Politica

Strade Sicure, scontro in Commissione Difesa: il Governo punta sui Carabinieri, la Lega frena e rilancia sui 10.000 militari. E spunta l’ipotesi Polizia Giudiziaria per l’Esercito

In Commissione Difesa si riapre il dossier sull’operazione nata nel 2008

L’operazione “Strade Sicure” torna al centro del confronto politico e istituzionale. Nella seduta della IV Commissione Difesa della Camera del 23 settembre 2026, la discussione sulla risoluzione 7-00342, a prima firma del deputato della Lega Eugenio Zoffili, ha acceso un dibattito destinato a far discutere il comparto Difesa e Sicurezza.

Il nodo è chiaro: rafforzare subito la presenza dei militari nelle città oppure puntare prioritariamente su nuove assunzioni nei Carabinieri e su una revisione complessiva delle regole di impiego del personale delle Forze Armate?

La proposta di mediazione del Governo, illustrata dal sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, non è stata accettata dalla Lega. Zoffili ha infatti chiesto un ulteriore approfondimento, ribadendo la necessità di potenziare con urgenza l’operazione e di portare il contingente fino a 10.000 militari.

Una posizione che apre un passaggio politico rilevante: su Strade Sicure non si registra soltanto una contrapposizione tra maggioranza e opposizione, ma anche una differenza di impostazione all’interno dell’area di Governo.

La Lega chiede 10.000 militari: “Servono subito nelle strade e nelle stazioni”

La risoluzione Zoffili punta a un rafforzamento netto dell’operazione. L’obiettivo indicato dal deputato leghista è portare il contingente di Strade Sicure a 10.000 unità, con circa 3.200 militari aggiuntivi e un costo stimato in circa 100 milioni di euro.

Per Zoffili, la presenza dei militari in stazioni ferroviarie, aeroporti, centri urbani e luoghi sensibili rappresenta un presidio concreto, percepito dai cittadini come elemento di protezione e rassicurazione.

Il deputato della Lega ha sottolineato che l’operazione, attiva dal 2008, ha assunto negli anni un ruolo importante nel supporto alla sicurezza urbana e al controllo del territorio. Secondo questa impostazione, rafforzare il dispositivo non significa militarizzare le città, ma rispondere a esigenze concrete legate alla criminalità comune, alla microcriminalità e alle minacce più gravi, comprese quelle di matrice terroristica.

Il punto politico è l’urgenza. Zoffili ha riconosciuto l’utilità di procedere all’assunzione di ulteriori Carabinieri, ma ha evidenziato che questo percorso richiede tempi lunghi. Per la Lega, invece, la risposta deve essere immediata: più militari da subito nelle strade, nelle stazioni e nei luoghi considerati più esposti.

Il Governo propone una riformulazione: più Carabinieri, addestramento ed equipaggiamenti

La posizione del Governo è diversa. Il sottosegretario Perego di Cremnago ha espresso una valutazione positiva sull’impatto dell’operazione, ricordando che Strade Sicure ha comportato nel tempo milioni di controlli, sequestri di ingenti quantità di sostanze stupefacenti e un numero significativo di persone fermate, arrestate o denunciate.

Tuttavia, l’Esecutivo ha indicato una linea più articolata rispetto al solo aumento numerico dei militari. La proposta di riformulazione prevede il rafforzamento dei presidi nelle città, ai confini, nelle stazioni ferroviarie, nei siti e nei luoghi sensibili, attraverso l’assunzione di un numero maggiore di Carabinieri.

La scelta dell’Arma viene motivata dalla maggiore coerenza tra le sue competenze istituzionali e le finalità dell’operazione. In parallelo, il Governo ha aperto alla possibilità di rivedere le norme per incrementare gli arruolamenti di personale delle altre Forze Armate da impiegare in Strade Sicure, ove necessario.

Ma con una condizione precisa: l’eventuale incremento deve essere accompagnato da addestramento adeguato, equipaggiamenti idonei e da tutte le qualifiche previste per svolgere funzioni di polizia.

Il nodo operativo: da presidio statico a impiego dinamico

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento del sottosegretario riguarda il modello di impiego dei militari.

Il Governo ha sottolineato l’esigenza di rendere l’operazione più coerente con le attività effettivamente richieste al personale delle Forze Armate, superando il semplice presidio statico e orientando il dispositivo verso una modalità più dinamica.

È un punto centrale per il futuro di Strade Sicure. Dopo diciotto anni di operatività, il tema non riguarda soltanto quanti militari schierare, ma come impiegarli, con quali strumenti, con quali limiti e con quali responsabilità.

