LAMPEDUSA, È POLEMICA SUI SOCCORSI E SUL RITARDO DELLA GUARDIA COSTIERA

«La gente bolliva in acqua ma questi pensavano a fare fotografie e video. Dovevano pensare a tirare su persone. Noi li facevamo salire quattro alla volta. Solo questo ci interessava e quando la mia barca era piena di migranti e chiedevamo ai finanzieri e alla guardia costiera di prenderli a bordo, dicevano che non era possibile e che dovevano rispettare il protocollo», afferma Vito Fiorino, proprietario di uno dei motopesca che per primo è andato a soccorrere i naufraghi di Lampedusa. «Erano le 6.30 6.40 quando ho dato l’ordine di chiamare la Guardia costiera, e questi sono arrivati alle 7.30», afferma ancora Fiorino, che racconta: «Noi ne avevamo presi a bordo 47, alla volta, loro erano troppo lenti. Si poteva fare di più e più rapidamente. Ora vogliono denunciarmi? Sequestrarmi la barca perché abbiamo salvato delle persone? Vengano pure, non vedo l’ora», conclude Fiorino .

La difesa della Guardia Costiera
«Dopo aver ricevuto la segnalazione di allarme via radio uhf alle 7, siamo immediatamente intervenuti con le nostre unità navali arrivate sul posto del naufragio prima delle 7,20: grazie anche alla cooperazione di soggetti privati, abbiamo salvato tutti quelli che erano sparsi in acqua e strappato al mare 155 vite». Quarantotto ore dopo la strage di Lampedusa, la Guardia costiera si affida ai numeri per respingere le accuse di chi ha parlato di ritardi o parziali «omissioni» dei soccorsi: «dal primo gennaio a oggi sono stati oltre 28mila i migranti tratti in salvo, 8mila dei quali solo a settembre: tra questi ultimi 1.400 bambini». A innescare le polemiche, i racconti di alcuni dei soccorritori, secondo i quali si sarebbero potute salvare più persone se la Guardia costiera, raccolto l’allarme, non avesse aspettato da Roma un non meglio precisato «protocollo». Il punto resta da chiarire, anche se la definizione sarebbe sbagliata, comunque troppo enfatizzata, e sarebbe piuttosto il caso di parlare di procedure di soccorso in mare, le stesse adottate in tutti i casi come questo. Quel che appare certo – come confermato anche dalla ricostruzione fornita ieri dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, alla Camera – è che l’avaria al barcone è da collocare tra le 4 e le 5 del mattino e i primi soccorsi dei diportisti intorno alle 7, non alle 6 o alle 6,30, come da alcune testimonianze riprese da media: una differenza, evidentemente, non da poco.
La Guardia costiera – precisano ancora dal Comando generale- opera «con motovedette, elicotteri e aerei insieme con gli altri soggetti, Marina militare e Guardia di finanza, che cooperano al soccorso in mare: sono 37mila le miglia percorse dalle nostre motovedette in tutte le zone interessate dagli sbarchi».