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Arrestato Don Alì: il “re dei maranza” catturato dopo l’agguato al maestro e l’attacco alla troupe TV

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La cattura: fine della fuga nel cuore di Barriera di Milano

È finita nella serata del 22 novembre la latitanza di Said Alì, 24 anni, conosciuto online come Don Alì, volto social seguito da oltre 222 mila follower su Instagram e più di 330 mila su TikTok. Gli agenti della Squadra Mobile di Torino lo hanno scovato nello scantinato di un palazzo nel quartiere Barriera di Milano, dove si era nascosto dopo essersi reso irreperibile. Alla vista dei poliziotti ha tentato la fuga, ma è stato fermato dopo un breve inseguimento a piedi.

Nei suoi confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Torino per atti persecutori. Contestualmente è stato disposto l’obbligo di firma per due giovani di 24 e 27 anni, ritenuti complici nelle intimidazioni.


La spedizione punitiva contro il maestro: un agguato ripreso dai cellulari

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Torino (diretta da Giovanni Bombardieri), nasce alla fine di ottobre, dopo la querela presentata da un maestro di scuola elementare. Don Alì, insieme ai due complici, aveva organizzato una spedizione punitiva davanti a un istituto di via Vestignè, dove l’insegnante era stato inseguito, circondato e minacciato mentre si trovava con la figlia di tre anni e mezzo.

Il tutto era stato filmato e pubblicato sui social, compresi i volti del docente e della bambina. Nei video, corredati da didascalie, il maestro veniva falsamente definito “pedofilo” e “preda”. Accuse poi risultate totalmente infondate, come confermato dagli accertamenti della Mobile guidata dal dirigente Davide Corazzini.

La vittima, oltre ai danni reputazionali, ha denunciato uno stato d’ansia certificato, modificando le proprie abitudini per paura di ritorsioni.


Le minacce sui social e l’intervista a Le Iene

In precedenza, a inizio novembre, Don Alì aveva rilanciato la vicenda sui suoi profili, pubblicando spezzoni di un’intervista a Le Iene. Nel servizio affermava la necessità di “punire chi stupra bambini” e, rivolgendosi nuovamente al maestro, rincarava:
«Se la prossima volta abusi di un bambino, finirà molto peggio».

Le indagini hanno dimostrato che queste affermazioni poggiavano su accuse totalmente prive di fondamento.


L’aggressione alla troupe di Rete 4: parabrezza colpito con una mazza chiodata

Il quadro investigativo ha integrato anche un episodio più recente: l’aggressione dell’11 novembre alla troupe di Rete 4, impegnata in un servizio per il programma “Dritto e Rovescio”. Don Alì è stato individuato come autore dell’attacco al veicolo degli inviati, colpito ripetutamente con una mazza chiodata.

Il gesto, anch’esso ripreso e circolato sui social, è stato valutato dal giudice come ulteriore prova della pericolosità del 24enne.


Il fenomeno social: sfide, provocazioni e culto dell’immagine

Nato in Marocco e cittadino italiano, Don Alì ha costruito la propria notorietà attraverso video pieni di sfide e provocazioni, spesso rivolte alle forze dell’ordine, autoproclamandosi “re dei maranza” e definendo la Barriera di Milano come “il suo territorio”.

Proprio quel quartiere è diventato il teatro delle sue azioni, culminate nella sequenza di episodi che hanno portato all’arresto e alle misure cautelari per il suo gruppo.


Indagini e prove: il materiale social diventa evidenza giudiziaria

Il lavoro degli investigatori ha raccolto una grande quantità di video, audio e testimonianze, spesso provenienti dagli stessi contenuti diffusi dal gruppo. Durante la valutazione delle condotte dei tre giovani, la Procura ha evidenziato la natura “molesta e minacciosa” delle azioni, sostenendo la richiesta di misura cautelare poi accolta dal Gip.

Un caso esploso sui social, amplificato dai media e approdato fino al dibattito parlamentare, che ora approda nelle aule giudiziarie con accuse precise e documentate.

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