Ufficiale dei carabinieri: “Rivelava notizie riservate”. Il pm chiede quindici mesi

«L’ufficiale dei carabinieri Giuseppe Bevacqua è colpevole e va condannato a un anno e 3 mesi di reclusione». Parola del pm Roberto Sparagna, della distrettuale di Torino.  «Il colonnello Bevacqua è innocente e va ampiamente assolto». Parola dei difensori Paola Debernardi e Maria Grazia Cavallo.

L’imputato, 52 anni, negli anni scorsi (e all’epoca dei fatti: 2014) referente del Reparto operativo del Comando provinciale carabinieri di Alessandria, è sotto processo con l’accusa di aver fatto «un’intrusione illecita nel sistema informatico» in dotazione alle forze di polizia (cosiddetto Sdi) e di aver abusato del proprio ruolo rivelando informazioni riservate riguardanti investigazioni in corso. Destinatario delle informazioni sarebbe stato l’imprenditore pavese Pier Felice Liberali, 60 anni, organizzatore di gare di rally. Bevacqua è un appassionato pilota.

Lo stesso Liberali è coimputato in concorso con l’ufficiale anche se il suo difensore, Celere Spaziante, nell’arringa di ieri ha domandato ripetutamente: «Che c’entra il mio assistito con tutto questo? Liberali non poteva certo conoscere i livelli di segretezza e di comportamento di un ufficiale dell’Arma». E ha chiesto l’assoluzione. Il pm, invece, ha proposto per Liberali la stessa pena di Bevacqua, benché abbia speso quasi tutta la requisitoria a parlare delle responsabilità dell’ufficiale che, ha detto, «con il suo comportamento ha gettato forte discredito sull’Arma».

La conoscenza tra Bevacqua e Liberali è legata la mondo del rally; secondo la ricostruzione accusatoria, l’imprenditore avrebbe chiesto al colonnello informazioni riservate su un tale che lo preoccupava. Il pm è stato chiaro: «L’accesso allo Sdi deve essere motivato e, comunque, le informazioni acquisite non vanno mai, e sottolineo mai, divulgate all’esterno». E duro: «Bevacqua (e Liberali) non merita neppure le attenuanti generiche perché il comportamento processuale non mostra presa di consapevolezza della gravità delle azioni compiute».

Per i difensori Debernardi e Cavallo, invece, «l’inchiesta ha messo su una macchina costosa e si è “seduta” su pregiudizi». Entrambe hanno, invece, sottolineato che nelle indagini «si sono riscontrate inerzia investigativa, mancanza di umiltà e condizionamenti che hanno impedito adeguati approfondimenti: ci sono tanti buchi e assenza di riscontri oggettivi cui gli investigatori non hanno saputo rispondere». E infine: «E’ in gioco la vita professionale di Bevacqua (tuttora in servizio, ndr)» hanno concluso insistendo sull’assoluzione. Il verdetto è atteso per il 25 settembre.

Articolo di Silvana Mossana per la Stampa