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“Riforma scritta dai militari”: Crosetto presenta il ddl Difesa su droni, cyber-attacchi e tutele legali. Ecco cosa prevede

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha aperto davanti alla Commissione Affari esteri e Difesa del Senato l’esame del disegno di legge n. 2028, “Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale”. Un’audizione che il ministro ha voluto condividere con i vertici militari: dopo di lui sono stati chiamati a illustrare il testo nel dettaglio il Capo di Stato Maggiore della Difesa, i capi delle tre Forze armate, il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri e il Direttore nazionale degli armamenti. Una scelta non casuale. «Ho chiesto alle Forze armate di scrivere questo disegno di legge», ha spiegato Crosetto, «perché doveva nascere dalla loro esperienza operativa».

Una legge “scritta dai militari”, non dal ministro

Il percorso parte dalla lettera inviata il 20 gennaio scorso al Presidente della Repubblica e ai presidenti di Camera e Senato, in cui Crosetto scriveva che «il contesto che viviamo impone una riflessione profonda sullo strumento militare nazionale» e che era «necessario ripensare in modo organico modelli, capacità, assetti». Da lì la costituzione di un Comitato strategico con tutte le articolazioni della Difesa, al quale il ministro ha partecipato solo nella seduta d’insediamento, lasciando poi il lavoro ai sottosegretari e agli Stati Maggiori.

«Non è la riforma del ministro, non è la riforma di questa maggioranza, non è la riforma del governo», ha ribadito in aula, «ma la sintesi delle necessità delle Forze armate», raccolte in questi anni dai comandanti in teatro e dal personale che opera in Italia e all’estero. Un concetto ripetuto più volte e con un’argomentazione precisa: «Sto proponendo al Parlamento una legge che non userò io come ministro, che non userà questo governo, ma che è costruita per il Paese». Nemmeno i capi di Stato Maggiore attuali, ha aggiunto, utilizzeranno gli articoli di questa legge.

Il problema di fondo: le minacce corrono, le norme no

Il cuore dell’intervento è una constatazione che il ministro ha definito non solo organizzativa, ma giuridica. La normativa italiana in materia di difesa è stata costruita «sull’assunzione che la conflittualità fosse un’eccezione, prontamente visibile e confinata in uno spazio e in un tempo determinato». Oggi, ha detto, «non è più così».

Accanto ai domini tradizionali – terrestre, marittimo, aereo – pesano ormai quello cibernetico, spaziale, subacqueo e cognitivo. Le minacce si combinano e vengono usate simultaneamente, «spesso al di sotto della soglia tradizionale del conflitto»: azioni cyber, sabotaggi, interferenze, attività informative ostili, pressione sulle infrastrutture critiche e sulle catene di approvvigionamento.

Il rischio, secondo Crosetto, è «che si allarghi il divario tra la velocità con la quale cambiano le minacce e la velocità con la quale riusciamo ad adeguare la nostra organizzazione». Un esempio concreto: «Un processo di acquisizione adesso dura 4-5 anni. Con i tempi della tecnologia odierna si comprano cose che quando arrivano sono già vecchie». E ancora: «I processi di certificazione durano 2-3 anni. Capite che 2-3 anni per certificare un prodotto che dopo un anno è obsoleto è surreale».

Nasce il Centro interforze contro la minaccia ibrida

La prima risposta concreta del disegno di legge è la costituzione del Centro interforze per l’addestramento al combattimento e il contrasto della minaccia ibrida, posto alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa. Il Centro si occuperà di analisi del rischio, sviluppo della dottrina e attività esercitative su scenari complessi multidominio, accentrando e razionalizzando funzioni già esistenti. L’idea, ha ricordato il ministro, era stata anticipata già nel settembre dello scorso anno in un confronto con il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius.

Cyber: arriva lo “specialista cyber militare” con incentivo anti-esodo

Sul fronte cibernetico il provvedimento definisce lo spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare, rafforza l’unicità di indirizzo in capo al Capo di Stato Maggiore della Difesa e introduce la figura dello specialista cyber militare. A questa si accompagnano misure economiche dedicate, compreso un incentivo anti-esodo, pensato per trattenere nella Difesa competenze «ad alta specializzazione e fortemente attrattive per il mercato privato». «La disponibilità di tecnologie avanzate non è sufficiente», ha sottolineato Crosetto, «se non è accompagnata dalla capacità di disporre stabilmente di personale altamente qualificato». Il tutto, ha precisato, nel rispetto delle competenze delle altre istituzioni dello Stato che operano nello stesso dominio.

