Difesa

Blindati a Termini: sicurezza o spettacolo? Il Puma dell’Esercito tra deterrenza reale e marketing politico


Roma Termini sotto blindatura: cosa sta accadendo

Dalle prime ore del mattino del 28 gennaio due autoblindo Puma 6×6 dell’Esercito Italiano sono stati schierati in Piazza dei Cinquecento e in via Giolitti, nel cuore dell’area della Stazione Termini. Un terzo mezzo è stato posizionato nei pressi del Colosseo, all’Arco di Costantino.
L’operazione rientra nel perimetro di “Strade Sicure”, con un incremento di militari e un rafforzamento del dispositivo già attivo da mesi, su decisione del Ministero dell’Interno, d’intesa con il Ministero della Difesa, e attuato dalla Questura di Roma.

Secondo la Questura, la misura risponde a una logica di “occupazione e presidio del territorio”, sottraendo spazi a illegalità, marginalità e degrado. Una strategia condivisa con la Prefettura di Roma, fondata sulla sovrapposizione di competenze tra istituzioni civili e militari.


Il messaggio politico: “Altro che depotenziamento”

La scelta ha avuto una forte eco politica e mediatica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato sui social alcune immagini che la ritraggono davanti ai blindati schierati a Termini, ringraziando i militari impegnati nelle città e rivendicando la centralità del tema sicurezza nell’azione del governo.

Per Fratelli d’Italia, attraverso le dichiarazioni del deputato Fabio Roscani, presidente di Gioventù Nazionale, e del capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, i Puma rappresentano una risposta concreta alle accuse di ridimensionamento dell’operazione Strade Sicure e uno strumento di deterrenza contro microcriminalità, spaccio e degrado urbano.


Il post critico del generale Pietro Serino

A rompere il fronte compatto della narrazione politica è stato Pietro Serino, generale di Corpo d’Armata e Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano dal 26 febbraio 2021 al 27 febbraio 2024. Serino, oggi in congedo, ha affidato ai social un commento diretto e senza filtri, pubblicato integralmente:

“Ai tantissimi militari che annovero tra le mie amicizie chiedo di illuminarmi sul significato di schierare blindati Puma 6×6 nelle zone adiacenti la Stazione Termini di Roma, area afflitta da una microcriminalità molto aggressiva, non certo da minaccia terroristica. Io, da solo, non ci riesco.

Vorrei aggiungere che mi piacerebbe conoscere l’esperto di comunicazione di Palazzo Chigi che ha suggerito alla Presidente Meloni di farsi fotografare davanti a uno dei suddetti inutili (a parer mio) mezzi.

Sarebbe stato molto più utile ed efficace riconoscere ai nostri Soldati impegnati in Strade Sicure lo status pieno di Agenti di Pubblica Sicurezza, cosa che l’Esercito chiede inutilmente da anni.”


Crosetto e le pressioni politiche

La presenza dei Puma a Termini riflette anche un quadro politico più ampio. Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva più volte dichiarato che i militari dovrebbero tornare al loro ruolo originario, concentrandosi sulle funzioni di difesa e non mantenendo un presidio urbano permanente.

L’attuale rafforzamento del dispositivo sembra quindi più una risposta alle pressioni della Lega, che da tempo chiede misure di “sicurezza forte”, piuttosto che una scelta condivisa da tutto il governo o dal dicastero della Difesa.


Cos’è il Puma e perché non nasce per la sicurezza urbana

Il Puma, nelle versioni 4×4 e 6×6, è un autoblindo militare leggero concepito per missioni di ricognizione e protezione dell’equipaggio in scenari operativi complessi. Non nasce per il controllo dell’ordine pubblico né per il contrasto alla criminalità diffusa in contesti urbani come una grande stazione ferroviaria.

Il suo impiego a Roma risponde quindi a una funzione prevalentemente statica e di presidio, inserita in un dispositivo più ampio che vede la presenza coordinata di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza ed Esercito.


A cosa serve davvero nel dispositivo “Strade Sicure”

Al netto della contrapposizione politica, l’autoblindo svolge alcune funzioni concrete:

Barriera fisica e anti-sfondamento
Il Puma viene utilizzato come ostacolo fisico per delimitare aree sensibili e prevenire attacchi con veicoli in zone ad altissima densità di persone.

Postazione protetta per i militari
La blindatura garantisce una protezione passiva superiore rispetto ai normali mezzi, riducendo i rischi per il personale in caso di aggressioni o situazioni di tensione.

Deterrenza visiva e psicologica
La presenza del mezzo militare rafforza la percezione della presenza dello Stato e comunica una capacità di risposta immediata.


I limiti strutturali: il nodo irrisolto dei poteri

Come evidenziato dallo stesso Serino, i militari impiegati in Strade Sicure non dispongono di pieni poteri di polizia giudiziaria e devono sempre operare in supporto alle Forze dell’Ordine. In un’area come Termini, dove la criminalità è mobile e quotidiana, il rischio è che il blindato resti un presidio imponente ma statico.


Sicurezza reale o rappresentazione

Il rafforzamento con i Puma non è privo di utilità, ma difficilmente può essere considerato risolutivo.
Serve a proteggere e dissuadere, ma non a colpire alla radice i fenomeni criminali che affliggono Roma.

La presa di posizione dell’ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito riporta il tema al centro: senza poteri adeguati e senza una strategia coerente, l’acciaio rischia di restare simbolo. Visibile, fotografabile, ma non decisivo.


Giovanni Rinaldi – Politologo e analista istituzionale
Politologo e analista politico-istituzionale

Giovanni Rinaldi

Giovanni Rinaldi è un politologo con una lunga esperienza nello studio dei sistemi politici, delle istituzioni e delle dinamiche di potere nazionali e internazionali. Ha seguito per decenni l’evoluzione della politica italiana ed europea, con particolare attenzione ai rapporti tra politica, sicurezza e relazioni internazionali. Su InfoDifesa.it firma analisi di contesto, commenti istituzionali e approfondimenti di carattere politico-strategico.

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