Crosetto perde la pazienza con Travaglio: «L’Italia non è in guerra, la Difesa non è il giocattolo di un ministro». La replica durissima al Fatto Quotidiano
“L’Italia non è in guerra”
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scelto di non lasciar correre. Con una nota diffusa dal Ministero e rilanciata sui suoi canali social, ha risposto punto per punto al Fatto Quotidiano, che in prima pagina titolava «L’Italia in guerra senza dirlo agli italiani e al Colle». Un titolo che il ministro definisce «falso, offensivo, ingannevole e gravissimo» per la dignità del suo ufficio, per il giuramento prestato da ministro, ma anche per il Capo dello Stato, le Forze Armate e i cittadini.
Il passaggio centrale della replica è secco e senza sfumature: «L’Italia non è in guerra. Il Parlamento non è stato “escluso” da niente. Il Quirinale non è stato tenuto all’oscuro di nulla».
La missione in Arabia Saudita “non è mai stata segreta”
Uno dei punti contestati dal quotidiano diretto da Marco Travaglio riguarda la presenza di militari italiani in Arabia Saudita. Crosetto respinge l’idea che si tratti di un dispiegamento nascosto all’opinione pubblica: «Sarebbe stato sufficiente consultare gli atti del Parlamento», scrive il ministro, ricordando di essersi presentato più volte davanti alle Camere e che lo stesso hanno fatto il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Comandante del COVI (il Comando Operativo di Vertice Interforze), il ministro degli Esteri e i Sottosegretari alla Difesa, «fornendo tutte le informazioni necessarie, e doverose, in merito a tale specifica missione».
Il riferimento è al personale italiano schierato nella base aerea di Ta’if, nell’ambito dell’operazione Inherent Resolve, la coalizione internazionale contro Daesh.
L’Eurofighter colpito: “Non ho minimizzato nulla”
Il secondo fronte della polemica è l’attacco che ha interessato proprio la base di Ta’if, dove è stato colpito un Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare. Il velivolo si trovava all’interno della base, in un’area decentrata, e secondo quanto comunicato dalla Difesa non ci sono stati militari italiani coinvolti né altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale.
All’accusa di aver «minimizzato» l’episodio, Crosetto risponde ricostruendo la sua notte: «L’ho seguito personalmente, l’ho comunicato ed ho chiesto le valutazioni operative sulla sicurezza del nostro personale. L’ho fatto di notte come di giorno, seguendo in ogni momento tutti gli sviluppi dell’attacco e sincerandomi, sempre personalmente, delle condizioni dei nostri militari». Già nelle ore successive all’attacco il ministro aveva reso noto di essere rimasto in contatto costante con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano.
Per Crosetto, il quotidiano «sta solo fingendo di produrre un “caso” che non esiste»: «mischia dati qua e là, missioni diverse e decisioni assunte secondo precise e regolari procedure, li mescola e costruisce una storia politica che quei fatti non dimostrano».
Il Mar Rosso e la stoccata a Travaglio
Il passaggio destinato a far discutere è quello dedicato alle navi nel Mar Rosso. Qui il ministro si rivolge direttamente al direttore del Fatto: «Dottor Travaglio, Guido Crosetto non ha né possiede navi. Nemmeno un gommone».
Le unità della Marina Militare – precisa – sono della Repubblica Italiana e operano nell’ambito di ASPIDES, la missione dell’Unione europea avviata nel febbraio 2024 con mandato difensivo per proteggere il traffico mercantile dagli attacchi degli Houthi. Proprio sul mandato di ASPIDES Crosetto ha inviato il giorno precedente una lettera aperta e urgente all’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, chiedendo un rafforzamento della missione con nuove navi da parte degli altri Stati membri e una diversa ripartizione degli oneri finanziari. Secondo quanto emerso, l’Italia sarebbe pronta a mettere a disposizione anche una seconda fregata, a condizione che il peso economico venga condiviso a livello europeo. Nelle stesse ore la fregata Carlo Bergamini ha scortato il mercantile italiano Jolly Oro nel transito attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb.
Una lettera, sottolinea con sarcasmo il ministro, «ieri uscita ovunque, ma che non vi siete neppure presi la briga di leggere».
“La Difesa non è il giocattolo di un ministro”
La chiusura della nota ha un tono istituzionale che va oltre lo scontro con un singolo giornale. «La Difesa non è, né sarà mai, il giocattolo di un ministro», scrive Crosetto. «È un’Istituzione dello Stato, che può muoversi solo dentro leggi, mandati, procedure e responsabilità precise, definite, che passano sempre e comunque dentro il Parlamento e che solo questi può autorizzare rispettando leggi e Costituzione».
Il ministro riconosce la legittimità della critica politica – «Si può criticare il Governo. Si può criticare il Ministro. È il sale della democrazia» – ma traccia una linea netta: raccontare agli italiani di essere stati portati «di nascosto in guerra, tenendo fuori Parlamento e Quirinale, senza dimostrarlo con un solo fatto», non è critica, «è mistificazione politica».
E annuncia che questa volta la reazione non si fermerà alla smentita: «Non passerò oltre e non fingerò indifferenza per rispetto della Repubblica, della Costituzione e degli italiani».
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