Droni: finalmente regole chiare per mezzi già in servizio

Un capitolo riguarda i sistemi militari senza equipaggio a bordo: aerei, navali e subacquei. «Questi assetti sono già da tempo in dotazione delle Forze armate», ha osservato il ministro, «mentre il quadro regolatorio necessita ancora di essere definito». Il testo interviene su classificazione, responsabilità di comando, abilitazione e regole di impiego, con effetti anche sulla certezza delle responsabilità e sulla sicurezza della navigazione.

Vertici “interforze” obbligatori e nuovi sottocapi di Stato Maggiore

La riforma spinge con decisione sulla cosiddetta interforzizzazione. Per accedere ai gradi apicali sarà necessario, a regime, aver maturato esperienze in ambito interforze: «Chi in futuro sarà chiamato ad assumere responsabilità più elevate non potrà conoscere soltanto la propria competenza». Non un requisito formale, ha chiarito Crosetto, ma parte di un percorso per costruire una classe dirigente militare che conosca lo strumento «nella sua interezza». «Non è più il tempo delle frammentazioni o di strutture che procedono per compartimenti separati quando trattano lo stesso argomento».

Sul piano organizzativo viene introdotta la distinzione tra sottocapo di Stato Maggiore e sottocapo di Stato Maggiore con funzioni operative, per valorizzare competenze diverse e rendere più chiara la distribuzione delle responsabilità.

Teatri operativi: “Non sono un capannone dove si fanno i pelati”

Il passaggio più sentito dell’audizione ha riguardato due norme che Crosetto ha definito «apparentemente tecniche». La prima: un teatro operativo non può essere trattato sotto ogni profilo come un normale luogo di lavoro. «Oggi è così», ha ammesso il ministro. «Non possiamo applicare meccanicamente a un’area nella quale si conduce un’attività operativa le stesse categorie che utilizziamo per un ufficio, per un ordinario stabilimento produttivo dove si fanno i pelati o si fa la pasta».

Il ministro ha però voluto chiudere ogni ambiguità: «Non significa ridurre le tutele per il personale». La norma stabilisce che il personale sia adeguatamente formato, informato e addestrato, che materiali ed equipaggiamenti siano conformi alle disposizioni di sicurezza e che le attività siano pianificate nel rispetto delle norme tecnico-militari.

E poi l’esempio diretto: «Se sei in Afghanistan e sei sotto attacco, l’obiettivo non è rispettare la normativa antinfortunistica come si rispetta in un cantiere. Non puoi usare lo stesso metodo che usi in provincia di Cuneo su un cantiere di un artigiano per giudicare come si è comportato il capo di una missione».

Danni a terzi: paga lo Stato, non il comandante

La seconda norma riguarda il risarcimento dei danni subiti da terzi. Nelle fattispecie previste dal disegno di legge – militari inquadrati in unità destinate a missioni internazionali o operanti in teatro – in caso di condotta colposa l’azione risarcitoria del terzo viene indirizzata direttamente all’Amministrazione della Difesa. «Se non ha colpe, un comandante non può pagare personalmente per quello che ha fatto come comandante», ha detto Crosetto. «Non ha senso che questo problema sia vissuto dalla famiglia e dalla persona che in quel momento comandava quel reparto».

Restano ferme la responsabilità penale, le responsabilità amministrative ed erariali e l’azione di rivalsa dell’amministrazione: «Se ha colpe è diverso, ma alla fine del processo lo Stato si rivale». «Non si tratta di immunità», ha precisato il ministro, ma di stabilire «chi debba farsi carico delle conseguenze patrimoniali di un’attività svolta nell’adempimento di un compito istituzionale». E il danneggiato, ha aggiunto, ottiene così una tutela risarcitoria effettiva.

Da qui lo sfogo sui procedimenti giudiziari che hanno coinvolto i vertici militari: «Trovo surreale che non ci sia un Capo di Stato Maggiore che non sia stato messo sotto indagine per attività svolte nei poligoni di cui non sapeva nulla, che ci siano persone sotto processo perché su una nave dopo 20 anni si è scoperto che c’era l’amianto», con un materiale «che allora era legale». «Se ha sbagliato, non ha sbagliato quel comandante, ha sbagliato lo Stato ed è giusto che risponda lo Stato».

