“A 24 ore di distanza un altro poliziotto penitenziario aggredito da un detenuto nel carcere di Parma”

Ieri il bollettino “emanato” dal sindacato Asppe parlava di 6 agenti della polizia penitenziaria al pronto soccorso dopo aver subito l’aggressione e aver bloccato lunedì un detenuto della Media Sicurezza. A 24 ore di distanza l’allarme su un nuovo caso: “Un agente sarebbe stato aggredito violentemente, nel nuovo padiglione detentivo, da un detenuto di l’origine straniera appartenente al circuito detentivo della Media Sicurezza”.

Nello specifico, “sembrerebbe che il detenuto, una volta uscito dalla propria camera di pernottamento, si sarebbe scagliato contro l’unica unità di Polizia Penitenziaria presente in reparto (che gestisce, da sola, più di 30 reclusi), senza nessun motivo, con una raffica di pugni che gli avrebbero fatto perdere l’equilibrio e cadere a terra”, ricostruisce la nota.
Che poi prosegue: “Per fortuna, gli altri detenuti presenti in sezione sarebbero intervenuti per sottrarre il poliziotto dalle mani del suo aggressore e ad evitare che la situazione potesse avere un epilogo diverso”. Al pronto soccorso gli sarebbe stata riconosciuta una prognosi di 5 giorni, salvo complicazioni.

“Tale episodio è, a nostro avviso – sottolinea l’Asppe – l’ulteriore conferma che l’organizzazione del lavoro nel carcere di Parma va urgentemente rivista per prevenire il verificarsi dei troppi eventi critici che stanno fiaccando il morale del personale di Polizia Penitenziaria, vittima sacrificale di ogni sorta di intemperanza che, ancora oggi, non viene gestita in maniera adeguata e differenziata, a seconda della propensione individuale ad aderire all’offerta trattamentale proposta. Allo stesso modo, a nostro avviso, l’area sanitaria dovrebbe, maggiormente e con più coraggio, farsi carico delle situazioni di più rilevante criticità dal punto di vista comportamentale, considerata la scelta adottata dalla politica di curare i detenuti psichiatrici presso strutture esterne, data l’inadeguatezza dei mezzi a disposizione delle strutture detentive.”

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