Il Generale Masciulli nuovo direttore della DIA: esperienza, metodo e visione per la nuova sfida
Il passaggio alla Direzione Investigativa Antimafia dopo la guida del Comando Interregionale “Ogaden”
Il Generale di Corpo d’Armata Nicola Massimo Masciulli si prepara ad assumere la guida della Direzione Investigativa Antimafia, portando con sé una carriera lunga, articolata e costruita dentro i gangli operativi, organizzativi e normativi dell’Arma dei Carabinieri e della Difesa.
Non si tratta soltanto del passaggio a un incarico di vertice. Il profilo di Masciulli appare particolarmente coerente con una fase in cui alla DIA vengono richieste non solo capacità investigativa e visione strategica, ma anche equilibrio istituzionale, conoscenza profonda delle amministrazioni della sicurezza e sensibilità nella gestione delle relazioni interne.
La sua esperienza al Comando Interregionale Carabinieri “Ogaden”, competente su Campania, Basilicata, Puglia, Abruzzo e Molise, gli ha consentito di osservare da una posizione privilegiata territori diversi, complessi e attraversati da fenomeni criminali in continua evoluzione.
Al suo posto, alla guida dell’“Ogaden”, arriverà il Generale Rosario Castello.
Il saluto a Potenza e il richiamo alla prevenzione
A Potenza, nel saluto ai militari del Comando Regionale Carabinieri Basilicata, Masciulli è stato accolto dal Generale di Brigata Luca Mennitti, alla presenza dei vertici dell’Arma.
Il Generale ha parlato con il tono misurato di chi conosce il peso delle parole quando si affrontano temi delicati come infiltrazioni, prevenzione e criminalità organizzata. “Il comando interregionale mi ha consentito di osservare senza interferire in realtà molto particolari”, ha dichiarato.
Un passaggio che sintetizza bene il suo approccio: guardare ai territori con attenzione, senza sovrapporsi al lavoro dei comandi locali, ma cogliendo segnali, fragilità e risultati raggiunti.
Masciulli ha voluto sottolineare anche il lavoro svolto dai Carabinieri lucani: “Il lavoro fatto dai Carabinieri in Basilicata è stato molto importante e ha dato grandi risultati”.
Poi il riferimento al nuovo incarico alla DIA e alla necessità di non abbassare mai la guardia: “Sono convinto che la presenza della DIA in Basilicata vada proprio nella direzione di non considerare la regione come esente dalle infiltrazioni. Il lavoro fatto è evidente ma ce ne sarà anche altro da fare. La Basilicata sarà uno dei focus che vorrò approfondire”.
Non un’affermazione allarmistica, ma un’indicazione di metodo: nessun territorio può essere letto con superficialità, soprattutto quando le organizzazioni criminali dimostrano capacità di adattamento, mimetizzazione e penetrazione nei circuiti economici.
La DIA e la sfida di una criminalità che cambia linguaggio
Nel suo intervento, Masciulli ha richiamato un punto centrale per chi oggi è chiamato a guidare strutture investigative complesse: la criminalità evolve, cambia strumenti, usa canali nuovi, si muove tra territorio, economia e tecnologia.
“Indubbiamente tutte le forze dell’ordine hanno la necessità di essere molto aggiornate, proprio come fa la criminalità”, ha spiegato.
È una riflessione che si inserisce perfettamente nella missione della DIA, struttura interforze chiamata a leggere fenomeni criminali non più soltanto nella loro dimensione militare o territoriale, ma anche finanziaria, societaria, digitale e relazionale.
“Bisognerà capire a che livello siamo arrivati tutti, ma sicuramente ci sarà uno sforzo corale per essere al passo con le criminalità organizzate e non”, ha aggiunto.
Lo “sforzo corale” evocato da Masciulli non è una formula di circostanza. È il riconoscimento che il contrasto alle mafie passa dalla capacità di mettere insieme competenze diverse: investigatori, analisti, reparti territoriali, magistratura, apparati centrali e presidi locali.
