Esteri

Ucraina, gli inviati di Trump arrivano a Kyiv dopo l’incontro con Putin: “La guerra può entrare in una nuova fase”

Missione americana tra Mosca e Kyiv

Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Kyiv dopo il colloquio avuto al Cremlino con il presidente russo Vladimir Putin, in una nuova iniziativa diplomatica della Casa Bianca per tentare di riaprire il dossier negoziale sulla guerra in Ucraina.

I due rappresentanti di Washington hanno raggiunto la capitale ucraina domenica 6 settembre 2026, dopo essere transitati da Rzeszow, in Polonia, e aver proseguito via terra verso l’Ucraina. È la loro prima visita ufficiale a Kyiv nell’ambito di questa fase di mediazione, avviata dall’amministrazione Trump con l’obiettivo dichiarato di rilanciare un percorso per la fine del conflitto.

Zelensky attende gli inviati Usa

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è atteso a un incontro con Witkoff e Kushner nella giornata di domenica. Per Kyiv, la visita ha un valore politico rilevante: arriva dopo oltre quattro anni di guerra e in un momento segnato da un’intensificazione degli attacchi contro infrastrutture, centri logistici e obiettivi civili.

Secondo quanto emerso, il viaggio degli inviati americani viene considerato in Ucraina come un passaggio diplomatico importante, anche se al momento non ci sono segnali di un accordo imminente.

Tre ore al Cremlino senza svolta annunciata

Prima dell’arrivo a Kyiv, Witkoff e Kushner hanno incontrato Vladimir Putin a Mosca. Il colloquio al Cremlino è durato oltre tre ore e si è concluso senza l’annuncio di una svolta concreta.

Il consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, ha definito l’incontro “sostanziale, molto franco e costruttivo”, spiegando che durante i colloqui sarebbe stata formulata “una serie di idee” per un possibile percorso di pace.

Putin, ricevendo gli inviati statunitensi in una cerimonia trasmessa dalla televisione russa, ha riconosciuto la complessità della situazione, affermando che “non è semplice”.

La proposta di Trump per fermare la guerra

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva anticipato che Jared Kushner, suo genero, e Steve Witkoff, suo inviato speciale e storico alleato nel mondo degli affari, avrebbero portato a Mosca “una proposta per porre fine alla guerra”.

Alla riunione ha partecipato anche il funzionario russo Kirill Dmitriev, che ha definito la missione degli inviati americani una “importante visita di pace”.

Nonostante i toni misurati, da Mosca non sono arrivati segnali di apertura su concessioni sostanziali. Secondo Ushakov, Putin avrebbe ribadito che la Russia intende raggiungere i propri obiettivi e che, per Mosca, resta necessario affrontare quelle che il Cremlino definisce le “cause profonde” del conflitto.

Mosca rivendica il vantaggio militare

Il Cremlino si dice convinto di poter raggiungere i propri obiettivi militari, in particolare nell’Ucraina orientale, dove le forze russe hanno già occupato ampie porzioni di territorio.

Putin ha più volte sostenuto che Mosca intende prendere il controllo del resto dell’est del Paese. Questa posizione resta uno dei principali ostacoli a qualsiasi negoziato, insieme alla distanza tra le richieste russe e le condizioni poste da Kyiv.

Gli inviati americani, secondo quanto riferito da Ushakov, avrebbero promesso di portare le valutazioni di Putin nei colloqui con la leadership ucraina.

Stop temporaneo agli attacchi su Kyiv e Mosca

Uno degli elementi più rilevanti della missione è l’impegno, annunciato dalle parti, a non colpire le rispettive capitali per tre giorni durante la finestra dei negoziati.

Il Cremlino ha dichiarato che Putin ha ordinato di non colpire Kyiv a partire dalla mezzanotte di sabato e per i successivi tre giorni. Da parte ucraina, Zelensky ha affermato che Kyiv è pronta a sospendere gli attacchi su Mosca fino a lunedì.

La tregua limitata riguarda esclusivamente le capitali e non equivale a un cessate il fuoco generale sul fronte.

Attacchi e vittime mentre si tratta

La missione diplomatica arriva mentre la guerra continua a provocare vittime. Nella giornata di sabato, attacchi russi sull’Ucraina hanno causato almeno sette morti, anche nell’area suburbana di Kyiv, secondo le autorità ucraine.

Parallelamente, un attacco con drone attribuito all’Ucraina nella regione russa di Belgorod ha provocato un morto e un ferito, secondo le autorità locali.

Il quadro conferma la fragilità della fase negoziale: mentre si discute di una possibile de-escalation, il conflitto resta attivo e il livello di ostilità sul terreno rimane elevato.

Kyiv vede la visita come un segnale politico

In Ucraina, la presenza degli inviati statunitensi viene letta come un segnale politico significativo. Molti osservatori ritengono che la visita permetta ai rappresentanti americani di vedere da vicino le conseguenze della guerra e di comprendere meglio la posizione ucraina.

Allo stesso tempo, le aspettative restano caute. La missione viene considerata un possibile passaggio verso una nuova fase diplomatica, ma non necessariamente l’avvio immediato di un negoziato risolutivo.

Un negoziato ancora in salita

La distanza tra le parti resta profonda. Mosca insiste sui propri obiettivi militari e politici, mentre Kyiv continua a chiedere garanzie di sicurezza e il rispetto della propria sovranità territoriale.

Il viaggio di Witkoff e Kushner tra Mosca e Kyiv rappresenta quindi un banco di prova per la strategia diplomatica americana. La Casa Bianca punta a riaprire un canale diretto tra le parti, ma il risultato dei colloqui dipenderà dalla disponibilità di Russia e Ucraina a muoversi oltre le rispettive linee rosse.

Per ora, l’unico dato concreto è la tregua limitata sulle capitali. Il resto resta affidato a una mediazione complessa, in una guerra che continua a pesare sulla sicurezza europea e sugli equilibri internazionali.

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