Carabinieri

Cicalone a bordo della radiomobile, il caso arriva in Parlamento: Serracchiani chiede a Piantedosi e Crosetto chi ha autorizzato l’influencer

L’interrogazione depositata alla Camera

Il rapporto tra l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato e i cosiddetti “influencer del degrado” diventa ufficialmente materia parlamentare. Debora Serracchiani, deputata del Partito Democratico e responsabile Giustizia del partito, ha depositato l’interrogazione a risposta scritta 4-08792, annunciata nella seduta n. 706 della Camera di mercoledì 9 settembre 2026. I destinatari sono due: il Ministro dell’Interno e il Ministro della Difesa.

Al centro dell’atto c’è Simone Ruzzi, noto sul web come “Cicalone”, youtuber romano diventato popolare per i video sulla microcriminalità nella metropolitana della Capitale e per i format itineranti dedicati a sicurezza e degrado urbano.

Cosa contesta la deputata dem

Nel testo dell’interrogazione Serracchiani parla di «una sorta di sinergia e collaborazione istituzionale» che «da alcuni mesi» si osserverebbe tra corpi dello Stato e alcuni content creator privati. Il punto più delicato riguarda la presenza «costante e autorizzata» di Cicalone – «sprovvisto di qualsivoglia qualifica in materia di pubblica sicurezza», sottolinea la parlamentare – a bordo di veicoli di servizio, come le radiomobili, durante operazioni di controllo del territorio, prevenzione e repressione dei reati.

I video pubblicati sui social, secondo l’atto, ritraggono interventi in contesti di «spiccata vulnerabilità sociale»: presunte violenze domestiche, liti condominiali, accoltellamenti, tossicodipendenze, oltre a episodi legati alle devianze giovanili etichettati mediaticamente come fenomeno dei «maranza». Le riprese, si legge, sono state realizzate in diverse città, tra cui Bologna, Roma e Milano.

«Da azione di pubblica sicurezza a show in streaming»

Serracchiani descrive nelle clip «un’interazione direttiva» in cui gli operatori delle forze dell’ordine si rivolgono al privato fornendo «spiegazioni tecniche, dinamiche d’intervento e valutazioni discrezionali sulle motivazioni delle parti coinvolte». Il risultato, secondo la deputata, è la trasformazione dell’azione di pubblica sicurezza «in uno show d’intrattenimento fruibile in streaming», nel quale vengono «costantemente esposti soggetti in evidente stato di alterazione, fragilità emotiva, sofferenza fisica o privazione della libertà personale».

Il rischio evocato è quello di una «delega del racconto della sicurezza pubblica ad attori privati», con una narrazione «orientata non alla legalità bensì all’accumulo di consenso digitale mediante la mercificazione del disagio sociale», senza veri investimenti sulla gestione del disagio stesso.

Le domande ai due ministri

L’interrogazione chiede ai ministri se siano a conoscenza dei fatti e se non ritengano opportuno chiarire a quale titolo e con quali autorizzazioni formali sia stato consentito a influencer privati di presenziare e riprendere interventi di polizia giudiziaria e ordine pubblico a bordo dei mezzi istituzionali.

Serracchiani vuole inoltre sapere se e quali direttive siano state impartite ai comandi regionali e provinciali sulla gestione dei rapporti con questi soggetti, e quali limiti siano stati posti alla ripresa di persone in stato di vulnerabilità e alla divulgazione di dati sensibili. Infine, la domanda più politica: se questa forma di «esternalizzazione mediatica» dell’operato delle forze di polizia non leda l’immagine e l’imparzialità delle istituzioni, alimentando «dinamiche di stigmatizzazione e allarme sociale anziché promuovere una reale cultura della legalità e della sicurezza integrata».

Il caso di Bologna e l’annuncio di fine agosto

L’atto formalizza quanto la deputata aveva anticipato a fine agosto con un video sui propri canali social, dopo la diffusione delle immagini di un intervento del nucleo radiomobile di Bologna in un supermercato, ripreso da Cicalone. «Un noto influencer che costruisce contenuti sulla sicurezza e sul cosiddetto “degrado” si trova a Bologna, telecamera accesa, mentre i carabinieri stanno effettuando un intervento. Perché era lì? E soprattutto: come ha saputo, in tempo reale, che quell’intervento stava avvenendo?», si era chiesta Serracchiani, aggiungendo: «Ci chiediamo, allora, quale sia il rapporto tra l’Arma e questi cosiddetti influencer del degrado».

Già a luglio la presenza dello youtuber durante attività dei Carabinieri era stata segnalata dalla stampa nazionale.

Serracchiani si muove solo su Cicalone: il silenzio su anni di telecamere a bordo

C’è però un dato che salta all’occhio leggendo l’interrogazione: la deputata dem si è attivata solo ora, e solo su Cicalone. Eppure telecamere a bordo di volanti, gazzelle e mezzi della Guardia di Finanza non le ha inventate uno youtuber. Da anni trasmissioni televisive e radiofoniche seguono pattuglie e reparti in servizio, salgono sui mezzi istituzionali, riprendono blitz antidroga, sgomberi, controlli su strada e arresti, intervistano gli operatori nel corso dell’intervento e mandano in onda persone fermate, alterate o in evidente difficoltà.

Sono format consolidati, realizzati con il coinvolgimento degli uffici comunicazione delle forze di polizia, trasmessi in prima serata su reti nazionali. Su nessuno di questi Serracchiani ha mai depositato un’interrogazione, né mai ha chiesto «a quale titolo e con quali autorizzazioni formali» quei giornalisti e quegli operatori si trovassero a bordo. Il tema delle persone fragili inquadrate durante un intervento, dei dati sensibili, dell’«esternalizzazione mediatica» del lavoro di polizia esisteva identico anche allora. Ma allora non è diventato materia parlamentare.

La domanda, dunque, non è perché Cicalone fosse su quella radiomobile, ma perché la deputata abbia scoperto il problema soltanto con lui. E la risposta più plausibile sta nel modo in cui Cicalone comunica. Non passa dal palinsesto di una rete, non ha una redazione né un direttore responsabile a filtrare il racconto: parla direttamente a milioni di utenti su YouTube e sui social, con un linguaggio da strada, immediato, che il pubblico – soprattutto quello giovane – riconosce come proprio. Le trasmissioni tradizionali raccontano la sicurezza con la grammatica del servizio televisivo, dentro un recinto che la politica conosce e con cui sa convivere. Cicalone quel recinto lo ha saltato: sa parlare il linguaggio dei social, arriva dove la televisione non arriva più e costruisce un consenso che sfugge alle mediazioni consuete.

È questo, verosimilmente, a dare fastidio: non la telecamera sul mezzo di servizio, ma il sistema che c’è dietro, il canale, la capacità di raggiungere e influenzare un pubblico che i media ordinari faticano a intercettare.

Se il problema fosse davvero la tutela delle persone riprese, l’interrogazione avrebbe dovuto riguardare tutti quelli che da anni salgono sui mezzi delle forze dell’ordine con una telecamera, e non uno solo. Il fatto che riguardi soltanto lui dice molto più sull’interrogante che sull’interrogato.

E a questo punto la domanda da porre non è tanto ai ministri Piantedosi e Crosetto, quanto alla stessa onorevole Serracchiani: perché il silenzio finora, e perché rompere quel silenzio proprio adesso, proprio su Cicalone.

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