Ex 007 italiani accusati di spiare per Mosca: chi sono gli arrestati e come l’Aisi ha scoperto la rete
L’inchiesta sullo spionaggio in favore della Russia
Due ex appartenenti all’intelligence italiana sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta sullo spionaggio in favore dei servizi russi. Si tratta di Gavino Raoul Piras, 59 anni, originario di Sassari, e Vincenzo Di Pasquale, 59 anni, originario di Matera I loro nomi, diffusi da ANSA, compaiono nell’inchiesta coordinata dalle autorità giudiziarie competenti.
Entrambi, secondo quanto reso noto da ANSA, avevano prestato servizio in passato all’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna, ed erano già in pensione. Uno aveva lasciato il servizio nel 2012, l’altro nel 2013. In precedenza avevano anche servito nell’Arma dei Carabinieri.
L’indagine riguarda il presunto passaggio di informazioni sensibili ai servizi russi, con particolare attenzione alla produzione industriale italiana nel settore della Difesa.
Chi è Gavino Raoul Piras
Tra i due arrestati figura Gavino Raoul Piras, ex 007 in passato in servizio all’Aisi e in pensione da oltre dieci anni. Piras ha alle spalle un profilo formativo e professionale articolato.
Laureato in Scienze Politiche e in Relazioni Internazionali, è indicato come autore della “Teoria sul Capitale Informativo”. Nel suo percorso risultano anche la scuola Nato di Oberammergau, in Germania, e specifiche esercitazioni internazionali all’estero della Nato, note come “Unified Blade”.
Nel corso della sua attività in Italia e all’estero, Piras aveva approfondito studi sul modus operandi dello spionaggio e del controspionaggio.
L’altro arrestato: Vincenzo Di Pasquale
L’altro ex appartenente all’intelligence finito agli arresti è Vincenzo Di Pasquale, 59 anni, originario di Matera. Anche lui è un ex Aisi ed era in pensione.
Secondo quanto emerso, entrambi gli arrestati avevano avuto un passato nell’Arma dei Carabinieri prima dell’esperienza nei servizi.
Gli altri indagati nell’inchiesta
Oltre ai due arrestati, risultano indagati anche Davide Piantanida, 46 anni, originario di Foggia; Gianluca Nardella, 47 anni, anch’egli foggiano; Giuseppe Tempesta, 55 anni, barese; Sergio Romeo, 57 anni, messinese; e Antonio Guerra, 69 anni, barese.
I nomi emergono nell’ambito dell’indagine che ha portato all’operazione sul presunto spionaggio a favore di Mosca.
L’attività scoperta dall’Aisi
L’inchiesta, secondo quanto si apprende da ANSA, è partita da un’attività dell’Aisi avviata lo scorso anno. L’Agenzia avrebbe scoperto che i russi erano riusciti a reclutare un ex agente italiano, che sarebbe stato pagato per ottenere informazioni classificate sulla produzione industriale italiana nel campo della Difesa.
Si è trattato, viene sottolineato, di una vera e propria operazione di controspionaggio condotta dall’intelligence italiana.
Il passaggio al Ros e alle procure
Gli elementi raccolti dall’Aisi sono stati successivamente trasmessi al Ros dei Carabinieri. Informate la Procura di Roma e la Procura militare presso il Tribunale militare della Capitale, è stata avviata un’indagine di polizia giudiziaria.
Da quel momento, l’attività investigativa si è sviluppata in sinergia tra Ros e Aisi, anche per le rilevanti implicazioni legate alla sicurezza nazionale.
L’interesse russo per l’industria italiana della Difesa
Nel corso degli accertamenti sarebbe emerso un interesse dei servizi russi a ottenere informazioni sensibili sulla produzione industriale italiana nel settore della Difesa.
L’indagine si inserisce nel quadro delle attività di contrasto alla minaccia rappresentata dagli officer dei servizi informativi russi, presenti in Italia anche sotto copertura diplomatica.
Una minaccia concreta per la sicurezza nazionale
L’operazione documenta, secondo fonti che hanno seguito l’indagine, come le attività clandestine degli apparati di intelligence russi rappresentino una minaccia sempre più concreta e attuale per l’Italia.
Allo stesso tempo, l’inchiesta conferma il presidio assicurato dalle istituzioni a tutela della sovranità nazionale e della sicurezza del comparto strategico della Difesa.
Le accuse sono al momento al vaglio dell’autorità giudiziaria e la posizione degli indagati dovrà essere accertata nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
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