CARABINIERE CONDANNATO A 5 ANNI: SESSO IN CASERMA IN CAMBIO DI FAVORI SULLA PATENTE
La condanna in primo grado
Un carabiniere 47enne in servizio a Cesena è stato condannato a cinque anni di reclusione dal Tribunale di Forlì per violenza sessuale e concussione. Il procedimento ha preso avvio dopo la denuncia presentata nel 2023 da una donna di 30 anni, che ha raccontato di essere stata abusata in caserma.
Secondo la ricostruzione ritenuta credibile dalla Procura, il militare avrebbe promesso alla giovane di evitare la decurtazione dei punti della patente a seguito di un’infrazione stradale e di “chiudere un occhio” sulla posizione del fratello, oggetto di attenzioni da parte delle forze dell’ordine.
Sospensione dal servizio e prospettive future
Il carabiniere è attualmente sospeso dal servizio ma a piede libero, non essendo state applicate misure cautelari. La condanna potrebbe però tradursi in carcere qualora venisse confermata in Appello, trattandosi di un reato ostativo.
La difesa, definisce la sentenza «ingiusta» e ha annunciato il ricorso: «Non è stata minimamente presa in considerazione la versione del nostro assistito».
Il rapporto in caserma e le versioni contrapposte
Il militare ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con la donna durante la convocazione in caserma per la questione dei punti della patente, ma sostiene che fosse consenziente e che non vi fosse alcuna promessa di favori.
La difesa sottolinea inoltre la presenza di elementi a supporto della propria tesi: la donna sarebbe stata intercettata mentre parlava con un amico, lo stesso che l’aveva accompagnata quel giorno, il quale le avrebbe detto di non crederle perché l’aveva vista uscire ridendo dalla caserma.
Le argomentazioni della Procura e il ruolo della persona offesa
Il pubblico ministero aveva inizialmente chiesto una condanna a 7 anni e un mese. La giudice ha comunque inflitto una pena ritenuta «severa» dalla difesa, che aveva chiesto l’assoluzione.
Nel frattempo è emerso che la trentenne ha presentato tre denunce nel 2025 per altri presunti episodi di violenza sessuale, salvo ritirarne una, dichiarando di essersi «inventata tutto». Per la difesa ciò costituirebbe un segnale di possibile affidabilità compromessa, suggerendo un tentativo di ottenere vantaggi indebiti.
La donna è stata inoltre sottoposta a due perizie psichiatriche, richieste da accusa e difesa, che l’hanno giudicata capace di intendere e di volere.
Verso l’Appello
Gli avvocati del militare confidano che la decisione venga ribaltata: «Abbiamo una mole consistente di prove a favore del nostro assistito», ribadisce la difesa del militare.
L’Appello sarà chiamato a valutare nuovamente un caso che, tra versioni contrapposte e testimonianze controverse, continua a sollevare interrogativi destinati a far discutere.
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