Strade Sicure, Crosetto smonta la corsa ai numeri: «Più produttivo arruolare 10mila Carabinieri»
Lo scontro su Strade Sicure non nasce da una divergenza sull’esistenza dell’operazione. Nasce da una domanda molto più concreta: più militari in strada servono davvero, se restano gli stessi vincoli di sempre?
Guido Crosetto interviene dopo le ricostruzioni circolate sui quotidiani, secondo cui nella maggioranza sarebbe esploso un nuovo fronte sul rafforzamento dell’operazione e il ministro della Difesa sarebbe contrario all’incremento.
Il riferimento è alla risoluzione depositata dalla Lega, che punta a estendere Strade Sicure fino a 10mila militari impegnati nel presidio di strade, piazze e stazioni. Il partito guidato da Matteo Salvini sostiene che oggi siano ancora scoperti 61 capoluoghi di provincia e che, con una spesa di circa 109 milioni di euro l’anno, si potrebbe garantire maggiore sicurezza in molte città.
La Lega spinge per una scelta rapida, “operativa fin dai prossimi giorni”, sostenendo che il costo potrebbe essere coperto con i profitti di pochi giorni di una grande banca italiana.
Crosetto, però, sposta il tema. Non dice che Strade Sicure non serva. Dice che non può essere trattata come un manifesto elettorale con le stellette.
Crosetto rivendica Strade Sicure: «La facemmo nascere contro tutti e tutto»
Il ministro respinge l’immagine di un titolare della Difesa ostile all’operazione.
Anzi, ricorda di essere stato tra coloro che contribuirono alla nascita di Strade Sicure, quando alla Difesa c’era Ignazio La Russa e lui sedeva al ministero come sottosegretario insieme a Giuseppe Cossiga.
Crosetto parla di un’operazione nata “contro tutti e tutto”, con fatica e difficoltà. Ma aggiunge un punto essenziale: non nacque come loro l’avrebbero voluta.
Nacque con “mille vincoli”.
E quei vincoli, secondo il ministro, sono ancora lì.
È questo il cuore della sua posizione: non una bocciatura dell’operazione, ma una critica alla sua gestione politica e normativa. Strade Sicure non può essere continuamente aumentata nei numeri senza mettere mano alle condizioni in cui i militari operano.
I vincoli che restano: burocrazia, logistica, equipaggiamento
Crosetto elenca i problemi in modo diretto: lacci burocratici e legislativi, questioni logistiche e ordinative, addestramento, equipaggiamento.
Sono parole che riportano il dibattito fuori dalla propaganda.
Perché aumentare il contingente è la parte più semplice da comunicare. Molto più difficile è spiegare cosa accade dopo: dove alloggiano i militari, con quali turnazioni, con quali strumenti, con quali margini d’intervento, con quali responsabilità in caso di criticità operative.
La politica chiede più presidi. La Difesa chiede prima una cornice seria.
Ed è qui che la frase del ministro diventa il vero titolo politico della giornata: mettere subito altri militari in strada va bene, purché non sia solo per motivi “estetici”, per far vedere qualche mimetica in più.
Una formula che pesa, perché colpisce la tentazione più ricorrente nel dibattito sulla sicurezza: confondere la presenza visibile con l’efficacia reale.
La proposta alternativa: 10mila Carabinieri in più
La parte più importante del messaggio di Crosetto riguarda l’Arma.
Il ministro spiega che, proprio per superare questi limiti, aveva indicato una strada diversa: arruolare 10mila Carabinieri in più.
Il motivo è chiaro: i Carabinieri sono Difesa, ma sono anche Forza di polizia. Hanno quindi tutti i poteri propri delle Forze di polizia.
È una distinzione decisiva.
I militari dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica impiegati in Strade Sicure garantiscono presidio, deterrenza e supporto. Ma non sono strutturati come una forza di polizia ordinaria. L’Arma, invece, ha natura militare e funzione di polizia.
Se il problema è il controllo del territorio, la sicurezza urbana, le stazioni, le piazze, le zone a rischio e il contrasto a una criminalità sempre più aggressiva, la domanda non è solo quanti uomini servano. È quali uomini servano.
Crosetto lo dice senza giri di parole: se si vogliono militari davvero operativi, anche nelle aree più delicate e a fianco delle Forze di polizia, bisogna renderlo legalmente possibile.
Forze speciali nelle città? Solo con norme chiare
Nel messaggio del ministro c’è anche un passaggio che non va sottovalutato.
Crosetto richiama chi chiede l’impiego delle forze speciali nelle zone a rischio delle città, accanto alle Forze di polizia. Ma anche qui il punto resta lo stesso: se si vuole questa scelta, bisogna prima costruire la base normativa.
Non si può invocare l’eccezionalità operativa senza assumersi la responsabilità politica delle regole.
In altre parole: non basta chiedere reparti più qualificati o più visibili. Bisogna dire con quali poteri agiscono, dentro quale catena di comando, con quali limiti e con quali tutele.
Il ministro, infatti, chiude il ragionamento indicando la strada: più che una risoluzione, serve accelerare il disegno di riordino della Difesa e inserire lì le norme utili a contrastare una criminalità che definisce sempre più odiosa.
È un modo elegante, ma netto, per dire che il Parlamento non può cavarsela con un atto d’indirizzo se poi non affronta i nodi veri.
Strade Sicure è già stabilizzata fino al 2027
C’è poi un elemento spesso dimenticato nel dibattito politico: Strade Sicure non è scoperta né sospesa.
