intervalli di riposo.
Il paradosso del 75%: la realtà cruda della Territoriale
Tuttavia, dietro l’eleganza formale del provvedimento, emerge una realtà operativa ben diversa. Diversi Comandanti di Stazione ci hanno contattato per denunciare quella che definiscono una palese inapplicabilità della circolare all’interno dell’Organizzazione Territoriale. Parliamo del cuore pulsante dell’Arma dove, come ricordato dal Comandante Generale Luongo durante l’inaugurazione dell’anno accademico, è impiegato ben il 75% di tutto il personale. Se i propositi della circolare sono lodevoli, la loro messa in pratica si scontra con una struttura che sembra ignorare le dinamiche della “trincea”.
Lo “scaricabarile” sui Comandi intermedi
Secondo le testimonianze raccolte, il problema non è il principio della tutela: è la traslazione del peso. La circolare, nella percezione di chi deve garantire quotidianamente il servizio sul territorio, rischia di scaricare a livello di comando intermedio lacune che non sono “organizzative” in senso stretto, ma strutturali.
La vita di Stazione, specialmente nelle aree urbane delle grandi città, non è fatta di turni prevedibili, ma di una quotidianità spesso organizzata all’ultimo momento. Servizi comandati dalle Compagnie con scarso preavviso o emergenze improvvise che arrivano a getto continuo rendono la programmazione un esercizio di fantasia. In questo contesto, il principio della “flessibilità indispensabile” citato nella circolare per fronteggiare situazioni non preventivabili rischia di diventare la scusa per comprimere sistematicamente quei diritti che il documento dichiara di voler proteggere.
Il paradosso della flessibilità: scrivere con una mano e cancellare con l’altra
Il nodo non è la bontà del principio — sacrosanto — ma la sua incompatibilità con la realtà operativa. La circolare, così com’è, sembra un elegante esercizio di stile: prima detta paletti minuziosi su riposi, turnazioni e “smontanti”; subito dopo introduce la clausola di salvaguardia della “spiccata flessibilità” perché le funzioni di polizia devono fronteggiare l’imprevedibile. Tradotto: regole granitiche, deroghe pronte all’uso.
Il rischio è evidente: il richiamo alle “situazioni non preventivabili” può diventare l’alibi perfetto per comprimere con regolarità proprio ciò che, sulla carta, si dichiara di voler proteggere. Non è tutela se il diritto al recupero resta appeso a una postilla che lo rende negoziabile ogni volta che “arriva un servizio”.
Se davvero l’obiettivo è il benessere del personale, non servono disposizioni che si auto-smentiscono nel giro di poche righe: serve una riorganizzazione che liberi le Stazioni dall’assedio di attività ripetitive e a basso valore operativo. In questa direzione, la digitalizzazione — come l’innovazione annunciata dal Comandante Generale Luongo per le denunce di smarrimento — non è “modernità” da vetrina: è uno strumento concreto per togliere lavoro inutile dalle scrivanie e restituire tempo operativo alle Stazioni. Perché finché l’ordinario viene gestito come un’emergenza permanente, il riposo resterà un diritto teorico, sacrificabile ogni volta che arriva l’ennesima richiesta all’ultimo minuto.
Il Comandante di Stazione tra l’incudine e il martello
Oggi il Comandante di Stazione si trova in una posizione insostenibile. Da un lato ha il dovere di non ledere il diritto al riposo del militare — un diritto che nessun comandante vorrebbe violare — dall’altro deve fare i conti con una cronica carenza di organico e con richieste di servizi che non conoscono sosta.
Il risultato è una trappola gestionale: rispettare ordini e vincoli orari della circolare, senza personale a sufficienza, significa trasformare la pianificazione in un esercizio di acrobazia quotidiana. E mentre la tutela del benessere resta impeccabile nei documenti, sul terreno rischia di diventare un miraggio: perché la pressione operativa non evapora, si scarica. E finisce, ancora una volta, tutta sulle spalle di chi deve garantire sicurezza e presenza sul territorio con risorse sempre più esigue.
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