Microspia e GPS nell’auto dell’ex Comandante Provinciale della Guardia di Finanza: cade l’accusa di spionaggio, ecco la sentenza
Assolto l’ex addetto alla sicurezza: “Il fatto non sussiste”
Il procedimento giudiziario scaturito dal ritrovamento di strumenti di tracciamento a bordo dell’automobile di Enrico Cecchi, ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, ha raggiunto il suo primo snodo processuale. Il giudice monocratico del Tribunale di Rimini ha prosciolto l’ex addetto alla sicurezza di 55 anni dall’imputazione di interferenze illecite nella vita privata, stabilendo che il fatto non sussiste.
Per quanto riguarda la seconda accusa contestata all’uomo, relativa all’esercizio abusivo della professione di investigatore privato, la vicenda si è invece conclusa per sopraggiunta prescrizione.
Le indagini tra schede SIM e codici IMEI
Gli accertamenti avevano preso il via nel settembre del 2021, a seguito della denuncia presentata ai finanzieri dallo stesso Cecchi, accortosi della presenza di un localizzatore GPS e di una microspia nascosti all’interno del proprio veicolo.
Le indagini guidate dalla Procura di Rimini, sviluppate attraverso l’analisi tecnica delle schede SIM e del codice IMEI degli apparecchi, avevano portato all’individuazione e al successivo rinvio a giudizio del cinquantacinquenne e del titolare quarantacinquenne di un esercizio di telefonia locale.
Condanna a tre mesi per le SIM e risarcimento negato
Se da un lato l’ipotesi accusatoria principale dello spionaggio non ha trovato riscontro nella sentenza, per la questione relativa ai supporti telefonici si è giunti a una decisione di condanna.
L’ex addetto ai servizi di sicurezza, assistito dall’avvocato Piergiorgio Tiraferri — il quale ha sottolineato come il suo assistito avesse sempre negato ogni addebito relativo al monitoraggio di Cecchi —, e il commerciante, difeso dall’avvocato Luigi Patimo, hanno ricevuto una pena di tre mesi di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale per il reato di ricettazione delle SIM impiegate nei dispositivi. Il giudice ha inoltre rigettato le istanze di risarcimento avanzate da Cecchi, riservandosi un termine di 60 giorni per il deposito delle motivazioni ufficiali.
L’ipotesi della pista politica a San Marino
All’epoca dei fatti, Cecchi ricopriva il ruolo di consulente a titolo gratuito per il segretario di Stato alle Finanze della Repubblica di San Marino, Marco Gatti. Nel dicembre del 2021, l’ex ufficiale della Guardia di Finanza aveva espresso pubblicamente il sospetto che l’origine dell’intrusione fosse da ricercare nell’ambiente politico sammarinese, ipotizzando che l’azione di tracciamento fosse legata direttamente alle sue funzioni istituzionali oltreconfine.
Un quadro prospettato dalla persona offesa che non ha tuttavia trovato un addebito di responsabilità penale in sede processuale, vista l’assoluzione con formula piena dall’imputazione di interferenze illecite.
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