TSO ed emergenze psichiatriche, l’allarme dei Carabinieri: “Troppo spesso lasciati soli davanti a situazioni ad altissimo rischio”
Il Sindacato Indipendente Carabinieri scrive ai ministri Piantedosi, Crosetto e Schillaci
Il Sindacato Indipendente Carabinieri porta all’attenzione del Governo una criticità che, secondo le segnalazioni raccolte dai reparti territoriali, avrebbe ormai assunto una dimensione strutturale: la gestione degli interventi legati ai Trattamenti Sanitari Obbligatori, agli Accertamenti Sanitari Obbligatori e, più in generale, alle emergenze psichiatriche e psicosociali.
La Segreteria Generale Nazionale del sindacato ha indirizzato una nota al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al Ministro della Difesa Guido Crosetto, al Ministro della Salute Orazio Schillaci e al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, segnalando le difficoltà operative che sempre più spesso ricadono sulle pattuglie impegnate nel controllo del territorio.
Al centro della comunicazione c’è un punto preciso: i Carabinieri vengono frequentemente chiamati a intervenire come unico presidio dello Stato in scenari di forte complessità sanitaria, assumendo responsabilità che, secondo il sindacato, non appartengono alle competenze istituzionali e professionali dell’Arma.
“Non un singolo episodio, ma una criticità ormai sistematica”
La nota del Sindacato Indipendente Carabinieri non nasce da un caso isolato. L’organizzazione sottolinea come la presa di posizione sia il risultato di una costante attività di ascolto delle segnalazioni provenienti dai militari impegnati quotidianamente nei servizi di controllo del territorio.
Le situazioni descritte riguardano interventi davanti a soggetti in grave alterazione psicofisica, crisi psichiatriche, episodi autolesionistici, stati deliranti, condizioni legate alla mancata assunzione di terapie farmacologiche o altre emergenze di natura sanitaria e psicosociale.
In questi contesti, secondo quanto rappresentato dal sindacato, la risposta operativa viene spesso demandata quasi esclusivamente ai Carabinieri, con pesanti ricadute sul piano della sicurezza degli operatori, della responsabilità giuridica e della tutela psicofisica del personale.
Il nodo delle competenze: “I Carabinieri non possono sostituirsi ai sanitari”
Uno degli aspetti centrali della segnalazione riguarda la natura degli interventi. Il sindacato evidenzia che il personale dell’Arma non possiede, né può possedere per formazione e competenza istituzionale, gli strumenti clinici necessari per distinguere nell’immediatezza tra una patologia psichiatrica, una crisi tossicologica, una condizione neurologica o una situazione di grave disagio emotivo.
Nonostante questo, i militari continuano a intervenire con senso del dovere e spirito di servizio, spesso in scenari ad altissimo rischio e in assenza del necessario supporto sanitario o degli altri soggetti istituzionalmente competenti.
Il punto sollevato è chiaro: l’Arma può e deve garantire supporto quando vi siano esigenze di ordine e sicurezza pubblica, ma non può diventare il soggetto chiamato sistematicamente a gestire in prima linea emergenze che hanno una prevalente natura sanitaria.
Il quadro normativo richiamato dal sindacato
Nella nota viene richiamato il quadro normativo che disciplina il Trattamento Sanitario Obbligatorio. Il TSO è indicato come un procedimento amministrativo di natura sanitaria disciplinato dalla Legge 23 dicembre 1978, n. 833, in particolare dagli articoli 33, 34 e 35, e dall’articolo 50 del Decreto Legislativo 267/2000, il Testo Unico degli Enti Locali.
Il sindacato ricorda che il procedimento è riconducibile alle competenze del Sindaco quale Autorità Sanitaria Locale, mentre le attività sanitarie spettano al Servizio Sanitario Nazionale.
Per quanto riguarda esecuzione, notifica e accompagnamento del paziente, la nota richiama la competenza prioritaria della Polizia Locale, quale forza di polizia amministrativa e sanitaria direttamente dipendente dal primo cittadino. Sul punto vengono citate la Circolare del Ministero dell’Interno n. 3/2001 del 20 luglio 2001 e la giurisprudenza amministrativa, con riferimento alla sentenza TAR Catania, Sezione I, n. 799/2005.
Corte Costituzionale e garanzie del cittadino
Nel documento viene richiamata anche la sentenza della Corte Costituzionale n. 76/2025, indicata come ulteriore conferma della natura complessa del TSO quale atto di garanzia giuridico-sanitaria.
Secondo il sindacato, questo rafforza l’idea che il Trattamento Sanitario Obbligatorio non debba essere interpretato come una semplice operazione di polizia o come un intervento coercitivo automatico, ma come una procedura che richiede competenze sanitarie, garanzie giuridiche e una corretta ripartizione delle responsabilità tra le amministrazioni coinvolte.
Da qui la richiesta di evitare che l’intervento dell’Arma venga trasformato da supporto eccezionale a prassi ordinaria.
De-escalation e attesa dei sanitari: la linea indicata per gli interventi
Particolare attenzione viene posta sulla gestione delle persone in evidente stato di sofferenza psichica. Secondo il Sindacato Indipendente Carabinieri, quando non vi sia un pericolo concreto e immediato per l’incolumità delle persone, l’azione delle pattuglie dovrebbe essere orientata prima di tutto alla messa in sicurezza dell’area, al contenimento della situazione e all’utilizzo di tecniche di de-escalation.
Le valutazioni cliniche e gli eventuali trattamenti terapeutici, viene rimarcato, spettano al personale sanitario specializzato.
Il sindacato segnala inoltre il rischio che un intervento coercitivo anticipato, se non realmente necessario, possa aggravare le condizioni della persona coinvolta, esporre i militari a conseguenze giudiziarie e compromettere la sicurezza complessiva di tutti gli operatori presenti.
Le richieste: protocolli, formazione e direttive operative
Alla luce delle criticità segnalate, il Sindacato Indipendente Carabinieri chiede l’adozione di iniziative concrete per rendere più chiara e uniforme la gestione degli interventi su tutto il territorio nazionale.
Tra le proposte avanzate figurano procedure operative uniformi, l’emanazione di specifiche direttive da parte del Comando Generale dell’Arma e la definizione, presso ogni Prefettura, di protocolli condivisi tra Prefetture, Aziende Sanitarie Locali, Comuni e Forze di Polizia.
Un passaggio rilevante riguarda anche la formazione degli operatori delle Centrali Operative del Numero Unico di Emergenza 112. Il sindacato chiede che, davanti a chiamate per crisi psicopatologiche o emotive, venga effettuato un immediato triage sanitario, con invio contestuale e prioritario delle equipe mediche del 118 e della Polizia Locale.
L’obiettivo dichiarato è evitare che l’Arma dei Carabinieri venga percepita o impiegata come unico e isolato organo di primo intervento in situazioni che richiedono competenze sanitarie specialistiche.
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