Polizia

Scandalo nel commissariato di Anzio-Nettuno: cinque poliziotti arrestati, accuse gravissime su droga, peculato e banche dati

Blitz della Polizia su ordine del gip di Roma

Cinque poliziotti in servizio al commissariato di Anzio-Nettuno sono stati arrestati nella mattinata dell’8 settembre 2026 al termine di una complessa indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip di Roma ed eseguita da personale della Sezione investigativa dello Sco, la Sisco, con il supporto della Squadra Mobile capitolina.

Le accuse contestate, a vario titolo, sono pesanti: associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la Pubblica Amministrazione, concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, peculato, falso, concorso in cessione di sostanze stupefacenti e accesso abusivo a sistemi informatici in uso alle forze dell’ordine.

L’inchiesta della Dda: attività illecite tra il 2024 e il 2025

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le condotte finite al centro dell’indagine sarebbero state commesse tra il 2024 e il 2025.

Gli accertamenti avrebbero fatto emergere una serie di presunte attività illecite portate avanti da pubblici ufficiali anche attraverso la gestione irregolare di fonti confidenziali. Proprio questo aspetto, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe avuto un ruolo centrale nella ricostruzione dei rapporti tra alcuni degli agenti coinvolti e ambienti criminali attivi sul territorio.

Le indagini si sono concentrate su un sodalizio dedito al traffico di sostanze stupefacenti, operativo nell’area compresa tra Anzio e Nettuno, composto da soggetti italiani e albanesi. Il gruppo criminale è stato perseguito in un procedimento separato.

La partita di cocaina e il mancato sequestro

Uno dei passaggi più rilevanti dell’inchiesta riguarda la gestione di una consistente partita di droga.

Secondo l’accusa, i poliziotti arrestati, d’intesa con alcuni esponenti del sodalizio criminale, avrebbero organizzato una “consegna controllata” e un “ritardato sequestro” di 25 chili di cocaina, senza che vi fossero gli adeguati presupposti di legge.

Non solo. Gli investigatori contestano anche l’omesso sequestro successivo di un’intera partita di 50 chili di cocaina.

Un elemento che, nella prospettazione della Dda, aggrava il quadro accusatorio e inserisce la vicenda in un contesto particolarmente delicato: quello del presunto collegamento tra appartenenti alle forze dell’ordine e un’organizzazione dedita al narcotraffico.

Le ipotesi di peculato, falso e accesso abusivo

Oltre ai reati legati agli stupefacenti, l’indagine contesta anche condotte contro la Pubblica Amministrazione.

Tra le ipotesi al vaglio figurano il peculato e il falso, oltre all’accesso abusivo a sistemi informatici in uso alle forze di polizia. Quest’ultima accusa riguarda il presunto utilizzo non autorizzato di banche dati riservate, strumenti ai quali gli operatori di polizia possono accedere solo per finalità istituzionali e nel rispetto delle procedure previste.

Secondo le contestazioni, le condotte sarebbero state commesse mediante azioni attive e omissioni, contribuendo, a vario titolo, ad alcuni episodi di cessione di sostanze stupefacenti.

Un’indagine interna al cuore dello Stato

L’operazione assume un rilievo particolare perché colpisce personale appartenente alla Polizia di Stato e in servizio in un presidio territoriale strategico del litorale laziale.

Gli arresti sono stati eseguiti dagli stessi colleghi degli indagati, nell’ambito di un’attività investigativa coordinata dalla magistratura antimafia romana. Un segnale netto sul piano istituzionale: le verifiche hanno riguardato condotte ritenute incompatibili con la funzione pubblica e con il ruolo di tutela della legalità affidato agli appartenenti alle forze dell’ordine.

Il contesto criminale tra Anzio e Nettuno

Il territorio di Anzio e Nettuno è da tempo al centro dell’attenzione investigativa per la presenza di gruppi criminali impegnati nel traffico di droga e in altre attività illecite.

In questo scenario, la presunta collaborazione tra pubblici ufficiali e soggetti legati al narcotraffico rappresenta uno degli aspetti più gravi dell’inchiesta. Secondo la ricostruzione degli investigatori, gli agenti coinvolti avrebbero interagito con esponenti del sodalizio criminale, arrivando a incidere sulla gestione di operazioni riguardanti ingenti quantitativi di cocaina.

Le misure cautelari e la fase delle accuse

I cinque poliziotti sono stati destinatari di una misura cautelare firmata dal gip di Roma. Le accuse, allo stato, restano contestazioni formulate nell’ambito delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.

Sarà il prosieguo del procedimento a stabilire le responsabilità individuali degli indagati e a verificare la tenuta del quadro accusatorio nelle successive fasi giudiziarie.

Resta però la portata dell’operazione: un’inchiesta che scuote il commissariato di Anzio-Nettuno e accende i riflettori su presunti rapporti opachi tra pezzi infedeli dello Stato e un’organizzazione criminale attiva nel traffico di cocaina.

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