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Eurofighter italiano colpito in Arabia Saudita: Crosetto convoca i vertici della Difesa

Un F-2000 dell’Aeronautica Militare danneggiato a terra nell’attacco alla King Fahd Air Base, a 70 chilometri dalla Mecca. Nessun militare italiano coinvolto, ma l’opposizione chiede al ministro di riferire subito in Parlamento

Un Eurofighter Typhoon F-2000 dell’Aeronautica Militare è stato colpito nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18 settembre durante una serie di attacchi contro la base aerea di Ta’if, in Arabia Saudita, l’installazione della Royal Saudi Air Force situata a circa 70 chilometri a est della Mecca dove è schierato il contingente italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. A dare la notizia è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha seguito personalmente l’evoluzione della situazione nel corso della notte in contatto costante con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano.

“La base aerea di Ta’if è stata oggetto di diversi attacchi”, ha spiegato il ministro in una nota. “Non vi sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale”.

Il velivolo era parcheggiato in un’area decentrata

Il caccia si trovava a terra, in una zona periferica dell’aeroporto militare, al momento dell’attacco. Un dettaglio non secondario: la collocazione decentrata del velivolo e l’assenza di personale nelle vicinanze hanno evitato conseguenze ben più gravi. L’F-2000, denominazione italiana dell’Eurofighter Typhoon, è il caccia multiruolo di punta dell’Aeronautica Militare, frutto della collaborazione industriale tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna, con un costo unitario superiore ai cento milioni di euro.

Al momento non sono stati resi noti l’entità dei danni riportati dal velivolo né il tipo di ordigno che lo ha colpito.

Crosetto chiede una nuova valutazione sulle opzioni operative

Il ministro ha immediatamente disposto un aggiornamento del quadro di sicurezza. “Ho chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, al Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, generale Giovanni Maria Iannucci, e al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale Antonio Conserva, di fornirmi un’ulteriore valutazione, dopo quelle già effettuate nelle scorse settimane, sull’evoluzione del quadro, sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative”, ha dichiarato Crosetto.

“Mi è stato riconfermato che erano già state messe in atto da tempo tutte le misure di sicurezza a salvaguardia del personale militare”, ha aggiunto il ministro, annunciando una riunione al dicastero di via XX Settembre per il primo punto di situazione. “La situazione è seguita con la massima attenzione con l’obiettivo di garantire la piena tutela del nostro personale e di operare con la necessaria responsabilità”.

L’escalation degli Houthi contro Riad

L’attacco si inserisce in un contesto di tensione crescente nella penisola arabica. Nelle ultime settimane i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran hanno intensificato le azioni contro l’Arabia Saudita e mercoledì hanno rivendicato l’abbattimento di un jet saudita, sostenendo di averlo colpito con munizioni di propria produzione.

Il gruppo yemenita controlla l’intera costa del Paese sul Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio marittimo diventato vitale per le esportazioni di greggio saudite dopo il blocco dello stretto di Hormuz. Proprio da Ta’if, secondo quanto denunciato nei giorni scorsi dall’opposizione, partirebbero i raid sauditi contro lo Yemen, circostanza che avrebbe esposto la base a rappresaglie annunciate dagli stessi vertici militari Houthi.

Giovedì, poche ore prima dell’attacco, Crosetto aveva annunciato che l’Italia schiererà proprie navi da guerra per garantire il transito sicuro dei mercantili nazionali attraverso Bab el-Mandeb, senza attendere una decisione congiunta nell’ambito della missione europea Aspides. “Abbiamo le capacità per proteggere il passaggio”, aveva affermato il ministro, avvertendo che un’eventuale chiusura della rotta avrebbe conseguenze economiche gravi. Gli Houthi, dal canto loro, sostengono che non esista alcuna minaccia alla navigazione, fatta eccezione per le imbarcazioni saudite.

Il terzo episodio in sei mesi per i contingenti italiani

Non è la prima volta che mezzi italiani finiscono sotto il fuoco dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Lo scorso 15 marzo un drone MQ-9A dell’Aeronautica era stato colpito nella base di Ali al Salem, in Kuwait, dove sono presenti oltre 300 militari italiani, senza feriti tra i connazionali.

Pochi giorni prima, nella notte tra l’11 e il 12 marzo, un attacco con drone aveva preso di mira la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, colpendo il sito noto come Camp Singara e provocando un incendio. I 141 soldati italiani presenti, inquadrati nella missione “Prima Parthica” attiva dal 2014 per l’addestramento dei Peshmerga curdi e il contrasto all’Isis, erano stati costretti a rifugiarsi nei bunker e sono rimasti incolumi.

L’opposizione all’attacco: “Da luglio chiediamo un’informativa”

La notizia ha acceso immediatamente il confronto politico. Durissimi i capigruppo M5S nelle Commissioni Difesa di Senato e Camera, Bruno Marton e Arnaldo Lomuti: “Da luglio chiedevamo al Governo un’informativa urgente sui rischi per i nostri quattrocento militari dell’Aeronautica schierati nella base saudita King Fahd di Taif, senza nessun coinvolgimento del Parlamento”.

“Nei giorni scorsi avevamo denunciato apertamente il rischio di imminenti rappresaglie Houthi contro quella base da cui partono i raid sauditi sullo Yemen. Un’eventualità preannunciata dagli stessi vertici militari Houthi. Il governo è rimasto silente e inerte”, hanno aggiunto i due parlamentari. “Ora venga immediatamente in Parlamento a riferire e ci dica che provvedimenti intende prendere prima che, oltre a perdere aerei da oltre cento milioni l’uno, si perdano anche delle vite umane”.

Sulla stessa linea il Partito Democratico. Per i parlamentari Alessandro Alfieri, Stefano Graziano ed Enzo Amendola il fatto che un F-2000 sia stato colpito “è un elemento che non può essere derubricato”. I dem chiedono che Crosetto riferisca quanto prima per chiarire “quale sia oggi la natura della nostra presenza in Arabia Saudita, quali siano i rischi per il personale italiano e se le condizioni che avevano motivato il nostro impegno siano ancora le stesse”. Nel mirino anche la crescita del dispositivo nazionale nel Paese: “Non possiamo limitarci a prendere atto degli attacchi e delle misure di sicurezza adottate, a maggior ragione per una presenza italiana cresciuta nei mesi passati senza aver provveduto ad approvare in Parlamento una nuova missione”.

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