Polizia

Caso Fakir, i due agenti tornano in servizio: niente volante, ora lavorano in ufficio

Caso Fakir, i due agenti tornano in servizio: niente volante, ora lavorano in ufficio

I due agenti di polizia coinvolti nella morte di Abderrahim Fakir sono rientrati in servizio ieri al Commissariato Bolognina Pontevecchio, a Bologna. Per il momento, però, non torneranno in strada: i poliziotti sono stati assegnati a mansioni interne d’ufficio, una soluzione che dovrebbe proseguire almeno per qualche tempo.

Il rientro era stato anticipato dal Resto del Carlino e arriva mentre resta aperta l’inchiesta della Procura di Bologna sulla morte del 42enne, deceduto il 19 luglio in via Svevo, nel quartiere Pilastro, pochi minuti dopo un intervento di contenimento eseguito dagli agenti.

Il ritorno al Commissariato: accolti dai colleghi, ma senza servizio in strada

I due poliziotti, di 23 e 28 anni, hanno ripreso servizio nel loro gruppo di appartenenza. Al momento non saranno impiegati in volante, ma in attività interne. Una scelta che, secondo la difesa, consente una ripresa graduale dell’attività lavorativa dopo settimane segnate dall’inchiesta e dall’attenzione mediatica.

Al loro arrivo in Commissariato, i due agenti sono stati accolti dai colleghi, che hanno manifestato solidarietà per il momento complesso che stanno attraversando.

«Come immaginavo, sono rimasti nella loro funzione, nel loro gruppo di appartenenza», ha dichiarato il loro legale, l’avvocato Gabriele Bordoni. «Mantenerli a un servizio interno piuttosto che metterli immediatamente di volante, anche per una ripresa progressiva di quella che è la loro attività, è probabilmente una scelta opportuna».

La morte di Abderrahim Fakir al Pilastro

La vicenda risale alla mattina del 19 luglio. I due agenti erano intervenuti in via Svevo, al Pilastro, dopo alcune segnalazioni dei cittadini per la presenza di un uomo in stato confusionale. Si trattava di Abderrahim Fakir, 42 anni.

Durante l’intervento, i poliziotti hanno eseguito una manovra di contenimento sull’uomo. Sul posto era presente anche l’equipaggio di un’ambulanza della Croce Rossa. Poco dopo, quando gli agenti si erano già rialzati, Fakir ha smesso di respirare. Le cause del decesso restano ancora da accertare.

Sulla morte del 42enne indaga la Procura di Bologna, con i pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti e il procuratore aggiunto Morena Plazzi.

Fascicolo per omicidio colposo e norma-scudo

Nell’ambito dell’inchiesta è stato aperto un fascicolo per omicidio colposo, a modello “45 bis”. Il procedimento riguarda i due agenti e i quattro operatori della Croce Rossa presenti quella mattina.

I quattro operatori sanitari erano tutti volontari: tra loro, secondo quanto emerso, non c’erano né medici né infermieri.

Le sei persone coinvolte sono state iscritte nel registro delle annotazioni preliminari. Si tratta della cosiddetta norma-scudo, introdotta con il decreto sicurezza, che disciplina questa fase procedurale in casi che coinvolgono appartenenti alle forze dell’ordine e operatori intervenuti in servizio.

La bodycam al centro dell’inchiesta: acquisita la copia forense

Un elemento centrale dell’inchiesta è il video registrato dalla bodycam di uno dei due agenti. Ieri mattina, in un laboratorio dei Ris di Roma, è stata acquisita la copia forense del dispositivo per estrarne i dati.

Il filmato ha una durata complessiva di 40 minuti e potrebbe risultare decisivo per ricostruire con precisione le fasi dell’intervento, dall’arrivo degli agenti fino ai momenti successivi al contenimento.

All’accertamento tecnico ha preso parte, per la difesa dei due poliziotti, il consulente Gianni Spoletti, nominato dall’avvocato Bordoni. La famiglia di Fakir, assistita dall’avvocato Fabio Anselmo, ha invece indicato come consulente l’ingegner Sergio Civino.

Audio da ripulire: il rumore delle cicale coprirebbe alcune voci

Secondo la difesa degli agenti, le immagini della bodycam sarebbero di buona qualità, mentre l’audio necessita di un lavoro tecnico di pulizia. A rendere più difficile l’ascolto sarebbero il rumore di fondo e il forte frinire delle cicale, presenti quella mattina estiva.

«Per quello che riguarda le operazioni tecniche, è stata eseguita la copia forense della bodycam, che sarà analizzata successivamente, sottoposta a un esame che immagino essere anche nella direzione da me proposta, cioè di miglioramento dell’audio», ha spiegato l’avvocato Gabriele Bordoni.

Il legale ha aggiunto: «Quanto alle immagini, non c’è niente da migliorare, sono di ottima qualità, ma l’audio era sovrastato dal rumore delle cicale, dal rumore di fondo, e invece bisogna migliorarlo, pulirlo per un miglior ascolto».

La ricostruzione dei minuti decisivi

L’obiettivo degli accertamenti è chiarire con esattezza cosa sia accaduto nei minuti che hanno preceduto la morte di Abderrahim Fakir. In particolare, l’analisi del video e dell’audio potrebbe aiutare a stabilire quando sia stata percepita la situazione di pericolo per la vita dell’uomo.

Secondo l’avvocato Bordoni, la percezione del pericolo sarebbe arrivata «molto dopo», circa quattro minuti dopo la fine dell’intervento contenitivo da parte dei poliziotti.

«Unendo le immagini, che sono chiarissime, a un audio ripulito, si potrebbe ricostruire un quadro molto più preciso e accurato di quanto accaduto quella mattina», ha affermato il difensore degli agenti.

Un caso ancora aperto

La morte di Fakir resta al centro di un’indagine delicata, nella quale ogni dettaglio tecnico potrebbe assumere un peso rilevante. La Procura dovrà accertare le cause del decesso, valutare la condotta degli agenti e degli operatori presenti sul posto e ricostruire la sequenza completa dell’intervento.

Nel frattempo, i due poliziotti sono tornati al lavoro, ma lontano dalla strada. Una decisione che conferma la volontà di mantenere gli agenti in servizio, evitando però un immediato rientro operativo nelle attività di volante mentre l’inchiesta prosegue.

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