Fast prototyping, certificazioni esterne e un nuovo Fondo per la ricerca

Sul versante delle acquisizioni il disegno di legge rafforza il raccordo tra programmazione capacitiva, finanziaria e politica industriale, valorizzando il ruolo della Direzione nazionale degli armamenti, e istituisce il Fondo per l’efficientamento degli investimenti della ricerca scientifica e tecnologica militare.

Viene introdotto il fast prototyping, una procedura ispirata al partenariato per l’innovazione che consente di sviluppare prototipi, testarli con il coinvolgimento diretto degli utilizzatori e arrivare più rapidamente alla capacità operativa, «mantenendo tutte le necessarie garanzie procedurali».

Sulle certificazioni, il testo apre alla possibilità, in determinate condizioni, di avvalersi di centri di test e sperimentazione esterni alla Difesa: «Al posto di utilizzare il centro dell’Esercito, utilizzare il Politecnico di Torino, il Politecnico di Milano, l’Università di Pisa oppure il Rina o altri enti certificatori consente di aumentare la velocità ottenendo lo stesso risultato, anzi creando un ecosistema che rende più resiliente tutto l’ambiente».

Agevolati anche gli accordi Government to Government (G2G) con Stati partner, considerati «sempre più strategici» per sviluppare programmi comuni e sostenere l’industria nazionale sui mercati internazionali. «La nostra autonomia non deve essere confusa con l’autosufficienza», ha chiarito il ministro. «Essere autonomi significa poter scegliere con chi cooperare senza dipendere, per quanto possibile, da un’unica fonte».

Appalti, immobili e VIA: “Un bunker non è un capannone”

Il provvedimento prevede ipotesi specifiche di ricorso alle procedure negoziate per le opere destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale, interviene sui tempi degli atti aggiuntivi ai contratti e amplia la valorizzazione degli immobili della Difesa attraverso permute che includano anche lavori, oltre a beni e servizi.

Sulle infrastrutture militari e la valutazione di impatto ambientale, Crosetto ha scelto la massima cautela: «La tutela dell’ambiente costituisce un interesse pubblico fondamentale e non viene posta in discussione». La norma riguarda solo progetti destinati esclusivamente alla difesa nazionale e introduce la possibilità di soluzioni specifiche quando la procedura ordinaria rischia di compromettere l’obiettivo dell’infrastruttura. «Non è un’esclusione generalizzata», ma uno strumento da usare secondo «necessità, proporzionalità e responsabilità». L’esempio: «Devo fare un bunker che non ho, non posso pensare di avere gli stessi tempi di approvazione che ho per fare un capannone».

Interessata anche Difesa Servizi S.p.A., con il riconoscimento della promozione della cultura della difesa e della valorizzazione dei luoghi della memoria come dimensione integrante dell’attività della società.

Organici e riserva: rinviati a un secondo disegno di legge

Il tema che ha animato il dibattito dei mesi scorsi – l’ipotesi di incremento degli organici fino a 40.000 unità e della componente di riserva – non è nel testo. «Non è stato abbandonato», ha assicurato Crosetto, ma richiede coperture finanziarie pluriennali che possono essere affrontate «soltanto dopo la finanziaria», anche alla luce dei vincoli della procedura europea per deficit eccessivo. Da qui la scelta di due provvedimenti separati: questo, concentrato su norme ordinamentali e procedure, con oneri diretti limitati alla valorizzazione delle professionalità cyber e al sostegno della ricerca; un secondo, su personale, riserva, infrastrutture e alloggi.

«Qua non parliamo del 3,5 o dell’1,5 di difesa», ha tagliato corto il ministro. «Qua parliamo delle condizioni con cui esercitare poi il proprio lavoro».

“Sono più preoccupato di quanto trasmetto”

Chiudendo l’intervento, Crosetto ha aperto alle modifiche parlamentari: «Può essere migliorato, possono essere aggiunti punti di vista, possono essere aggiunte norme. Vorrei che fossero discusse e approvate». Poi un passaggio personale sullo scenario: «Fino a ieri i nemici erano fisici. Negli ultimi anni sono diventate persone fisiche che utilizzavano strumenti non fisici come la cyber, la disinformazione. Ci dicono che in futuro i nemici non saranno neanche più fisici, ma magari agenti virtuali scappati al controllo umano».

«Io sono molto preoccupato dei tempi in cui viviamo», ha concluso, «molto più di quello che trasmetto normalmente quando parlo. Ma non per me, per questo Paese».

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