Carabinieri e tiro libero: l’Arma apre alle esercitazioni volontarie con la pistola d’ordinanza, ma resta il nodo delle procedure
L’Arma dei Carabinieri cambia marcia sull’addestramento individuale. Con una mossa che punta a colmare il desiderio di maggiore operatività espresso dai militari, il Comando Generale ha dato il via libera all’utilizzo della pistola d’ordinanza per esercitazioni volontarie presso le strutture dell’Unione Italiana Tiro a Segno (UITS). Una svolta significativa, firmata dal Generale C.A. Salvatore Luongo, che riconosce il tiro non solo come un dovere istituzionale, ma come un’attività essenziale per la sicurezza stessa degli operatori.
Il Generale C.A. Salvatore Luongo punta in alto: vuole Carabinieri che abbiano una “perfetta conoscenza delle armi” e la capacità di usarle con la dovuta cautela e la giusta confidenza. Uno slancio propositivo encomiabile, che riconosce finalmente come l’addestramento non sia un semplice obbligo istituzionale, ma un pilastro dell’identità militare e della sicurezza degli operatori. Il Comandante Generale ha infatti ribadito ai Comandanti di Corpo la priorità assoluta delle esercitazioni, sollecitando la disponibilità di istruttori, armaioli e poligoni, anche privati se necessario.
Portafoglio in mano e addestramento extra: le nuove regole
La novità è chiara: chi vuole sparare di più lo può fare, ma a proprie spese. Il provvedimento permette ai carabinieri in servizio permanente di incrementare le proprie capacità balistiche al di fuori degli orari di servizio, usufruendo però di una tariffa agevolata di tesseramento presso i poligoni UITS. L’autorizzazione, rilasciata dal Comandante di Reparto, ha una validità triennale e richiede la sottoscrizione di una dichiarazione di assunzione di responsabilità e l’impegno a rispettare rigorose prescrizioni tecniche.
Munizioni e sicurezza: vietato il “risparmio” artigianale
Sulla sicurezza il Comando Generale non ammette deroghe. Le munizioni utilizzabili devono essere tassativamente di nuova fabbrica, di alta qualità (marchi certificati CIP o SAAMI) e compatibili con il calibro dell’arma (9×19 mm NATO o .38 special). Il punto fermo è il divieto assoluto di utilizzare cartucce ricaricate o ricostruite: l’uso di munizionamento difettoso o artigianale è proibito per evitare danni gravi, anche letali, al personale e all’armamento. Ogni sessione deve inoltre svolgersi sotto la supervisione di istruttori specializzati UITS.
Burocrazia e manutenzione: l’occhio dell’Arma resta vigile
Nonostante si tratti di attività “privata”, il controllo resta ferreo. Il militare ha l’obbligo di informare il proprio comando entro 3 giorni lavorativi dall’esercitazione, consegnando l’attestazione rilasciata dal responsabile del poligono. Questi dati confluiranno nel libretto di tiro individuale tramite il portale “Leonardo”, nell’ottica di una completa digitalizzazione dei registri ADD 37 e ADD 39. Prima di rientrare in servizio attivo con le esercitazioni di reparto, l’arma utilizzata in poligoni civili dovrà essere sottoposta a un’ispezione preventiva da parte di un armaiolo specializzato per garantire la perfetta efficienza del dispositivo.
Un anno di prova per la rete nazionale dei poligoni
Il piano non è definitivo: si tratta di una fase di sperimentazione della durata di un anno, al termine della quale le procedure verranno aggiornate. La rete delle strutture coinvolte è capillare e copre l’intero territorio nazionale, suddivisa per categorie di stand di tiro (indoor e outdoor) in base all’energia cinetica sviluppata dal munizionamento. Da Bolzano a Catania, i carabinieri avranno accesso a decine di sezioni TSN, garantendo che la “perfetta conoscenza delle armi” auspicata dal Generale Luongo diventi un obiettivo concreto e diffuso.
Il miraggio dell’addestramento libero: quando la burocrazia batte il bersaglio
Tuttavia, grattando sotto la superficie dell’entusiasmo, emerge un’impalcatura burocratica che rischia di trasformare l’addestramento volontario in una sfiancante corsa a ostacoli. Non basta la buona volontà: il carabiniere deve prima ottenere l’autorizzazione triennale dal proprio Comandante di Reparto (presentando istanza formale e dichiarazione di responsabilità), poi assicurarsi che il responsabile del poligono compili minuziosamente l’attestazione di svolgimento attività, da consegnare al Comando entro tre giorni. Ma il vero “collo di bottiglia” è tecnico-ispettivo: chiunque utilizzi l’arma d’ordinanza in strutture civili ha l’obbligo, prima di partecipare alla successiva esercitazione di reparto, di sottoporre la pistola a una specifica attività ispettiva preventiva da parte di un armaiolo specializzato incaricato, che ne certifichi l’efficienza. Tra moduli da firmare, scadenze amministrative e il passaggio obbligato sotto la lente dell’armaiolo, il rischio è evidente: che un’ottima intuizione operativa affoghi in un mare di carta e passaggi burocratici, spingendo molti a rinunciare prima ancora di aver premuto il grilletto. Quanti saranno disposti a tutto questo per sparare qualche caricatore extra?
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