Crosetto sfida Bruxelles davanti ai vertici militari UE: “Basta burocrazia, serve uno Scudo della Difesa Europeo”
Il messaggio ai Capi di Stato Maggiore e ai Direttori degli Armamenti
Un intervento diretto, senza giri di parole, pronunciato davanti alla platea che più di ogni altra decide come si costruisce concretamente la difesa del continente. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha preso la parola alla UE – European CHOD/NAD Conference, l’appuntamento che riunisce i Capi di Stato Maggiore della Difesa (CHOD) e i Direttori Nazionali degli Armamenti (NAD) dei Paesi dell’Unione Europea, insieme ai rappresentanti designati dai singoli Stati membri.
Il cuore del ragionamento è racchiuso in una frase che suona come un avvertimento a chi, a Bruxelles, immagina la difesa comune come una nuova architettura di uffici e procedure: «L’Europa non ha bisogno di nuova burocrazia, ma di velocità decisionale e operatività».
Guerra ibrida e minacce cyber: “Nessun Paese può agire da solo”
Crosetto ha inquadrato il suo intervento nello scenario di sicurezza che l’Europa sta attraversando. Guerra ibrida, minacce cyber e crisi globali sono, nelle parole del Ministro, i tre fronti che rendono impraticabile qualsiasi risposta nazionale isolata: «nessun Paese può agire da solo».
Da qui la proposta di una sicurezza continentale che non si fermi ai confini dell’Unione, ma sia «estesa anche ai partner extra-UE». È un punto su cui il titolare di Palazzo Baracchini insiste da tempo: la difesa europea, nella sua visione, deve abbracciare l’intero continente e coinvolgere i Paesi che condividono gli stessi interessi di sicurezza pur non facendo parte dell’Unione, a partire dal Regno Unito, presente ad esempio nel formato “E5” dei Ministri della Difesa che l’Italia ha ospitato a Roma.
NATO pilastro, ma un’Europa più autonoma la rafforza
Nessuna contrapposizione tra Alleanza Atlantica e integrazione europea. Crosetto ha ribadito che «la NATO resta il pilastro», aggiungendo però che «un’Europa più autonoma la rafforza». La formula sintetizza la linea italiana: costruire capacità europee non per sostituire l’ombrello atlantico, ma per renderlo più solido, in una fase in cui il principale alleato d’oltreoceano chiede ai partner europei di assumersi una quota crescente di responsabilità.
“Non basta spendere”: requisiti comuni e interoperabilità
Il passaggio più tecnico, e forse quello più rilevante per la platea di CHOD e NAD, riguarda l’uso delle risorse. «Non basta spendere», ha detto il Ministro, indicando quattro condizioni senza le quali l’aumento dei bilanci rischia di tradursi in duplicazioni e frammentazione:
- requisiti comuni, cioè esigenze operative definite insieme prima di avviare i programmi;
- interoperabilità tra i sistemi delle diverse Forze Armate europee;
- sviluppo industriale, per garantire che gli investimenti alimentino una base tecnologica e produttiva europea;
- uno “Scudo della Difesa Europeo”, che rappresenta la proposta di sintesi avanzata da Crosetto.
Il richiamo ai requisiti comuni tocca uno dei nodi storici della difesa europea: eserciti che acquistano piattaforme diverse per svolgere la stessa funzione, con costi moltiplicati e capacità che faticano a operare insieme. Rivolgersi direttamente ai Direttori Nazionali degli Armamenti, ovvero a chi gestisce i programmi di acquisizione, significa puntare al livello dove queste scelte vengono effettivamente compiute.
Lo “Scudo della Difesa Europeo” e il quadro di Bruxelles
La proposta di uno Scudo della Difesa Europeo si inserisce in un dibattito che a Bruxelles ha già preso forma. La tabella di marcia per la difesa presentata dalla Commissione europea e dall’Alto Rappresentante nell’ottobre 2025 ha individuato quattro iniziative faro verso il 2030: l’Iniziativa europea di difesa contro i droni, l’Eastern Flank Watch, lo scudo aereo europeo e lo scudo spaziale europeo, tutte pensate per contribuire direttamente agli obiettivi di capacità della NATO.
Sul fronte nazionale, Crosetto ha già delineato nel Documento programmatico pluriennale la costruzione di un “dome” italiano, un’architettura multilivello contro minacce missilistiche, spaziali e dai droni, con investimenti stimati in circa 4,4 miliardi di euro e sistemi come il SAMP/T di nuova generazione e il caccia di sesta generazione GCAP. Proprio il SAMP/T era stato indicato dal Ministro, a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, come «elemento chiave di una futura architettura di difesa europea».
Perché l’intervento è importante
La conferenza CHOD/NAD non è un consesso politico ma il luogo in cui pianificazione militare e procurement si incontrano. Portare in quella sede il tema della velocità decisionale e della riduzione della burocrazia significa chiedere a chi progetta e acquista i sistemi d’arma dei 27 di cambiare metodo prima ancora che aumentare i budget. Un messaggio che l’Italia, forte di una delle industrie della difesa più avanzate d’Europa, intende far pesare nei prossimi passaggi sull’attuazione degli strumenti europei di finanziamento e sui programmi comuni.
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