Botte, minacce e controllo ossessivo sulla compagna: condanna per un carabiniere, violenze anche nell’alloggio di servizio
La sentenza del tribunale di Termini Imerese
Il tribunale di Termini Imerese ha condannato un maresciallo dei carabinieri a 2 anni e 9 mesi di reclusione per maltrattamenti e lesioni personali ai danni dell’ex fidanzata. La decisione è stata pronunciata dal giudice Sandro Potestio, al termine di un processo di primo grado durato circa sette anni. L’imputato, 34 anni, all’epoca dei fatti vicecomandante di una stazione dell’Arma in un comune delle Madonie, avrebbe agito anche all’interno dell’alloggio di servizio sopra la caserma. Il nome del comune non è stato reso noto per tutelare l’identità della vittima.
La denuncia e l’anno dell’incubo
Il procedimento nasce dalla denuncia presentata nel 2018 dalla giovane donna, assistita dall’avvocato Maria Rotondi, che ha ricostruito un 2017 segnato da continue liti, umiliazioni, percosse e minacce, maturate in un contesto di gelosia ossessiva e atteggiamenti prevaricatori. Secondo l’accusa, le tensioni esplodevano tanto in locali pubblici quanto tra le mura domestiche, spesso nell’alloggio di servizio.
La ricostruzione dell’accusa
Come illustrato in aula dal sostituto procuratore Danilo Angelini, gli episodi di violenza sarebbero stati numerosi e reiterati. In una circostanza il maresciallo avrebbe strattonato la compagna, facendole sbattere la schiena contro un divano, per poi distruggere un peluche ricevuto in regalo dall’ex. In un’altra occasione l’avrebbe colpita con schiaffi alla testa, accompagnati da insulti e umiliazioni.
Le minacce esplicite
Tra gli atti contestati anche messaggi intimidatori. Nel luglio 2017 l’uomo avrebbe scritto alla donna: «Tu permettiti un’altra volta ad assumere un comportamento da tre… e io non ti tocco, ti ammazzo… è una promessa». Frasi che, secondo i giudici, delineano un quadro di violenza psicologica e fisica sistematica.
Il controllo e la violenza fisica
Durante una lite, il militare avrebbe sbattuto la testa della donna contro il muro, urlandole: «Quello che dico io è legge». In un’altra occasione, per questioni legate a contatti telefonici e alla presenza dell’ex fidanzata nella rubrica, l’avrebbe presa a schiaffi, minacciandola: «Ti mando a casa dei tuoi genitori dentro una cassa tagliata a pezzi». Le indagini hanno evidenziato anche chat controllate e continue scenate di controllo.
Il ricovero e la diagnosi
L’episodio più grave risale a settembre 2017. Al culmine di una discussione, l’imputato avrebbe scaraventato la donna a terra, bloccandole le braccia e premendole il ginocchio sull’addome. In ospedale le fu diagnosticata una “contusione epatica post traumatica”, con 40 giorni di prognosi. Inizialmente la vittima parlò di un incidente in palestra, ma ulteriori accertamenti nel marzo 2018 hanno confermato anche un disturbo post traumatico da stress.
La condanna e le conseguenze
Il giudice ha riconosciuto il maresciallo colpevole di tutti e quattro i capi d’imputazione, condannandolo a 2 anni e 9 mesi, oltre al pagamento delle spese processuali. Il risarcimento del danno alla vittima, costituitasi parte civile, sarà stabilito in separata sede. Concessi 90 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza.
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