Esteri

«L’Italia resta un partner»: Putin tende la mano a Roma mentre minaccia la NATO con «tutte le armi disponibili». Cosa c’è dietro

Da un lato la mano tesa a Roma, dall’altro la minaccia di rispondere «con tutti i mezzi disponibili» a qualsiasi attacco. Nel giro di poche ore, dal palco del Forum Valdai a Mosca, Vladimir Putin ha definito l’Italia «un partner eurasiatico» e, nello stesso intervento, ha avvertito NATO e Unione Europea che la Russia è pronta a difendere Kaliningrad con ogni strumento a sua disposizione. Due messaggi che viaggiano insieme e che arrivano a una settimana dal presunto dossier CIA su attacchi con droni a Italia, Francia e Spagna, smentito con fermezza dal governo italiano.

La domanda del giornalista italiano e la risposta di Putin

L’occasione è stata la sessione plenaria del XXIII incontro annuale del Club di discussione internazionale Valdai, il 1° ottobre 2026. A rivolgersi al presidente russo è stato il giornalista italiano Lorenzo Pacini, che ha chiesto quali condizioni la Russia intenda porre per un nuovo sistema di sicurezza europeo e se, in un’ipotetica Europa post-UE, Mosca considererebbe il continente parte di un grande partenariato eurasiatico oppure terreno di competizione permanente con gli Stati Uniti.

«L’Italia si trova in Europa e io parlo di partenariato eurasiatico: va da sé, quindi, che consideriamo e già consideriamo anche l’Italia un partner eurasiatico», ha risposto Putin. Sul futuro dell’Unione, il presidente russo ha sostenuto di non volersi intromettere: «Che l’UE continui a esistere, che l’Italia resti o meno membro dell’UE, non è affar nostro. Sappiamo che, in quello stesso istante, si direbbe che vogliamo disgregare l’UE, mentre noi non vogliamo disgregare un bel niente. Vogliamo soltanto costruire e cooperare».

«Nessuna condizione preliminare» per il dialogo con i singoli Paesi

Il passaggio politicamente più rilevante riguarda le relazioni bilaterali. Putin ha dichiarato che Mosca non pone «alcuna condizione preliminare» per ripristinare i rapporti «con l’Europa nel suo complesso o con singoli Paesi europei». Ha poi attaccato chi, a Bruxelles, impedirebbe ai singoli Stati di dialogare con il Cremlino: «Questo è un diktat ancora più forte, persino, di quando c’era l’Unione Sovietica. Nell’Unione Europea, in teoria, non sarebbe così, ma lo è in pratica». E ha concluso: «A noi non lo vieta nessuno, siamo pronti».

Alla provocazione del moderatore Fëdor Luk’janov, che gli chiedeva se non convenisse «contribuire un po’» alla disgregazione dell’UE per trattare più facilmente con i singoli governi, Putin ha replicato: «Non serve, si disgregheranno da soli». Ha quindi citato esplicitamente i conti pubblici italiani, con un debito al 140% del PIL e un deficit «intorno al 3%», aggiungendo che in altri Paesi europei il disavanzo è ancora più alto. Secondo il presidente russo, le scelte economiche europee sarebbero segnate da «gravi errori con conseguenze negative», percepiti dai cittadini attraverso «il tenore di vita che decresce e il numero dei disoccupati che aumenta». Lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, nel briefing della mattina aveva lodato come «molto positivo» l’invito al dialogo del presidente bulgaro Rumen Radev, pur lamentando che simili aperture non riescono a incidere su un «mainstream europeo fortemente antirusso».

Kaliningrad e la minaccia: «Risponderemo con tutti i mezzi»

Il tono cambia radicalmente quando si parla di sicurezza. Durante lo stesso Forum Valdai, Putin ha affermato che «in caso di attacco diretto al territorio russo, Mosca risponderà con tutti i mezzi a sua disposizione», precisando però che questo «non significa automaticamente il ricorso ad armi atomiche». La lettera inviata alla NATO nei giorni scorsi sull’exclave di Kaliningrad, ha aggiunto, «non è una minaccia, ma una risposta a un tentativo di minacciare la Russia».

Il presidente russo ha definito «escalation» le esercitazioni occidentali nel Mar Baltico e «i tentativi di fermare le nostre navi», così come le dichiarazioni di alcuni Stati europei che annunciano di prepararsi a una guerra con la Russia entro la fine del decennio. «Mosca non ha intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050», ha assicurato, ribadendo la narrazione secondo cui «non abbiamo cominciato noi la guerra, la guerra è stata cominciata contro di noi», a partire dal 2014 con la rimozione di Viktor Yanukovich a Kiev. Il consigliere presidenziale Nikolai Patrushev ha confermato che Putin «ha impartito tutte le istruzioni necessarie per garantire la sicurezza della regione di Kaliningrad».

