Difesa

Sanità militare, cambio al vertice dell’Ispettorato. Portolano: “Nessuno sia lasciato indietro”

Cambio al vertice dell’Ispettorato Generale della Sanità Militare. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, ha presenziato alla cerimonia di passaggio di consegne tra il Tenente Generale Carlo Catalano, cedente, e il Tenente Generale Vincenzo Campagna, subentrante.

L’avvicendamento arriva in una fase delicata per la Sanità Militare, interessata da un processo di riorganizzazione che punta a rafforzare l’integrazione interforze, il raccordo con il Servizio sanitario nazionale e la capacità di supportare il personale in ogni contesto operativo.

Il richiamo di Portolano al ruolo della Sanità Militare

Nel suo intervento, il Generale Portolano ha posto l’accento sul valore strategico della componente sanitaria per l’efficienza delle Forze Armate.

“La Sanità Militare è una componente essenziale per assicurare l’operatività e la prontezza delle Forze Armate”, ha dichiarato il Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Un passaggio che colloca la tutela sanitaria del personale dentro il cuore della capacità operativa dello strumento militare. La prontezza non dipende soltanto da mezzi, addestramento e pianificazione, ma anche dalla possibilità di garantire assistenza tempestiva, prevenzione, recupero e sostegno psicofisico.

Portolano ha poi aggiunto:

“L’efficacia dello strumento militare dipende, infatti, anche dalla capacità di assistere e sostenere il personale in ogni condizione, in Patria come all’estero, preservandone l’efficienza psicofisica e garantendo tutela, recupero in tempi rapidi”.

Il riferimento è alla funzione quotidiana e operativa della Sanità Militare, chiamata a intervenire nelle missioni internazionali, nelle attività addestrative, nelle emergenze e nei percorsi di cura del personale.

“Ogni militare deve poter contare su un’organizzazione che lo sostenga”

Il passaggio più forte del discorso riguarda il rapporto tra istituzione e militare.

“Ogni militare deve poter contare, sempre e ovunque, su un’organizzazione che lo sostenga anche nei momenti più difficili, senza mai lasciare nessuno indietro”, ha sottolineato Portolano.

È un messaggio che assume rilievo proprio mentre la Sanità Militare affronta una nuova fase organizzativa. Il principio indicato dal Capo di SMD non riguarda solo l’impiego operativo, ma anche la capacità dell’Amministrazione di accompagnare il personale nei momenti di maggiore fragilità: malattia, infortunio, idoneità, convalescenza, pratiche medico-legali e riconoscimento delle cause di servizio.

Riforma e nuova architettura sanitaria militare

Il riordino della Sanità Militare punta a una struttura più integrata e interforze, con una maggiore sinergia con la sanità pubblica, il mondo accademico, la ricerca e l’industria.

Il percorso prevede l’istituzione di un Corpo unico della Sanità Militare, destinato a concentrare le competenze mediche e sanitarie della Difesa, e una nuova architettura organizzativa con il Comando della Sanità Militare e la Direzione della Sanità Militare.

L’obiettivo è razionalizzare il sistema, uniformare le procedure, rafforzare il coordinamento tra Forze Armate e rendere più efficace il supporto sanitario al personale.

Tra le funzioni previste rientrano anche ambiti specialistici come la medicina veterinaria, mentre sul piano territoriale è prevista una maggiore collaborazione con il Servizio sanitario nazionale, anche attraverso il riassetto delle strutture sanitarie militari e lo sviluppo di una rete di poliambulatori.

Le criticità da non sottovalutare

Il cambio al vertice e il processo di riforma si inseriscono però in un quadro in cui restano aperte criticità importanti.

La modernizzazione della Sanità Militare dovrà misurarsi con problemi concreti: tempi delle procedure medico-legali, organici, valorizzazione del personale sanitario, tenuta delle strutture territoriali, continuità assistenziale e capacità di garantire risposte rapide ai militari che si trovano in condizioni di fragilità.

Il rischio è che una riforma pensata per semplificare finisca, se non accompagnata da risorse e procedure efficienti, per lasciare irrisolti proprio quei nodi che incidono direttamente sulla vita del personale.

Cause di servizio, il banco di prova della tutela del personale

Tra le questioni più delicate c’è il riconoscimento delle cause di servizio.

Per il personale militare, il riconoscimento di un’infermità dipendente dal servizio non è un passaggio meramente amministrativo. Significa vedere accertato il collegamento tra una patologia, un infortunio o una menomazione e l’attività svolta al servizio dello Stato.

Eppure, l’iter resta spesso lungo e complesso. I ritardi nelle convocazioni delle Commissioni Mediche Ospedaliere, le tempistiche delle valutazioni medico-legali e la stratificazione delle procedure possono lasciare il militare per mesi, talvolta per anni, in una condizione di incertezza.

È qui che il principio richiamato da Portolano — non lasciare nessuno indietro — incontra la realtà amministrativa quotidiana. Una Sanità Militare davvero vicina al personale deve essere in grado di garantire non solo cure e assistenza, ma anche percorsi medico-legali chiari, rapidi e comprensibili.

Aspettativa per infermità e rischio decurtazione dello stipendio

Il tema delle cause di servizio si lega anche a un aspetto economico molto concreto: l’aspettativa per infermità.

Quando una pratica resta sospesa troppo a lungo, il militare può trovarsi esposto al rischio di decurtazione dello stipendio, con effetti pesanti sulla stabilità personale e familiare.

Il problema è particolarmente sensibile nei casi in cui l’infermità sia potenzialmente collegata al servizio, ma il riconoscimento formale arrivi in ritardo. In quel periodo il dipendente resta in una zona grigia: attende una decisione, affronta le conseguenze sanitarie della propria condizione e, al tempo stesso, può subire ricadute economiche significative.

Per questo la gestione delle cause di servizio rappresenta uno dei banchi di prova più importanti per la nuova fase della Sanità Militare.

Catalano lascia dopo quasi 46 anni di servizio

Nel corso della cerimonia, il Generale Portolano ha rivolto al Tenente Generale Carlo Catalano il ringraziamento delle Forze Armate per il servizio reso alla Difesa e alla Nazione.

Catalano lascia il servizio attivo dopo quasi 46 anni, al termine di una lunga carriera e di un contributo significativo alla crescita della componente sanitaria militare.

Campagna alla guida di una fase decisiva

Al Tenente Generale Vincenzo Campagna, nuovo vertice dell’Ispettorato Generale della Sanità Militare, è stato rivolto l’augurio di buon lavoro in una fase complessa e decisiva.

La sfida sarà accompagnare il riordino senza perdere di vista il punto centrale indicato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa: la tutela concreta del personale.

Perché la Sanità Militare non è solo un assetto organizzativo o una funzione tecnica. È il presidio che deve garantire al militare assistenza, recupero, protezione e certezza nei momenti più difficili.

E proprio sulle criticità ancora aperte — dalle cause di servizio ai tempi delle commissioni, dall’aspettativa per infermità alla continuità assistenziale — si misurerà la capacità della riforma di tradurre in fatti il principio più netto del discorso di Portolano: nessuno deve essere lasciato indietro.

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