Crosetto contro TikTok: «Deve esserci una ragione per cui TikTok è vietato in Cina nonostante sia cinese»
Le parole del ministro della Difesa
Un affondo diretto, senza giri di parole, che porta il dibattito sui social network fuori dal perimetro della semplice tutela dei minori e lo colloca in quello della sicurezza nazionale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha puntato il dito contro TikTok, la piattaforma di proprietà del colosso cinese ByteDance, partendo da un paradosso che a suo giudizio non può essere casuale.
«Deve esserci una ragione per cui TikTok è vietato in Cina nonostante sia cinese», ha affermato il ministro. «E deve esserci una ragione per cui i messaggi mostrati su TikTok cinese sono completamente diversi da quelli mostrati su TikTok occidentale».
«Nessuna danza stupida, nessuna immagine idiota»
Il cuore del ragionamento di Crosetto sta nel confronto tra i contenuti che circolano sulla versione destinata al pubblico cinese e quelli che invadono quotidianamente gli schermi dei ragazzi europei e americani.
«Se guardi TikTok cinese, non ci sono danze stupide, nessuna immagine idiota, niente che possa attirare mia figlia di 13 anni e farle pensare che il modo di affrontare la vita sia uno stupido», ha spiegato il titolare di via XX Settembre. Dall’altra parte, ha aggiunto, la piattaforma «presenta una vita completamente diversa, in cui i bambini vanno a scuola, riordinano le cose, tornano a casa, studiano, fanno sport e danno una mano. I messaggi sono completamente diversi».
La scelta personale: divieto per la figlia tredicenne
Crosetto non ha parlato soltanto da ministro, ma anche da padre. Ha rivelato che alla figlia di 13 anni l’utilizzo di TikTok è vietato, «finché riesco a gestirlo», ha precisato con una punta di realismo che tradisce la difficoltà di ogni genitore nel controllare l’accesso dei figli alle piattaforme digitali.
Una confessione che dà concretezza al discorso e che spiega perché il tema gli stia particolarmente a cuore: la preoccupazione non è astratta, riguarda la formazione di un’intera generazione esposta a modelli di comportamento che, secondo il ministro, non sono affatto neutri.
Douyin e TikTok: due piattaforme, due mondi
Le dichiarazioni del ministro poggiano su un dato di fatto noto agli addetti ai lavori ma spesso ignorato dal grande pubblico. Nella Cina continentale TikTok non è disponibile: ByteDance vi opera con Douyin, l’applicazione “gemella” nata nel 2016 e destinata esclusivamente al mercato interno. Le due app condividono l’architettura di base, ma funzionano come ecosistemi separati, con server, contenuti e regole distinti.
Su Douyin, dal 2021, è attiva una “modalità giovani” che per gli utenti sotto i 14 anni limita l’utilizzo a 40 minuti al giorno e ne blocca l’accesso nella fascia notturna, tra le 22 e le 6 del mattino. In quella modalità l’algoritmo privilegia contenuti educativi, esperimenti scientifici, divulgazione culturale, attività sportive. Nulla di paragonabile al flusso di challenge, balletti e trend virali che caratterizza la versione internazionale.
È esattamente su questa asimmetria che Crosetto costruisce la sua accusa: se chi controlla la piattaforma sceglie di proteggere i propri ragazzi con regole così stringenti, mentre lascia scorrere senza freni contenuti di ben altra natura verso i giovani occidentali, la differenza non può essere considerata un semplice effetto collaterale del mercato.
Il fronte della guerra cognitiva
Le parole del ministro arrivano a pochi giorni dal lancio, da parte del Ministero della Difesa, di una campagna di sensibilizzazione contro la disinformazione e le manipolazioni online. Un’iniziativa che ha fatto discutere per la scelta comunicativa: un video deepfake con il volto dello stesso Crosetto, pensato per mostrare quanto sia facile costruire contenuti falsi credibili. Il filmato ha superato le 160mila visualizzazioni in meno di 24 ore.
Il messaggio complessivo è coerente: le piattaforme digitali sono ormai considerate a tutti gli effetti un dominio strategico, dove si gioca una partita che riguarda la percezione della realtà, i modelli culturali e, in ultima analisi, la tenuta delle società democratiche. In questa lettura, l’algoritmo che decide cosa vedono milioni di adolescenti ogni giorno non è uno strumento neutrale, ma una leva d’influenza nelle mani di chi lo governa.
Un tema che divide l’Occidente
L’uscita di Crosetto si inserisce in un dibattito che da anni attraversa Stati Uniti ed Europa. Negli USA la piattaforma è stata oggetto di una legge che ne imponeva la cessione da parte di ByteDance, tra rinvii, trattative e negoziati sull’assetto proprietario. In Europa, TikTok è già vietato sui dispositivi di servizio di istituzioni comunitarie e di numerosi governi nazionali, Italia compresa, per ragioni di sicurezza informatica.
Ciò che rende diverse le parole del ministro italiano è lo spostamento del focus: non più soltanto la protezione dei dati o il rischio di spionaggio, ma la qualità dei contenuti e il loro impatto sulla formazione dei più giovani. Un terreno su cui la Difesa, tradizionalmente, non era abituata a intervenire e che testimonia quanto si sia allargato il concetto stesso di sicurezza nazionale.
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