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APPELLO DEI CAPPELLANI MILITARI:VIA ALLA RIFORMA NON LASCIATECI IN NAFTALINA!

“Non vogliamo finire nella
naftalina, siamo preti per bene e lo vogliamo essere nelle forme adeguate ma
senza finire nella discarica”.
Lo afferma all’ANSA, mons. Angelo Frigerio,
vice dell’ordinario militare arcivescovo Santo Marciano’, che, confermando la
disponibilità dei cappellani militari a “togliersi i gradi”, ricorda
comunque come l’ordinariato militare sia nato nel lontano 1926, sia poi passato
per il Concordato, una legge del ’61, la revisione del Concordato dell’84 fino
a un decreto legislativo del 15 marzo 2010 del governo Berlusconi, varato
“in maniera unilaterale”,che ha confermato i cosiddetti
“gradi” cioè l’inquadramento dei cappellani nella gerarchia militare. “Come cappellani – spiega
il prelato della diocesi castrense, spesso sotto il tiro dei radicali che hanno
proposto piu’ volte al Parlamento di sgravare i preti soldato dal bilancio
pubblico – siamo disposti ad ogni genere di aggiornamento, secondo le nuove
esigenze di assistenza spirituale per il personale delle Forze Armate che
permetta pero’ di compiere per bene il nostro servizio. Non intendiamo
rivendicare nessun privilegio, i gradi li abbiamo ereditati dalla storia, per
fare i preti sappiamo bene che non ci vuole altro che la fede e una
cappella”. Per una riforma di questo tipo, fa osservare tuttavia
mons. Frigerio, i tempi non sono immediati. La modifica dello
“status” del cappellano, infatti, avviene “per iniziativa di
entrambe le parti”, come prevede il Concordato, e cioe’, in questo caso,
il ministero interessato, quello della Difesa, e la Conferenza episcopale
italiana. Per arrivare a elaborare delle linee guida che facciano da punto di
riferimento per la stipula di una intesa (tuttora mancante) nella commissione
paritetica, operano a livello preliminare il gabinetto del ministero e l’ordinariato.
Un incontro, fa sapere il prelato, c’e’ stato nei giorni scorsi, “per
Pasqua prepareremo un primo documento, penso che potremo arrivare alla
definizione delle linee portanti non piu’ tardi di un paio di anni. Questo
lavoro di approfondimento potra’ dunque essere fatto entro la fine del 2015 e
definito nell’arco del 2016”. Se ne discutera’ alla riunione del consiglio
permanente Cei di lunedi’ prossimo? “Attualmente la Cei – replica – e’
impegnata con la riforma dello statuto, non credo che ora abbia tempo di
affrontare la questione ma entro il 2014 avra’ un nuovo statuto e si occupera’
anche di questo”. Ma insomma i cappellani rinunceranno al trattamento
economico equiparato a quello dei militari? “Bisogna trovare una forma
giuridica – osserva mons. Frigerio – naturalmente meno dispendiosa per lo stato
perche’ i gradi sono dispendiosi ma bisogna comunque chiedersi: questo
sacerdote a tempo pieno come lo dobbiamo inquadrare? Anche nella polizia ci
sono cappellani, anche nelle carceri: dobbiamo trovare una forma equa per
questo servizio. Faremo, ad esempio, una
comparazione con le presenze dei civili che nelle Forze armate sono
38mila e devono scendere a 20 mila”. Mons. Frigerio fa poi un
esempio pratico. “Attualmente c’e’ una portaerei che sta facendo la
circumnavigazione dell’Africa con mille militari italiani a bordo e su questa
nave c’e’ un cappellano militare che si dedica solo a loro, celebrando la messa,
facendo le confessioni e fornendo assistenza spirituale”.  “Siamo
disposti a ogni genere di adeguamento – ribadisce -, non ultime le modifiche
sugli stati economici e giuridici dei cappellani militari, ma non allo
smantellamento. Siamo parte del mondo militare”. “I gradi – aggiunge
– non sono necessari per dire messa, serve solo la fede e una cappella, ma se
si toglie la cappella allora non si vuole il cappellano, che e’ un altro discorso”.
Infine, mons. Frigerio precisa che dei precedenti cinque ex ordinari militari
ancora viventi solo tre percepiscono la pensione dallo Stato per i contributi
cumulati con altre attivita’ svolte presso lo Stato. Gli ex ordinari Mani e
Bagnasco “non percepiscono alcuna pensione dallo Stato”, mentre
l’ultimo, Pelvi, “sta ancora facendo i conti relativi ai contributi e non sa
se percepirà la pensione o no”.

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