Facevano la spesa con l’auto di servizio: patteggiano due marescialli del Nas

I due carabinieri del Nas, accusati di falso, peculato e truffa, ieri davanti al Gup Claudio Marassi hanno patteggiato 11 mesi ciascuno con la sospensione della pena. Cosimo Giovanni Scarafile di 43 anni e Mario Riccio di 31 anni, erano andati a fare la spesa con l’auto di servizio. Il pubblico ministero Sergio Dini, titolare del fascicolo, ha contestato ai due militari almeno una ventina episodi dall’ottobre del 2020 al marzo del 2021. I due sottufficiali sono già stati trasferiti dall’Arma in un altro comando.

LE INDAGINI
Era l’ottobre dell’anno scorso e un maresciallo del Nas ha incontrato i suoi due colleghi all’interno di un supermercato, quando questi dovevano essere in servizio per un controllo. Il militare ha segnalato quanto accaduto ai superiori e sono scattate le indagini. A condurre l’inchiesta sono stati gli stessi uomini del Nas di Padova, coordinati dalla Procura. Gli inquirenti, dall’ottobre del 2020 al marzo del 2021, hanno portato alla luce almeno venti episodi sospetti.
I due marescialli, che ieri hanno patteggiato, effettuavano sì i controlli in aziende, ad esempio dove si lavora la carne, ma dopo mezz’ora erano già andati via. Un tempo non sufficiente per eseguire al meglio l’ispezione, che di solito richiede diverse ore. In un caso è stato lo stesso titolare di una impresa a raccontare agli investigatori, del controllo frettoloso effettuato dai due marescialli.

I due militari in altre occasioni erano anche arrivati in ritardo al lavoro, oppure non avevano proprio effettuato il controllo falsificando il verbale. Gli investigatori hanno passato al setaccio i loro prelievi agli sportelli bancomat, riuscendo a capire come in quei frangenti non fossero in servizio come previsto e così li hanno incastrati. Oppure hanno registrato la posizione dei loro smartphone, appurando anche in questo caso di come i due marescialli non fossero al lavoro

L’ACCUSA
I due marescialli, fino a pochi mesi fa in forze al Nas di Padova con competenza territoriale nelle province di Verona, Vicenza e Rovigo, si sono macchiati dei reati di falso, peculato e truffaFalso perchè hanno verbalizzato di essere al lavoro, magari impegnati in un controllo anti sofisticazione in qualche struttura, quando invece si trovavano al supermercato, a casa loro o in altri luoghi. Peculato, perché tutti gli spostamenti contestati li hanno effettuati con l’auto di servizio per motivi non legati al loro lavoro. E poi c’è la truffa, perchè si sono fatti accreditare dei buoni pasto con la scusa di un controllo lontano dalla sede di lavoro, quando invece non si sono mossi dalla stazione di comando.

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