Esercito

Militari e politica, linea dura di Masiello: “Le deviazioni saranno sanzionate”. E avverte: “Attenti, vigili e proattivi. Le guerre non si vincono solo difendendosi”

“Bisogna essere attenti, vigili, e soprattutto proattivi. E capire che le guerre non si vincono soltanto difendendosi. E far capire che ci sono dei limiti oltre ai quali non bisogna andare”.

Con queste parole il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Carmine Masiello, ha descritto il quadro di sicurezza che oggi riguarda anche l’Italia e l’Europa. Intervistato da Sky TG24 durante il Forum di Cernobbio, Masiello ha parlato apertamente di una “guerra ibrida in corso”, una minaccia che non si manifesta soltanto con strumenti militari tradizionali, ma attraverso azioni difficili da attribuire, spesso condotte sotto la soglia del conflitto aperto.

Secondo il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, questa guerra si vede già in episodi concreti: problemi con i GPS, sconfinamenti di droni e attacchi cyber. Segnali che, letti singolarmente, possono apparire come incidenti isolati, ma che nel loro insieme delineano uno scenario più complesso e potenzialmente destabilizzante.

“La Russia sta svolgendo attività che mettono in crisi la solidarietà europea”

Masiello ha sottolineato come uno degli aspetti più delicati della guerra ibrida sia la difficoltà di individuare con certezza i responsabili delle singole azioni.

“È difficile attribuire la paternità di tutte queste attività”, ha spiegato, evidenziando però il ruolo della Russia in questo contesto: “La Russia sta svolgendo questa serie di attività che mette in crisi la solidarietà europea”.

Il riferimento è a una strategia che punta a generare pressione, incertezza e divisioni all’interno dei Paesi europei. Non solo sul piano militare, ma anche su quello politico, sociale e informativo. Una modalità di confronto che utilizza strumenti diversi: tecnologia, spazio cibernetico, disinformazione, interferenze e azioni dimostrative.

Il messaggio del generale è chiaro: non basta reagire agli eventi quando si verificano. Serve una postura più avanzata, capace di prevenire, riconoscere e contrastare minacce che non sempre assumono la forma di un attacco convenzionale.

La nuova frontiera: la “guerra cognitiva”

Nel corso dell’intervista, Masiello ha posto l’attenzione anche su un altro fronte particolarmente sensibile: quello della guerra cognitiva.

“Fra le diverse forme di guerra ibrida c’è anche la parte cognitiva”, ha spiegato il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Un ambito che riguarda il tentativo di influenzare percezioni, opinioni e comportamenti, anche all’interno delle Forze Armate.

Masiello ha raccontato di essere stato egli stesso destinatario di messaggi riconducibili a questa dimensione: “Io stesso ho ricevuto alcune email di sedicenti soldati russi, che dal fronte dicevano di volere la pace e di combattere per la pace”.

Per il generale, questi episodi rientrano in un disegno più ampio: “C’è questo tentativo di influenzare le menti”. Non si tratta quindi soltanto di proteggere infrastrutture, sistemi informatici o assetti militari, ma anche di rafforzare la consapevolezza del personale rispetto alle tecniche di manipolazione e condizionamento.

Un vademecum per i soldati contro la manipolazione

Proprio per rispondere a questa minaccia, l’Esercito ha predisposto un’iniziativa specifica.

“È un problema culturale, abbiamo realizzato un vademecum che distribuiremo presto per far comprendere ai soldati l’importanza di questa guerra cognitiva”, ha annunciato Masiello.

Il documento avrà l’obiettivo di aiutare i militari a riconoscere i rischi legati alla comunicazione ostile, alla propaganda, ai tentativi di influenza e alle narrazioni costruite per indebolire coesione, fiducia e spirito di corpo.

In uno scenario in cui il dominio informativo è diventato parte integrante della competizione strategica, la formazione del personale assume un peso crescente. La capacità di distinguere informazioni attendibili, operazioni di influenza e contenuti manipolativi diventa infatti una componente essenziale della sicurezza.

Militari e politica, Masiello: “L’Esercito è patrimonio di tutti gli italiani”

Nel corso dell’intervista a Sky TG24, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha affrontato anche il tema del rapporto tra militari e dibattito politico.

“La partecipazione dei militari alla politica è regolata in maniera molto chiara dalle leggi”, ha affermato Masiello, ribadendo un principio centrale per le Forze Armate: la neutralità istituzionale.

Il generale ha ricordato che “l’Esercito non è un patrimonio di nessun partito politico, ma dell’Italia”. Una precisazione netta, accompagnata dal richiamo al giuramento prestato dai militari: “Noi giuriamo davanti alla bandiera italiana, sulla Costituzione. E firmiamo un patto con il Paese, che implica la neutralità”.

Parole che segnano una linea precisa rispetto a qualsiasi forma di coinvolgimento nella competizione partitica. Secondo Masiello, chi indossa l’uniforme deve essere consapevole del proprio ruolo e dei limiti imposti dallo status militare.

“Le deviazioni saranno sanzionate senza nessuna remora”

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha quindi richiamato tutti i componenti della Forza Armata al rispetto delle regole.

I militari, ha detto, “devono rimanere fuori dalla competizione politica” e devono ricordare che eventuali deviazioni da questi comportamenti “saranno sanzionate senza nessuna remora”.

Una posizione espressa senza ambiguità, che mira a tutelare l’immagine, la credibilità e la funzione costituzionale dell’Esercito. Per Masiello, la neutralità non è un elemento formale, ma una condizione essenziale del rapporto di fiducia tra Forze Armate e cittadini.

“Perché l’Esercito è un patrimonio di tutti gli italiani”, ha concluso il generale.

Sicurezza, droni, cyber e informazione: il nuovo campo di battaglia è già aperto

Le parole pronunciate da Carmine Masiello al Forum di Cernobbio confermano l’evoluzione del concetto di minaccia. La sicurezza nazionale non riguarda più soltanto confini, mezzi e personale, ma comprende anche reti digitali, comunicazioni satellitari, spazio cibernetico, percezione pubblica e tenuta democratica.

La guerra ibrida descritta dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito è un conflitto diffuso, spesso invisibile, nel quale la capacità di resistere non dipende solo dalla forza militare, ma anche dalla prontezza delle istituzioni, dalla coesione sociale e dalla consapevolezza dei singoli.

In questo scenario, il messaggio lanciato da Masiello è diretto: l’Italia deve restare vigile, preparata e proattiva. Perché le minacce contemporanee non sempre arrivano con un segnale evidente, ma possono colpire attraverso un drone fuori rotta, un sistema GPS disturbato, un attacco informatico o un messaggio costruito per influenzare le menti.

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