Mar Rosso, l’Italia non aspetta più l’Europa: la Marina scorterà le navi italiane a Bab el-Mandeb. Cosa cambia davvero
“La Marina Militare garantirà il passaggio delle navi italiane nello stretto di Bab el-Mandeb”. Con queste parole il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato una svolta nella postura italiana nel Mar Rosso, tornato nel mirino degli Houthi dello Yemen. L’occasione è stata il forum “Risorsa Mare” di La Spezia, giunto alla quarta edizione, dove il titolare della Difesa ha spiegato di aver “deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides a stabilire se le navi possono passare o meno”.
La decisione arriva mentre nell’area è già presente la fregata Fremm Bergamini, impegnata nella missione europea Aspides e al momento ferma a Gibuti. Il messaggio politico è chiaro: di fronte alle nuove minacce contro il traffico commerciale, Roma intende accelerare sulla sicurezza della navigazione senza attendere i tempi decisionali di Bruxelles.
Il Corriere della Sera lo definisce “un piano senza precedenti per la nostra Marina in un’area così calda, al centro di ripetuti attacchi da parte degli Houthi, ma anche un’accelerazione rispetto all’impegno italiano nell’operazione multinazionale di sminamento dello Stretto di Hormuz, mai partita nonostante i proclami”.
Il piano della Difesa: scortare i mercantili senza attendere la burocrazia europea
“Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra – ha detto Crosetto – perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi”.
Alle parole sono seguiti gli atti. In serata, con una nota, la Marina Militare ha reso noto che il ministro ha dato indicazioni ai vertici militari di effettuare un’attenta valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso. Le disposizioni, riporta l’Agi, sono state rivolte al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, al Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, e al Comandante del Covi, generale Giovanni Maria Iannucci, affinché predispongano, in pieno coordinamento, un piano per garantire il libero transito delle navi di interesse nazionale attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb.
Perché l’Italia accelera: approvvigionamenti, famiglie e infrastrutture sottomarine
La linea indicata dal ministro poggia su una motivazione prima di tutto economica. Le interruzioni del traffico marittimo nel Mar Rosso hanno un costo diretto per il sistema Paese e Crosetto lo ha messo nero su bianco: “Difendere la libertà di navigazione significa quindi proteggere i nostri approvvigionamenti, il lavoro delle aziende, il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità dell’Italia di produrre ricchezza”.
Il ragionamento si estende a ciò che non si vede. “Significa anche difendere ciò che si trova sotto la superficie del mare – ha aggiunto – i cavi attraverso cui transitano i dati, i collegamenti energetici e tutte quelle infrastrutture essenziali di cui spesso comprendiamo il valore soltanto quando vengono danneggiate”.
Il nodo giuridico: comando nazionale o nuovo voto del Parlamento?
Accanto alla dimensione operativa, Crosetto ha chiesto di verificare il quadro giuridico attuale, annunciando una “valutazione con governo e Parlamento su che cosa è necessario fare”.
Il punto da chiarire è se sia possibile, ove necessario, richiamare sotto comando nazionale assetti delle Forze Armate italiane già presenti nell’area e impegnati in altre operazioni, oppure se serva una nuova e specifica autorizzazione parlamentare, anche alla luce delle decisioni adottate da Paesi alleati e partner.
Nel frattempo la Bergamini resta a Gibuti, nell’ambito della missione Aspides.
Cosa è Aspides e cosa è cambiato con il nuovo mandato
Aspides è l’operazione lanciata dall’Unione europea nel febbraio 2024 in risposta agli attacchi ripetuti degli Houthi contro la navigazione internazionale. Ha carattere difensivo e un mandato destinato a durare almeno fino a marzo 2027. Per avviarla Bruxelles stanziò 42 milioni di euro, affiancandola alle altre operazioni navali già attive nella regione: Atalanta, in campo dal 2008 contro la pirateria al largo della Somalia, ed Emasoh/Agenor, lanciata nel 2020 su impulso di Parigi per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e oggi con limitati compiti di sorveglianza.
Lo scorso 30 marzo il Consiglio Ue ha modificato il mandato. Oltre ai compiti già previsti, Aspides provvederà ora, nei limiti delle proprie risorse e capacità, a “raccogliere e condividere informazioni su attività sospette relative alle infrastrutture sottomarine critiche (CSI), contribuire allo sviluppo delle capacità attraverso la formazione delle forze marittime di Gibuti, cooperare con la Guardia Costiera yemenita e rafforzare i legami con altre iniziative dell’Ue, tra cui Crimario, il progetto dell’Ue sulle rotte marittime critiche”.
Come ricordava di recente l’Ansa, l’area operativa è ampia e comprende Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Golfo Persico. Da queste acque transita circa il 12% del commercio globale, quasi il 30% del traffico container tra Asia ed Europa e una quota rilevante delle forniture energetiche dirette verso il continente. Attraverso Bab el-Mandeb passa inoltre circa il 10% del petrolio trasportato via mare nel mondo.
La Bergamini può “ammainare” la bandiera Ue: la partecipazione italiana ad Aspides
Attualmente nella missione – a guida greca dallo scorso 16 luglio – sono impegnate due navi missilistiche: la fregata italiana Bergamini e un’unità greca.
I tempi per la partenza della nave italiana non sono ancora stati decisi, ma – spiegava ieri l’Ansa – l’operazione annunciata è ritenuta tecnicamente possibile. La fregata è italiana e, ammainando la bandiera europea della missione Aspides, avrebbe la possibilità di sfilarsi, ma solo temporaneamente, da qualsiasi direttiva dell’operazione per il tempo necessario a scortare le navi del nostro Paese che lo richiedono.
Diverso il discorso per l’eventuale invio di un’altra nave missilistica: per raggiungere lo stretto servirebbero circa due settimane. Una scelta che, più che un passaggio necessario, rappresenterebbe un gesto politico, dal momento che – precisa l’agenzia – il nuovo decreto missioni già ne permetterebbe l’invio.
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