La discussione, infatti, non si è fermata al numero delle unità da schierare. In Commissione è emerso un tema molto più delicato: quello delle qualifiche e dei poteri riconosciuti ai militari impegnati sul territorio nazionale.

Polizia Giudiziaria all’Esercito: la proposta che può cambiare Strade Sicure

Il passaggio più destinato a far discutere riguarda l’ipotesi di attribuire ai militari impiegati nell’operazione anche prerogative di Polizia Giudiziaria.

La deputata Laura Ravetto, del gruppo Misto-FNV-F, ha espresso una valutazione favorevole su Strade Sicure, definendola un presidio necessario e percepito dai cittadini come fondamentale per la sicurezza. Ma ha anche sostenuto che il rafforzamento non dovrebbe limitarsi all’incremento numerico del personale.

Secondo Ravetto, occorre intervenire sulle funzioni attribuite ai militari, consentendo loro di agire con poteri più ampi nelle prime fasi dell’intervento operativo.

La proposta passa dalla modifica dell’articolo 24, comma 1, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni dalla legge 24 luglio 2008, n. 125. L’obiettivo sarebbe sostituire o integrare l’attuale qualifica di agente di pubblica sicurezza, riconosciuta ai militari, con l’attribuzione organica dei poteri di Polizia Giudiziaria per le attività connesse al servizio.

Si tratta di un punto estremamente sensibile. L’attribuzione di prerogative di Polizia Giudiziaria ai militari dell’Esercito o ad altre Forze Armate diverse dall’Arma dei Carabinieri aprirebbe un confronto profondo su competenze, formazione, responsabilità e confini tra Difesa e Sicurezza interna.

Lo stesso Zoffili ha definito il tema “delicato”, ritenendo necessario un ulteriore approfondimento anche all’interno della maggioranza.

La Lega non accetta la mediazione: serve un supplemento di riflessione

Il momento politicamente più rilevante della seduta è arrivato quando Zoffili ha comunicato di non poter accettare, allo stato, la riformulazione proposta dal Governo.

La motivazione è chiara: per la Lega, Strade Sicure deve essere implementata, rafforzata e potenziata con assoluta urgenza.

Il deputato leghista ha ringraziato il rappresentante del Governo per il lavoro svolto, ma ha ribadito che l’assunzione di ulteriori Carabinieri, pur utile, non può rispondere nell’immediato alle esigenze delle aree più a rischio.

La Lega sceglie la linea dell’impatto immediato: 3.200 militari in più subito, per portare Strade Sicure a quota 10.000. Una risposta muscolare e rapida, che si contrappone alla soluzione più strutturata indicata dal ministro Crosetto con i Carabinieri ausiliari: personale dotato di una qualifica giuridica più idonea, capace di intervenire anche nei casi in cui servano poteri, competenze e responsabilità proprie dell’attività di polizia.

Le opposizioni attaccano: “Non si può usare l’Esercito come supplenza strutturale”

Dalle opposizioni è arrivato un no netto alla risoluzione.

Il deputato Marco Pellegrini del Movimento 5 Stelle ha ricordato che l’operazione, avviata nel 2008 e più volte prorogata, era stata concepita come misura temporanea. Secondo il M5S, Strade Sicure non può diventare una supplenza strutturale alle carenze di organico delle Forze dell’ordine.

Pellegrini ha sottolineato che i militari sono formati per funzioni diverse rispetto al controllo del territorio e dell’ordine pubblico. Per questo, il rafforzamento della sicurezza dovrebbe passare da un piano straordinario di assunzioni nelle Forze dell’ordine, capace non solo di coprire il turnover, ma anche di adeguare gli organici alle esigenze attuali.

Il deputato ha inoltre evidenziato il tema dei costi, sostenendo che le risorse destinate all’operazione potrebbero essere investite in modo più efficace nel rafforzamento stabile delle Forze di polizia, già dotate della formazione e dei poteri necessari per quei compiti.

Il PD: “No a compiti di Polizia Giudiziaria per i militari”

Anche il Partito Democratico ha espresso contrarietà alla risoluzione.

Piero Fassino ha riconosciuto l’esigenza condivisa di rafforzare i dispositivi di sicurezza e garantire ai cittadini una maggiore percezione di protezione. Il punto, però, riguarda gli strumenti da utilizzare.

Secondo Fassino, non è corretto attribuire ai militari delle Forze Armate compiti per i quali non sono specificamente formati. Il ragionamento diventa ancora più netto di fronte all’ipotesi di estendere loro funzioni di Polizia Giudiziaria, che richiedono competenze e responsabilità proprie di altri corpi dello Stato.