L’ambasciata russa in Italia attacca i giornali italiani

Parallelamente, l’ambasciata russa a Roma ha pubblicato su Facebook un lungo post in cui accusa Corriere della Sera, La Stampa e Repubblica di aver lanciato «una campagna mediatica» per dipingere la Russia come responsabile dell’escalation nucleare attorno a Kaliningrad. Secondo la rappresentanza diplomatica, le dichiarazioni di Mosca «non sono un’escalation, non minacce, e certamente non un bluff», ma «un promemoria della determinazione e della prontezza della Russia» a difendere la propria integrità territoriale.

Il testo ribalta le responsabilità su NATO e UE, i cui leader «invocano senza mezzi termini una sconfitta strategica della Russia e si preparano alla guerra, fomentano un clima di psicosi prebellica» e «incoraggiano le cosiddette missioni nucleari congiunte». Quanto all’exclave, «qualsiasi azione aggressiva nei suoi confronti, sia da parte della NATO, dell’UE o di Stati membri di questi gruppi, potrebbe richiedere l’uso di tutti i mezzi disponibili». Il passaggio più duro riguarda il rischio di «attacchi preventivi contro i centri decisionali dei Paesi alleati anche nelle fasi iniziali del conflitto», definito «estremamente elevato». L’ambasciata ricorda infine che «è da qui», dall’Europa occidentale, «che è scaturita la tragedia delle due guerre mondiali».

Il dossier CIA su droni contro Italia, Francia e Spagna

Il contesto in cui arrivano queste parole è segnato dalla vicenda sollevata il 24 settembre dal quotidiano spagnolo El Mundo. Secondo il giornale, un documento riservato della CIA, consegnato alle intelligence di Italia, Spagna e Francia dopo una missione a Mosca del direttore John Ratcliffe, descriverebbe un piano russo di destabilizzazione basato su attacchi con droni leggeri Gerbera: velivoli lunghi circa due metri, con apertura alare di 2,5 metri, peso di 18 chili, velocità di circa 160 km/h e autonomia fino a 600 chilometri.

Il Cremlino, sempre secondo il dossier, sfrutterebbe le cosiddette «navi fantasma» stanziate nel Mediterraneo, nascondendo i droni nei container a bordo. Lanciati da 200-300 chilometri dalla costa, raggiungerebbero i bersagli in un tempo compreso tra un’ora e un quarto e due ore. Il carico esplosivo ridotto non basterebbe a distruggere grandi edifici, ma sarebbe sufficiente a provocare incendi, danneggiare apparecchiature esposte o causare la chiusura temporanea di porti e aeroporti. I tre Paesi sarebbero stati scelti per due ragioni: scarsi investimenti in sistemi integrati di difesa aerea e antimissile contro minacce asimmetriche, e la vicinanza alle elezioni del 2027, con partiti critici verso l’invio di armi a Kiev. L’obiettivo politico sarebbe alimentare paura e divisioni interne per indebolire il sostegno all’Ucraina.

Crosetto e Tajani: «Quell’allarme non esiste»

La smentita del governo italiano è stata immediata e netta. «Non ci risulta, non solo a noi: non risulta a nessuno», ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo alla presentazione del libro di Paolo Gentiloni alla Fondazione Marco Besso di Roma. L’allarme specifico «non esiste, non ci risulta e non risulta neanche ad altri governi chiamati in causa; ciò non significa che non esista una minaccia, ma che questa cosa che scrive il giornale spagnolo a noi non risulta».

Crosetto ha poi aggiunto un argomento di merito: «La Russia non ha alcun bisogno di navi a 200, 300, 500 km dall’Italia per colpirci. Basta la Russia e le armi che ha e usa quasi tutti i giorni in Ucraina. Non abbiamo bisogno di inventare minacce per spaventarci». Il ministro ha ricordato che le Forze Armate «si stanno preparando da anni sulla base di quello che è successo in Ucraina, non sulla base di un articolo dove si dicono cose non vere». Su X aveva già scritto di «un allarme che non serve a nessuno e non trova conferma», invitando a «non gettare benzina sul fuoco».

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine dell’Assemblea generale dell’ONU a New York: «Non abbiamo alcuna informazione o segnalazione in questo senso, non c’è alcun fondamento in questa notizia». Tajani ha distinto però tra attacco militare e guerra ibrida: «Altro conto è dire che la parte russa sta attaccando attraverso una guerra ibrida, attraverso la sicurezza cibernetica, attraverso i tentativi di condizionare le elezioni dei Paesi europei». E ha concluso: «Non credo che la Russia voglia attaccare l’Europa e la NATO, sarebbe un errore grave da parte loro, e sarebbero destinati alla sconfitta». Anche Emmanuel Macron ha smentito: «La CIA non ha inviato questa informazione», pur riconoscendo che «c’è una situazione che aumenta in tensione» e che «la Russia moltiplica gli atti ostili e criminali» in Europa.