L’operazione è stata stabilizzata con un piano triennale fino al 31 dicembre 2027, anche attraverso il rafforzamento legato a Stazioni Sicure.
Questo significa che il tema non è semplicemente “continuare o non continuare”. Il dispositivo esiste, è finanziato, è già parte stabile dell’architettura di sicurezza interna.
Proprio per questo, però, diventa ancora più urgente capire se il modello attuale sia sostenibile.
Una misura nata come risposta straordinaria è ormai diventata presenza ordinaria nelle città. E quando l’eccezione diventa sistema, non bastano più proroghe e aumenti numerici. Servono regole adeguate al nuovo ruolo che si pretende dai militari.
Il paradosso giuridico dei militari in strada
Il nodo più delicato resta quello della tutela giuridica.
I militari impiegati in Strade Sicure sono chiamati a operare in contesti complessi, spesso al fianco delle Forze di polizia, in aree dove possono verificarsi aggressioni, disordini, controlli difficili e situazioni imprevedibili.
Ma se si chiede loro di fare di più, bisogna chiarire meglio cosa possano fare e fino a dove possano spingersi.
Il rischio è creare una zona grigia: uomini esposti sul piano operativo, ma non sempre protetti da una cornice normativa proporzionata alle aspettative politiche.
Che fine hanno fatto i 12mila Carabinieri ausiliari?
Il ragionamento del ministro riapre inevitabilmente il dossier dei Carabinieri ausiliari.
Nei mesi scorsi era emersa l’ipotesi di reintrodurre una forma di servizio ausiliario nell’Arma, con circa 12mila volontari destinati a rafforzare il presidio del territorio e ad alleggerire progressivamente l’Esercito dall’impiego stabile in Strade Sicure.
L’idea era chiara: non smantellare l’operazione, ma cambiarne gradualmente il baricentro. Mantenere la presenza nelle città, nelle stazioni, negli ospedali, nei centri commerciali e negli obiettivi sensibili, affidandola sempre più a personale incardinato nell’Arma.
Il tema aveva trovato anche una sponda istituzionale. Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, in audizione in Commissione Difesa nel marzo 2025, aveva rilanciato l’ipotesi dei Carabinieri ausiliari volontari come strumento utile per rigenerare gli organici e garantire un controllo più capillare del territorio.
Poi, però, il progetto si è fermato.
Nel Ddl Sicurezza nessuna traccia degli ausiliari
Il passaggio più significativo è arrivato con il Ddl Sicurezza e contrasto al disagio giovanile, annunciato dal Consiglio dei ministri il 14 luglio 2026.
Nel testo non compare alcuna norma sui 12mila Carabinieri ausiliari.
Nessun articolo dedicato. Nessuna procedura di reclutamento. Nessun contingente speciale. Nessun collegamento esplicito con Strade Sicure.
Il provvedimento interviene su Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia penitenziaria, organizzazione del Ministero dell’Interno, potenziamento operativo delle Forze di polizia, procedimenti disciplinari, avanzamenti di carriera e benefici assistenziali.
Ma del piano sui Carabinieri ausiliari non c’è traccia.
È questo il punto politicamente più fragile: mentre Crosetto torna a dire che servirebbero più Carabinieri, la misura che avrebbe potuto aprire quella strada è rimasta fuori dal principale provvedimento sulla sicurezza.
Portolano e il rischio di logorare l’Esercito
Sul tema era intervenuto anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, con un avvertimento netto: Strade Sicure non può trasformarsi in un modo per coprire carenze strutturali delle Forze di polizia.
Il rischio è consumare uomini e mezzi dell’Esercito in compiti che, se diventano ordinari, allontanano lo strumento militare dalla sua funzione primaria: difesa nazionale, addestramento, prontezza operativa, capacità bellica, missioni internazionali.
È lo stesso nodo che Crosetto ripropone oggi.
L’Esercito può concorrere alla sicurezza interna. Lo ha fatto e continua a farlo. Ma non può diventare stabilmente il serbatoio da cui attingere ogni volta che la politica ha bisogno di dare una risposta rapida all’allarme sicurezza.
La Lega chiede numeri, Crosetto chiede una riforma
La distanza politica è tutta qui.
La Lega chiede di portare Strade Sicure a 10mila militari, sostenendo che esista una parte rilevante del territorio ancora scoperta e che il costo dell’operazione sia sostenibile.
Crosetto non nega il problema della sicurezza. Ma risponde che prima di aumentare i numeri bisogna sciogliere i nodi che rendono difficile ai militari operare al massimo delle loro potenzialità.
Sicurezza reale o sicurezza visibile
Alla fine, la domanda resta una sola.
Il Governo vuole rafforzare Strade Sicure come dispositivo operativo o usarla ancora come strumento di rassicurazione pubblica?
Perché aumentare il contingente può avere senso. Ma solo se si chiarisce quale ruolo si vuole assegnare ai militari, quali poteri debbano avere, quali tutele siano previste e quale rapporto debba esistere con le Forze di polizia.
Altrimenti il rischio è semplice: più divise nelle strade, stessi problemi di prima.
Crosetto, con il suo intervento, non chiude il dossier Strade Sicure. Lo riapre nel punto più scomodo: il modello attuale è ancora sostenibile?
E soprattutto: se davvero servono più uomini con pieni poteri di polizia, perché il piano dei Carabinieri ausiliari è sparito dai testi ufficiali?
Finché questa domanda resterà senza risposta, ogni discussione sui numeri rischierà di essere incompleta. E ogni nuova mimetica mandata in strada rischierà di servire più alla politica che alla sicurezza.
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