Esteri

Dopo 286 giorni in mare, la portaerei USA Abraham Lincoln attracca in Thailandia: cosa è successo a bordo

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La USS Abraham Lincoln, portaerei a propulsione nucleare della Marina degli Stati Uniti, è arrivata mercoledì 2 settembre 2026 nel porto thailandese di Laem Chabang, sulla costa orientale del Paese. Per l’equipaggio si tratta della prima sosta in porto dopo nove mesi di missione, un periodo eccezionalmente lungo trascorso in mare e segnato da crescenti polemiche negli Stati Uniti sulle condizioni di vita a bordo.

La nave, classe Nimitz e identificata con la sigla CVN-72, è entrata in porto con decine di velivoli schierati sul ponte di volo, scortata dai rimorchiatori fino all’attracco. A bordo viaggiano circa 5.000 tra marinai e Marines, reduci da un dispiegamento prolungato in Medio Oriente.

Prima sosta dopo mesi di missione: l’equipaggio diretto a Pattaya

L’arrivo in Thailandia rappresenta una pausa attesa da tempo per il personale imbarcato. Gran parte dell’equipaggio raggiungerà Pattaya, nota località turistica thailandese e tradizionale destinazione di riposo per le truppe statunitensi fin dai tempi della guerra del Vietnam.

Il contrammiraglio Robert Loughran, comandante del Carrier Strike Group 3, ha definito la sosta a Laem Chabang un’occasione “più che meritata” per permettere a marinai e Marines di riposarsi e recuperare energie dopo un lungo periodo operativo.

Anche il comandante della portaerei, il capitano Dan Keeler, ha sottolineato il valore della tappa thailandese, descrivendola come la prima visita in porto di uno “schieramento storico” dopo 286 giorni in mare.

Una portaerei sotto i riflettori per le condizioni a bordo

La USS Abraham Lincoln non arriva in Thailandia come una normale unità in visita operativa. Negli Stati Uniti, la nave è finita al centro di un caso politico e mediatico dopo le segnalazioni su carenze alimentari, problemi agli impianti idraulici e crisi di salute mentale tra il personale.

Secondo quanto riportato da fonti di stampa internazionali, tra le criticità denunciate vi sarebbero anche episodi di grave disagio psicologico, inclusi tentativi di suicidio. Le notizie hanno alimentato le critiche verso la gestione del lungo dispiegamento e verso la guerra condotta dagli Stati Uniti insieme a Israele contro l’Iran.

Alcuni parlamentari democratici hanno chiesto l’apertura di un’indagine sulle condizioni della portaerei, ritenendo necessario verificare se la permanenza prolungata in mare abbia messo sotto pressione l’equipaggio oltre limiti accettabili.

La guerra in Medio Oriente e il ruolo della USS Abraham Lincoln

La USS Abraham Lincoln era partita dalla California nel novembre 2025 per una missione inizialmente prevista nel Mar Cinese Meridionale. Successivamente, però, la portaerei è stata dirottata verso il Medio Oriente, nel quadro delle operazioni legate al conflitto contro l’Iran.

Gli Stati Uniti mantengono una portaerei nel Mare Arabico per sostenere le missioni di attacco sull’Iran e contribuire al blocco navale dei porti iraniani. La Lincoln è stata poi sostituita nell’area dalla USS George Washington, arrivata dal Giappone.

A sua volta, la George Washington dovrebbe essere rilevata dalla USS Theodore Roosevelt, attesa in partenza da San Diego nelle prossime settimane secondo quanto indicato dall’US Naval Institute.

La posizione dell’amministrazione Trump

Le preoccupazioni sulle condizioni della USS Abraham Lincoln sono state respinte dall’amministrazione statunitense. Il presidente Donald Trump ha liquidato le critiche sull’eventuale eccessiva durata dell’impiego della portaerei.

A metà agosto, il segretario ad interim della Marina, Hung Cao, aveva dichiarato che un numero limitato di casi relativi alla salute mentale era stato gestito senza perdite di vite umane, accusando i media di voler rappresentare i militari americani come vittime.

Le dichiarazioni non hanno però fermato il dibattito politico, soprattutto tra i democratici, che continuano a chiedere verifiche sulle condizioni dell’equipaggio e sulla gestione operativa della missione.

Pattaya si prepara all’arrivo dei militari americani

A Pattaya, l’arrivo di migliaia di militari statunitensi è stato accompagnato da misure organizzative e di sicurezza. Il sindaco Poramase Ngampiches ha spiegato che sono stati predisposti autobus per trasportare i marinai dalla nave alla città e ritorno, fino alla partenza della portaerei prevista per domenica 6 settembre 2026.

Il sindaco ha affermato che i preparativi si concentrano sulla sicurezza e sulla necessità di garantire prezzi equi, evitando che commercianti e operatori locali approfittino della presenza dell’equipaggio americano.

Alle truppe sarebbe stato vietato praticare attività considerate rischiose, come gli sport acquatici con moto d’acqua, e fare uso delle permissive norme thailandesi sulla cannabis. Le autorità locali hanno comunque invitato i militari a visitare le attrazioni della città, dai centri commerciali ai luoghi di culto.

La reputazione controversa di Pattaya

Pattaya è una delle destinazioni turistiche più note della Thailandia, celebre per spiagge, locali notturni e intrattenimento. La città, tuttavia, è da tempo osservata anche per la sua associazione con il turismo sessuale, tema che torna d’attualità in occasione dell’arrivo di grandi contingenti militari stranieri.

Il sindaco Poramase ha confermato una recente stretta sulle lavoratrici e sui lavoratori del sesso, ma ha negato che la misura sia collegata direttamente alla presenza dell’equipaggio della USS Abraham Lincoln.

Nelle aree turistiche, alcuni locali hanno accolto l’arrivo dei militari con cartelli di benvenuto rivolti al personale statunitense. Un proprietario francese di un go-go bar ha dichiarato di essere pronto a lavorare con qualunque cliente, ma ha anche riconosciuto che la presenza di alcol potrebbe richiedere particolare attenzione.

Una sosta simbolica per una nave provata

L’immagine della USS Abraham Lincoln in porto a Laem Chabang assume così un valore che va oltre la semplice tappa logistica. Da un lato, la portaerei resta uno degli strumenti più potenti della proiezione navale statunitense; dall’altro, il suo arrivo in Thailandia mette in evidenza la pressione crescente sugli equipaggi impegnati in missioni sempre più lunghe e politicamente sensibili.

Per i 5.000 militari a bordo, la sosta a Pattaya rappresenta soprattutto una tregua dopo mesi di navigazione, turni operativi e tensioni. Per Washington, invece, il caso Lincoln rischia di diventare un nuovo fronte di confronto interno sulla sostenibilità delle operazioni militari prolungate e sul costo umano della presenza americana in Medio Oriente.

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