Per il PD, la strada più adeguata è l’incremento degli organici delle Forze di polizia, non l’ampliamento dell’impiego dei militari in attività di controllo del territorio. Fassino ha ricordato anche che le Forze Armate sono già impegnate in numerosi compiti, incluse le missioni internazionali, che richiedono organici adeguati e un costante ricambio dei contingenti.

Azione: “Dopo 18 anni manca un’analisi costi-benefici”

Nel dibattito è intervenuta anche Federica Onori di Azione-Per-Renew Europe, associandosi alle considerazioni di Fassino e ponendo il tema dell’utilizzo delle risorse pubbliche.

Onori ha evidenziato che, in diciotto anni di applicazione dell’operazione, non risulta essere stata prodotta un’analisi costi-benefici idonea a dimostrare l’effettiva incidenza di Strade Sicure sulla riduzione della criminalità.

La deputata ha richiamato la necessità di distinguere tra percezione della sicurezza e andamento reale dei fenomeni criminali. Un passaggio destinato ad alimentare il dibattito pubblico: la presenza dei militari nei luoghi sensibili produce un reale effetto sui reati o serve soprattutto a rassicurare la popolazione?

Onori ha posto anche un tema interno al personale militare: se sia davvero professionalizzante destinare i soldati per lunghi periodi a presidi statici nelle stazioni e in altri luoghi sensibili, invece che ad attività più coerenti con il percorso formativo e professionale delle Forze Armate.

Fratelli d’Italia chiede chiarezza su compiti e attribuzioni

Nel confronto è intervenuta anche Paola Maria Chiesa di Fratelli d’Italia, che ha richiamato la necessità di mettere il personale militare impiegato nell’operazione nelle condizioni di svolgere effettivamente funzioni di supporto alle Forze di polizia.

Secondo Chiesa, occorre garantire sicurezza, chiarezza operativa e coerenza delle attribuzioni. Il rinvio della discussione, in questa prospettiva, può consentire un approfondimento ulteriore e favorire il raggiungimento di una sintesi sul testo della risoluzione.

La posizione di Fratelli d’Italia conferma che il tema non riguarda solo il rafforzamento numerico del dispositivo, ma anche la definizione concreta dei poteri, dei limiti e delle responsabilità del personale impiegato.

Quando l’emergenza diventa sistema

La domanda, a questo punto, è inevitabile: Strade Sicure è ancora una misura straordinaria o è diventata la stampella permanente del sistema sicurezza? Dal 2008, ogni allarme criminalità finisce per riaprire lo stesso copione: più militari nelle stazioni, nelle piazze, nei luoghi sensibili. Il tutto per un’operazione costata oltre 2 miliardi di euro. Ma se dopo quasi vent’anni la risposta è ancora l’Esercito, significa che il problema non è stato risolto: è stato solo presidiato. E forse più che aumentare la sicurezza reale, si è finito per amministrare la sua percezione.

Vuoi vedere più notizie di Infodifesa su Google?

G Aggiungi Infodifesa
come fonte preferita su Google

🎥 Segui InfoDifesa anche su YouTube!

Approfondimenti, notizie, interviste esclusive e analisi sul mondo della difesa, delle forze armate e della sicurezza: iscriviti al canale ufficiale di InfoDifesa per non perdere nessun aggiornamento.

🔔 ISCRIVITI ORA

Unisciti alla community di InfoDifesa: oltre 30.000 utenti già ci seguono!

📲 Unisciti al canale WhatsApp di Infodifesa!

Vuoi ricevere aggiornamenti, notizie esclusive e approfondimenti direttamente sul tuo smartphone? Iscriviti ora al nostro canale ufficiale WhatsApp!

✅ Iscriviti su WhatsApp

Senza spam. Solo ciò che ti interessa davvero.

Redazione web

Redazione Web Infodifesa Portale indipendente di informazione su Difesa, Sicurezza e Geopolitica La Redazione Web di Infodifesa è composta da professionisti, collaboratori e analisti con competenze nei settori della difesa, della sicurezza, della geopolitica e dell’attualità internazionale. Dal 2013, Infodifesa.it pubblica notizie, approfondimenti e analisi dedicate ai principali scenari strategici, militari e geopolitici, con l’obiettivo di offrire ai lettori contenuti informativi chiari, aggiornati e indipendenti. Il portale opera come spazio di informazione e analisi online. Come indicato nella sezione “Chi siamo”, Infodifesa non è una testata giornalistica registrata e non ha carattere periodico. I contenuti vengono pubblicati in base alla rilevanza dei temi trattati, alla disponibilità degli aggiornamenti e all’interesse informativo degli argomenti.