Da Napoli il saluto alla Campania: “Un’esperienza che porterò nel cuore”
Il passaggio alla DIA è stato preceduto anche dal saluto ai militari dell’Arma operanti in Campania, presso la caserma “Salvo D’Acquisto”, sede della Legione Carabinieri. Ad accoglierlo il Generale di Divisione Francesco Gargaro, Comandante della Legione Carabinieri “Campania”.
Masciulli ha scelto parole personali, lontane dalla semplice formalità istituzionale: “Lascio la Campania con emozione, perché qui ho vissuto un’esperienza che porterò nel cuore”.
Ha ricordato i rapporti costruiti in questi anni e “la straordinaria collaborazione con colleghi che hanno saputo rappresentare al meglio l’Arma”.
Il suo è stato un commiato sobrio, ma non freddo. La Campania, per la sua complessità investigativa e sociale, rappresenta un banco di prova di altissimo livello per chiunque abbia responsabilità di comando. Masciulli lo ha riconosciuto apertamente: “Ho imparato tanto anche in questa esperienza. Era qualcosa che mi serviva, nonostante i tanti anni di servizio territoriale e le esperienze maturate in altri settori”.
Tecnologia e persone: il punto di equilibrio del Generale
Guardando al futuro, Masciulli ha richiamato anche il tema dell’innovazione nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia, collegandolo a un recente intervento del Ministro della Difesa Guido Crosetto.
Il Generale ha ricordato che strumenti, tecnologie e nuovi modelli organizzativi sono indispensabili, ma non possono sostituire il valore delle persone.
“Possiamo parlare di mezzi, di tecnologia e di nuovi modi di lavorare, ma le istituzioni vivono grazie alle persone”.
È una frase che, nel passaggio alla DIA, assume un significato particolare. Le banche dati, l’analisi finanziaria, le tecnologie investigative e la cooperazione interforze sono decisive, ma restano strumenti nelle mani di donne e uomini chiamati a interpretare informazioni, assumere decisioni, reggere pressioni operative e responsabilità istituzionali.
“L’Arma dei Carabinieri è fatta dalle decine di migliaia di uomini e donne che ogni giorno la rappresentano”, ha sottolineato.
Ufficio Legislazione dell’Arma e Ministero della Difesa: l’esperienza che può pesare nel dialogo sindacale
C’è un aspetto del curriculum di Masciulli che merita particolare attenzione: il suo lungo passaggio negli uffici a più alta sensibilità normativa e istituzionale.
Da Maggiore e Tenente Colonnello ha ricoperto incarichi presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, all’Ufficio Pubblica Informazione e soprattutto all’Ufficio Legislazione, di cui è stato anche Capo Ufficio. Successivamente, da Generale di Divisione, è stato Capo dell’Ufficio Legislativo del Ministro della Difesa.
Sono incarichi che non rappresentano semplici tappe amministrative. Al contrario, costituiscono esperienze centrali per comprendere il funzionamento delle norme, i rapporti tra istituzioni, le dinamiche parlamentari e governative, le esigenze del personale e l’equilibrio necessario tra disciplina militare, diritti, doveri e rappresentanza.
È proprio questa conoscenza tecnica e istituzionale che può rivelarsi preziosa anche nel confronto con le organizzazioni sindacali. In una fase storica in cui il dialogo con le rappresentanze del personale richiede competenza, ascolto e capacità di tradurre le istanze in percorsi sostenibili, Masciulli porta con sé un’esperienza difficilmente comune.
Aver lavorato sull’impianto normativo dell’Arma e, poi, nell’Ufficio Legislativo del Ministero della Difesa significa conoscere non solo le regole, ma anche il modo in cui quelle regole incidono sulla vita quotidiana degli operatori. Significa saper distinguere tra ciò che è possibile, ciò che richiede interventi ordinamentali e ciò che necessita di un confronto istituzionale più ampio.
Per questo, senza enfasi e senza attribuirgli intenzioni non dichiarate, si può dire che il nuovo Direttore della DIA abbia gli strumenti per affrontare anche il terreno delle relazioni sindacali con autorevolezza e misura. Non soltanto per il grado ricoperto, ma per la sua familiarità con i dossier legislativi, con la materia del personale e con i meccanismi decisionali della Difesa.