Guerra ibrida: gli allarmi che arrivano dal resto d’Europa

Se il dossier specifico non trova conferme, il quadro generale resta preoccupante. Come ricostruito da Paolo Valentino sul Corriere della Sera, i servizi della Danimarca hanno messo in guardia dal «rischio crescente» che Mosca lanci un attacco limitato, possibilmente senza bandiera, contro uno dei Paesi europei confinanti, intensificando al contempo azioni ibride sul territorio UE, «inclusi attacchi cibernetici mirati a distruggere funzioni vitali e sabotaggi con alto numero di vittime». Il premier polacco Donald Tusk ha parlato alla Dieta di «attacchi accidentali di droni» difficili da attribuire, con l’obiettivo di «provare l’inutilità dell’articolo 5» del Patto Atlantico. Macron, il 18 settembre, ha convocato d’urgenza i leader dei partiti francesi: «Nessuno è al sicuro», dopo la manomissione coordinata di linee ferroviarie nei Paesi Bassi e il deragliamento di un treno regionale in Normandia, causato da una barra di ferro da 300 chili sui binari, con 44 feriti.

La scoperta in estate di un drone carico di esplosivo all’aeroporto di Lipsia, con l’accusa diretta del governo tedesco al Cremlino, ha segnato una svolta nella qualità della minaccia. In Italia resta a tutt’oggi misteriosa l’esplosione estiva in una fabbrica di munizioni a Colleferro. E secondo diverse intelligence europee citate dal Financial Times, la strategia del caos prevede una nuova fase di attacchi per il 2027, «in coincidenza con le elezioni in Francia, Polonia e Italia».

A rafforzare il quadro, l’intelligence estera ucraina ha dichiarato a Der Spiegel che almeno 366 agenti dei servizi russi si troverebbero attualmente in Europa, molti sotto copertura diplomatica: «Negli attacchi ibridi abbiamo visto soltanto l’inizio», ha avvertito il vicecapo Oleh Luhovskyi, spiegando che l’obiettivo è «rimanere al di sotto del livello che farebbe scattare il caso di difesa collettiva della NATO». La Lettonia ha appena arrestato una coppia accusata di spionaggio per il GRU, la Finlandia indaga su misteriose intrusioni nelle case di parlamentari, e l’oppositore russo Garry Kasparov ha reso noto di essere stato avvisato da servizi lituani e statunitensi di essere inserito in una lista di persone da eliminare. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha intanto definito le fabbriche di armi europee che riforniscono l’Ucraina «obiettivi militari legittimi».

La risposta della NATO e dell’UE

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha scelto la linea della calma: «Non vi è alcuna minaccia imminente per il territorio dell’Alleanza», la valutazione «è rimasta invariata rispetto a tre settimane, tre mesi e un anno fa». La Russia, ha aggiunto, «dovrebbe porre fine alle minacce nucleari». Da Münster, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al premier olandese Rob Jetten, Rutte ha rincarato: «Putin manda decine di migliaia di giovani russi incontro alla morte ogni mese, e lo fa per nulla. Sta fallendo sul campo di battaglia e non sta riuscendo a intimidirci». La Commissione europea, per voce del portavoce Christian Wigand, ha condannato «l’irresponsabile retorica nucleare della Russia», assicurando che «l’UE non cadrà nella trappola russa e non daremo risonanza alle tattiche di intimidazione».

Perché il messaggio all’Italia non è casuale

La doppia faccia del discorso di Putin, apertura bilaterale e minaccia collettiva, risponde a una logica precisa che gli stessi analisti occidentali attribuiscono al Cremlino: distinguere i singoli Paesi dal fronte comune europeo, sfruttando debolezze economiche, scadenze elettorali e sensibilità interne. Non a caso Putin ha scelto proprio il debito pubblico italiano come esempio delle fragilità europee e ha rivendicato la disponibilità a trattare «con singoli Paesi senza condizioni preliminari».

Per l’Italia, che il Corriere definisce «leale nel sostenere Kiev», la questione posta da Valentino resta aperta: «Siamo così sicuri che la Russia non abbia nulla in serbo per noi?». Il governo ha escluso l’esistenza di un allarme specifico su attacchi militari, ma riconosce la realtà della guerra ibrida. Tra la mano tesa di Mosca e le sue minacce, la sfida per Roma è non confondere le due cose.

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