TRASFERIMENTI PER INCOMPATIBILITÀ AMBIENTALE: IL MILITARE È UN OGGETTO O UN ESSERE UMANO?

(Avv. Giuseppe Di Benedetto) – I trasferimenti per incompatibilità ambientale rappresentano da sempre una “questione aperta” per i militari. Traendo allora spunto da una sentenza del TAR Lombardia del 2015 ho deciso allora di analizzare alcune problematiche ad essi collegate. Ma passiamo ora al fatto oggetto della sentenza: un militare viene trasferito, con effetto immediato, per incompatibilità ambientale. Il militare, tra le altre cose, contesta in giudizio la mancata comunicazione dell’avvio del procedimento e quindi l’impossibilità di difendersi nel migliore dei modi contro il trasferimento.

Innanzitutto occorre sempre ricordare che le norme procedimentali sono previste per proteggere il militare dagli abusi. E’ pertanto essenziale che il militare ne pretenda il rispetto.

Relativamente all’applicazione delle garanzie procedimentali nel caso di trasferimento d’autorità, compreso quindi quello per incompatibilità ambientale, esistono tre orientamenti giurisprudenziali principali.

Un primo orientamento qualifica i trasferimenti d’autorità come ordini diretti a tutelare rapidamente la funzionalità e il prestigio dell’amministrazione militare. Non sono quindi richieste né le garanzie procedimentali a tutela del militare né una particolare motivazione della decisione. Viene cioè considerato irrilevante l’interesse del militare a prestare servizio in una determinata sede. Il militare è quindi trattato come un vaso che viene spostato da un tavolo all’altro.

Gli altri due orientamenti, seppur con alcune differenze fra di loro, pur considerando i trasferimenti d’autorità come ordini richiedono all’amministrazione militare di rispettare le garanzie procedimentali e di motivare la decisione di trasferire il militare.

Il TAR Lombardia, aderendo a questi ultimi orientamenti, in questa sentenza afferma che le norme procedimentali debbano essere rispettate, che il trasferimento debba essere motivato e che il militare non possa essere considerato come un oggetto da spostare ma occorra considerare le sue esigenze o preferenze di vita. Fin qui tutto bene.

Tutto a posto allora? No. C’è il trucco!

Il TAR afferma che l’assenza della comunicazione d’inizio del procedimento non provoca l’annullamento del procedimento se viene dimostrato in giudizio che il contenuto del provvedimento di trasferimento non sarebbe cambiato neanche se il militare avesse ricevuto la comunicazione d’inizio del procedimento e avesse potuto quindi difendersi dall’inizio.

Ecco allora la fregatura: il TAR afferma che spetta al militare il compito di dimostrare che se fossero state rispettate le procedure la decisione finale sul trasferimento sarebbe stata diversa.

Vi sembra normale? A me no.

Dura allora la vita per i militari oggetto di trasferimento per incompatibilità ambientale.

Ma allora come deve comportarsi un militare che si trovi in questa situazione?

Una comprensibile sfiducia nel sistema potrebbe indurre il militare a rinunciare a fare valere i propri diritti accettando passivamente tutti gli abusi. Ma così facendo il militare farebbe esattamente quello che il sistema vuole: non combattere e subire passivamente le decisioni.

Lo so, non è facile reagire, a volte sembra di sbattere contro un muro di gomma! E in più magari ci si ritrova solo con la parcella del legale da pagare, oltre al danno anche la beffa !

Ma la realtà è che rinunciare a combattere significa perdere in partenza e, ripeto, questo è proprio quello che vuole il sistema.

Avv. Giuseppe Di Benedetto – Ordine degli Avvocati di Perugia

Commenti Facebook

Lascia un commento

error: Content is protected !!