La centralità del personale: “Stare vicino a chi rimane indietro”
Nel suo saluto ai Carabinieri, Masciulli ha insistito su un punto che va oltre la dimensione tecnica del comando: l’attenzione verso chi indossa l’uniforme.
“Non dobbiamo mai dimenticare di stare vicino a chi rimane indietro”.
È una frase semplice, ma politicamente e umanamente significativa. Perché dentro le Forze di Polizia e le Forze Armate il tema del personale non è mai secondario. Turni, responsabilità, esposizione al rischio, pressione operativa, trasferimenti, carichi familiari e aspettative professionali compongono una realtà che non può essere ignorata da chi guida strutture complesse.
La sensibilità mostrata da Masciulli si lega naturalmente al possibile rapporto con le rappresentanze sindacali: ascoltare il personale non significa indebolire l’istituzione, ma rafforzarne la coesione interna. Una struttura funziona meglio quando chi vi opera si sente parte di una comunità riconosciuta, rispettata e sostenuta.
In questo senso, il profilo del Generale appare equilibrato: fermezza nel ruolo, conoscenza dell’apparato, ma anche attenzione alla dimensione umana dell’organizzazione.
Una carriera costruita tra comando, norme e responsabilità istituzionali
Il Generale di Corpo d’Armata Nicola Massimo Masciulli ha intrapreso la carriera militare nel 1980, frequentando la Scuola Militare “Nunziatella”. Ha poi frequentato l’Accademia Militare di Modena e la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma.
È laureato in Giurisprudenza e in Scienze della Sicurezza Interna ed Esterna, ha conseguito i Master in Scienze Strategiche e in Studi Internazionali Strategico Militari e ha frequentato l’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze presso il Centro Alti Studi per la Difesa.
Nei gradi di Tenente e Capitano è stato Comandante di Plotone del Reggimento Carabinieri a Cavallo in Roma, Capo Sezione Operazioni del 4° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pisa e Comandante delle Compagnie Carabinieri di Lecce e Roma San Pietro.
Nei gradi di Maggiore e Tenente Colonnello ha svolto incarichi presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, all’Ufficio Pubblica Informazione e all’Ufficio Legislazione, assumendo la responsabilità di Capo Ufficio.
Con il grado di Colonnello ha comandato il Comando Provinciale Carabinieri di Venezia ed è stato Capo Ufficio presso il Comando Interregionale Carabinieri “Podgora” in Roma. Ha poi guidato l’Ufficio Condizione Generale del Personale del Comando Generale dell’Arma e si è occupato, alle dirette dipendenze del Comandante Generale, degli affari normativi del personale.
È stato inoltre coordinatore per l’Arma nell’ambito del Comitato Guida per l’implementazione del nuovo modello di difesa, discendente dal Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa, presso lo Stato Maggiore della Difesa.
Da Generale di Brigata ha ricoperto l’incarico di Comandante della Legione Carabinieri Toscana a Firenze, Capo Reparto Finanziario del Comando Generale e Capo Dipartimento per l’Organizzazione Sanitaria e Veterinaria.
Promosso Generale di Divisione, ha assunto l’incarico di Manager Privacy dell’Arma dei Carabinieri e successivamente quello di Capo dell’Ufficio Legislativo del Ministro della Difesa.
Dal 25 settembre 2025 è Comandante del Comando Interregionale Carabinieri “Ogaden” a Napoli.
L’uomo giusto al posto giusto
Il nuovo incarico alla DIA rappresenta per il Generale Masciulli una sfida di altissima responsabilità. Le sue parole sulla necessità di restare al passo con l’evoluzione criminale, la sua attenzione ai territori e il richiamo costante alla centralità delle persone raccontano un’impostazione chiara: contrastare le mafie significa unire investigazione, prevenzione, competenza normativa e coesione interna.
Per storia professionale, equilibrio istituzionale e conoscenza delle dinamiche ordinamentali, Nicola Massimo Masciulli appare l’uomo giusto al posto giusto. Anche perché, accanto alla guida operativa della DIA, potrà mettere a frutto un’esperienza rara nel confronto con il personale e con le sue rappresentanze: un terreno delicato, ma decisivo per rendere ogni istituzione più forte, più moderna e più vicina a chi la serve ogni giorno.
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